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Centeno, ultimo paese prima della Toscana

Lasciato Acquapendente, e attraversato Centeno, piccolo borgo sulla vecchia Cassia, inizia a nevicare copiosamente.

Annunciata come una delle tappe più dure di tutta la Via Francigena, quella di Radicofani me la pappo in 6 ore.

Escluse pause colazione e pranzo.

Il fatto che nevichi rende tutto più facile.

L’asfalto è più morbido se coperto da 5 centimetri di neve fresca e la Cassia, quando innevata, attira pochi automobilisti.

Che scompaiono quasi del tutto quando atacco il salitone per Radicofani al km 17.

Dopo 8 chilometri di salita con 500 metri di dislivello sotto una bufera degna del miglior Amundsen,  arrivo in cima e mi lascio cadere sulla sedia di un bar.

Ho l’aspetto di un pupazzo di neve venuto male, con la barba mezza bianca e mezza nera…

Quello che non si vede a Radicofani

E quello che non si vede della Val D'Orcia

Mentre cerco di riprendere le mie capacità motorie e ripristinare quelle intellettuali, la signora del bar impietosita dal mio stato e dai racconti delle mie disavventure, tra le quali lo smarrimento della mia unica carta prepagata, ovvero i miei pochi soldi, mi trova un posto allo spedale per pellegrini gestito dalla confraternita locale.

Fausto, gentilissimo mi aspetta e mi accompagna davanti all’ostello, mentre fuori Radicofani assume sempre più le sembianze di Rovaniemi.

Mi sistemo ed inizio ad asciugare le mie cose e sarà così per tutto l’indomani, io che appoggio alternandoli, i vestiti davanti al calorifero nella speranza che s’asciughi tutto.

Fermo un altro giro per neve…altro che primavera alle porte!

Quando riesco ad andarmene da Radicofani ho l’umore sotto gli scarponi.

Ho perso una giornata ad asciugare tutto, nevica ancora forte e della val D’Orcia non si vede nulla, se non lo spazzaneve che incontro 15 volte e che all’inizio scambio per Babbo Natale con slitta e renne, finchè capisco che si tratta di altro mezzo con unico scopo quello di togliermi i 5 centimetri di neve che tanto mi piaciono da sotto le scarpe, e rendermi il cammino più difficoltoso.

La discesa finisce, ma non la neve e come se non bastasse inizia anche un po di traffico, sempre grazie allo spazzaneve che fa il suo lavoro.

L’unica nota positiva di tutta la giornata la telefonata di Francesca che mi conferma la sua presenza nelle ormai prossime tappe tra Lucca ed Avenza.

Uno dei pochi tratti praticabili di Via Francigena, anche se poi la strada bianca finirà in un fiume in piena da guadare stile Indiana Jones

Mi faccio quasi tutto su Cassia, anche perchè con tutta questa neve la Via Francigena è una montagna di fango, e arrivo a San Quirico D’Orcia che sono stanco e nuovamente fradicio, e infreddolito.

Quando riesco a trovare l’ostello per pellegrini mi ci butto e appena tornato dalla doccia crollo addormentato per 13 ore consecutive!

Il giorno dopo l’umore va un po meglio.

Faccio un  giretto per il paese, fotografo le mura e il centro storico e parto per la prossima meta.

Che nel frattempo è cambiata.

Infatti anzichè seguire la Francigena, fino a Ponte D’Arbia come previsto, a Torrenieri girerò a destra per arrivare a Rigaiolo, vicino a Sinalunga, dove mi aspettano Roberto ed Elisa, due C.S. che ho contattato giorni fa e che finalmente dopo tutti i disguidi e ritardi riuscirò ad incontrare.

La scarsa conoscenza del luogo mi porta a perdermi ed e così che trovo quello che, con decisione unanime mia, di me stesso e del mio alterego, verrà giudicato il più bel paesino del mondo, almeno finchè troverò il prossimo degno di questo titolo.

Lucignano d’Asso è praticamente deserto, non trovo nessuno nemmeno nel negozietto degli alimentari.

In compenso ci sono i pavoni nel giardino di una casa e l’atmosfera è magica!

