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Posts Tagged ‘Montefiascone’

Prima di ripartire da Sutri, decido di dare nuovamente un occhiata alla necropoli Etrusca che ieri ero solo riuscito a sbirciare attraverso gli occhi coperti di fango e alghe, al mio arrivo dal diluvio universale nel canneto (vedi puntata precedente!)

Dopodiché per recuperare il giorno di stop forzato passato ad asciugarmi, parto per una lunga tappa: la Via Cimina!

A suggerirmela è la stessa ragazza della proloco che ieri si è spaventata nel vedermi entrare a mo di lumacone…

Invece oggi che sono ripulito e asciutto, è simpaticissima e mi da perfino una guida con le indicazioni per la Via Cimina.

Bella la Via Cimina, lago di Vico, flora e fauna spettacolari, immersi nella natura dall’inizio alla fine…

Caprarola

Io però ho visto ben poco di tutto ciò…la prima parte la perdo grazie ai soliti automobilisti che nonostante gli si dica che sto andando a piedi, mi mandano sulle statali anzichè lasciarmi fare il mio sentiero in santa pace…

Dopo 8 chilometri capisco che sono fuori rotta quando vedo indicazioni per il famigerato Ponte Minchione, allora faccio l’autostop e mi faccio riportare a Caprarola sulla retta via.

A Caprarola faccio qualche foto al bel centro storico e quando riparto per la Via Cimina inizia a piovere.

Inoltre fa un freddo polare e quando raggiungo il lago di Vico inizia a nevicare e a grandinare e poi di nuovo a piovere e così via…

Lago di Vico

Non smetterà un minuto in tutta la giornata.

Il lago è comunque bellissimo, anche se scarso di indicazioni e segnaletica.

Quello che più mi fa incazzare sono i cartelloni sui percorsi naturali della Via Cimina, con la legenda che dice: voi siete qui=bollino rosso.

Sulla mappa non ci sono bollini rossi…Mai…

Se non quelli nella legenda…

Dopo aver oltrepassato il lago, sono congelato e sta facendo buio…prendo la strada per San Martino ma dopo due tornanti decido di fare l’autostop, non c’è banchina per i pedoni e la luce è già scarsa anche perchè nel frattempo continua a nevischiare…meglio non correre rischi!

Viterbo, Palazzo dei papi

Ottenuto un altro passaggio per Viterbo da due signori simpaticissimi (sarà il record di passaggi in una giornata) Celeste, la mia amica estremista dell’insalata, mi recupera in un bar dove sono entrato per scongelarmi econ una cioccolata calda e mi porta a Montefiascone, dove sta quando studia a Viterbo.

Fuori fa ancora più freddo, ce ne stiamo rintanati in casa e dopo la cena e due chiacchiere ce ne andiamo a dormire quasi subito.

Il mattino seguente Celeste mi riporta a Viterbo e li ci salutiamo di nuovo, stavolta non ci vedremo per un po.

A Viterbo faccio il solito giro turistico per il centro storico, poi prendo il sentiero, la prima vera strada bianca e abbastanza lunga segnalata come Via Francigena: praticamente non sbaglio mai strada, è la prima volta da che sono partito.

Si vedono in lontananza gli appennini innevati e la temperatura è ancora bassa, ma il sole brilla per tutta la giornata.

Finalmente!

Mi fermo per pranzo fuori dalle terme di Bagnaccio; mi era stato detto che non erano conosciutissime, ma a giudicare dal numero di persone che c’è, sembra di stare ad Ostia Lido.

Montefiascone

Nei pressi di Montefiascone incontro due ragazzi che vanno in direzione opposta.

Si stanno allenando camminando con gli zaini pieni di bottiglie d’acqua per fare il Camino de Santiago ad Aprile.

Dopo una chiacchierata ci salutiamo e riprendo costeggiando i binari, percorro anche un bel pezzo di basolato antico, e finalmente si iniziano a vedere più indicazioni della Via Francigena, anche se alcune ambigue e contradditorie.

L’ultimo tratto è un salitone ripidissimo ed entro trionfalmente a Montefiascone.

Solito giro turistico, fotografo tutto cio che mi capita davanti all’obbiettivo, come un Giapponese che sa di dover morire entro 10 minuti, e poi inizio a scendere dall’ altro versante verso il lago di Bolsena.

Quando trovo uno spiazzo nel bosco, pianto la tenda in zona vista lago e col vento contro, come da manuale.

Il tramonto è uno spettacolo: il lago si incendia fino a che  il sonno prende il sopravvento e chiudo gli occhi davanti a un cielo straripante di stelle.

Lago di Bolsena

E mi risveglio con le stalattiti sugli occhi, il sacco a pelo congelato e la temperatura esterna a -15.

Il prezzo della poesia…vuoi il tramonto colorato e le stelle riflesse nel lago? E allora beccati sta gelata!

Parto vestito da ghiacciolo e mi sciolgo quasi subito quando vado in ebollizione per attraversare un mare di rovi che mi farà comporre altri versi della Di Vino Commedia (già sul vostro blog preferito, in basso a sinistra nella sezione “In basso a Destra: pensieri messi all angolo…chiaro no? vabbè…ecco il link)

Poi mi farò altri lunghi tratti di stramaledetta Cassia e anche qui portato all’estremo della sopportazione, finirò di comporre il “Manifesto del Partito Camminista” che trovate qui (in fondo al post dove vi porta il link…).

E così trascorre anche il secondo giorno con il lago di Bolsena in vista, e arrivato al paese che gli da il nome e scattate le foto e fatto il giro turistico di rito del centro storico, via per la prossima meta.

Appena fuori Bolsena, in direzione Acquapendente, arrivo nei pressi di un casolare abbandonato che mi fa venire in mente uno di quei casolari delle merende di Pacciani…

Metto giù il materassino e il sacco a pelo e, senza dovermi preoccupare di fare la tenda, crollo quasi subito.

Quando mi risveglio sono riposato come si deve, finalmente, e inizio quella che sarà la tappa migliore dal punto di vista delle indicazioni.

Acquapendente

Arrivo ad Acquapendente prestissimo senza perdermi nemmeno una volta, quindi ne aprofitto per andare in biblioteca ed aggiornare un po il blog, cosa che non mi riusciva da giorni!

Dopo un paio d’ore, sto per andarmene e il bibliotecario, notando il mio zaino e il mio aspetto da vagabondo, mi chiede se sono un pellegrino e mi invita a dare un occhiata alla mostra indetta nella saletta adiacente sulla Via Francigena e sui viaggiatori che l’hanno percorsa durante gli ultimi 500 anni.

Prima di uscire, mi regala anche un libro sull’argomento, normalmente destinato agli Acquesani.

Lascio Acquapendente e mi avvio verso la valle del Paglia, trovo un altro casolare, un po peggio del precedente, ma sempre meglio che doversi fare la tenda.

All’inizio non riesco a prendere sonno perchè qualche sorta di belva feroce sta raschiando alla porta e fa un casino assurdo…gli urlo di non rompere e di andare a disturbare qualcun’altro…poi improvvisamente smette, e al suo posto inizia un topo che farà avanti e indietro tutta la notte sulla trave…

Quando mi risveglio saluto il ratto, forse lontano parente di quelli Sabini, e lascio il Lazio per iniziare la parte Toscana della Via Francigena.

Se solo avessi saputo ciò che mi aspettava…

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