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IL SANO VAGABONDAGGIO

Il donzelletto vien dalla campagna,
in sul calar del sole,
con su fascia e berretta; e reca in mano
un mazzo di mappe che vuole,
onde, siccome suole,
sbagliare egli si appresta
la strada, pur usando le cartine.

Siede a sparar cazzate
su la porta del bar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando fuori di testa anch’ella andava,
ed ancor sana e snella
solea cuccar la sera e darla a quei
ch’ebbe compagni dell’età più bella.

Già tutta l’aria imbruna,
torna incupito il cielo, e torna l’gelo
giù da’ colli e da’ tetti,
al biancheggiar della neve caduta.
Or la sveglia mi desta
congelata è la tenda;
ed a quel suon diresti:
“Che palle…un altra volta!”

Bimbominkia gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là messaggiando,
fan l’odiato rumore;
e intanto siede alla sua porca mensa,
mangiando, il viaggiatore,
e seco pensa al prossimo percorso.

Poi quando intorno è spenta ogni altra luce,
e tutto l’altro tace,
forbici pneumatiche, e la motosega
del potator che taglia
chi l’ulivo, chi l’erbe,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir l’opra anzi il partir del derby.

Son tutti e sette più o men lo stesso giorno,
pieni di umidità e sempre affamato
ma non tristezza e noia
recheran l’ore, ed al tragitto andato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età è finita
fu come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorreva alla festa di tua vita.
Ora, caro il mio zio; sta bene attento,
stagionata è l’età.
Altro dirti non vo’; che la tempesta
manco tardi a venir, non ti dia grane.

Libera rielaborazione sul testo originale di
GIACOMO LEOPARDI

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