Estraggo la macchina fotografica e mi appresto ad iniziare il reportage fotografico più lungo e dettagliato di tutti i tempi, quando premendo il pulsante on, lo zoom mi rimane li a metà e non fa più niente…non esce e non rientra…

Le provo tutte. Niente da fare…allora mi riempio gli occhi di Lucignano d’Asso finchè non ce ne sta più e poi scendo, con la coda tra le gambe, e lo zoom a metà corsa…

Ormai in balìa di uno stato confusionale, allucinogeno, schizofrenico, mi perdo nuovamente.

Arrivo nei pressi di un laghetto e Luca, che gestisce l’agriturismo li vicino mi fornisce di cartine e da le dritte per farmi tornare sulla retta via.

Mi riprometto di tornare a fargli visita e riparto verso nuove e mirabolanti avventure.

Nelle 3 ore successive passo attraverso un pantano, 13 maremmani incazzati, altre due valli, un posto incantato con dei laghetti congelati e un paesino dove una signora alle prese col suo orto, vedendomi da dietro quando sono già passato e mi sto avventurando su per l’ennesimo passo mi grida “Ma guarda st’ Americana cretina! Ma ‘ndo vai  cretina? Poi si perdono…ste Americane cretine…”

Ed quando arrivo a Petroio, sono stanco morto, un po cretina si, ma sopratutto stanco…sento Roberto che gentilissimo si offre di passare a prendermi e mi porta a casa sua.

Neanche il tempo di salutarci che siamo già amici, complici le barbe lunghe che rendono superflui i convenevoli.

Passerò con Roberto e con Elisa che tornerà più tardi dal lavoro, una bellissima serata, e nonostante le disavventure degli ultimi giorni, la sosta con loro mi farà bene e ripartirò da Sinalunga con rinnovate energie e voglia di rifarmi.

Teletubbilico d'Orcia

Il giorno dopo, percorro circa 25 km da Sinalunga a dopo Asciano fino a che, stremato dall’asfalto ininterrotto, faccio l’autostop per Siena dove voglio arrivare prima di sera per farmi spedire i soldi dal mio angelo custode.

Dopo essere stato ignorato da 15 jaguars tutte uguali, tranne che per il colore, si fermano a raccogliermi Maurizio e Giovanna, una coppia di simpatici Milanesi che mi portano fino a Siena, mi offrono cappuccino e brioches e poi lui mi da 20 euro per sostenere la mia causa, salvandomi la vita poichè senza quei 20 euro non sarei riuscito a contattare il mio angelo custode, dato che il mio credito telefonico stava per esaurirsi.

A Siena dopo aver ritirato i miei soldi, finalmente mi levo un peso dallo stomaco.

Faccio un giro ma sono troppo stanco dopo tutti i km percorsi in questi giorni, e c’è una folla incredibile in centro, allora cerco un internet point e mi siedo per un paio d’ore, poi quando ho trovato un bed and breakfast ci vado a piedi, facendo l’ultimo sforzo della giornata.

Riposo come si deve, e il giorno dopo sono pronto a ripartire, fresco come nuovo, nonostante la mancanza di una macchina fotografica mi condizioni pesantemente.

Lascio Siena e faccio una bel percorso fino a Monteriggioni, accompagnato dai corridori di una gara di mountain bike che fanno lo stesso tragitto.

Poi da li proseguo fino ad arrivare nei pressi di Strove, per bruciare un po le tappe e arrivare per tempo a Lucca dove ci sarà Francesca ad accompagnarmi per 3 giorni.

Ed è così che proseguo, a testa bassa, bruciando Colle Val D’Elsa, San Gimignano (troppi turisti per i miei gusti e per il mio umore), Gambassi Terme, San Miniato, Altopascio fino ad arrivare ad accamparmi poco fuori Lucca la sera prima dell’arrivo di Francesca.

Uniche eventi degni di nota in questo lungo tratto, l’incontro con i primi veri pellegrini che vanno verso Roma.

Prima incontro Marco e Veronique nei pressi di Coiano, e facciamo una bella chiacchierata, scambiandoci impressioni e consigli per il prosieguo.

Il giorno dopo, appena fuori San Miniato, incontro due simpatiche signore provenienti dalla Francia e anche loro dirette a Roma, e ci chiacchiero volentieri,  rispolverando un po del mio pessimo Francese che mi sarà utile il mese prossimo.

E a Lucca si conlude il primo travagliato capitolo di questa parte di viaggio attraverso la Toscana, che mi aspettavo diverso, e che ovviamente dovrò ripercorrere un giorno quando sarò di un altro umore e durante un altro viaggio e con una macchina fotografica funzionante, perchè così non valeva…

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