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La Geografia

Non l’avevo ancora fatto, finora.

Mi riferisco al fatto di riportare per intero un articolo altrui sul blog, ma oggi dopo aver letto questo articolo di Ilvo Diamanti nella rubrica Bussole di Repubblica, mi sono incazzato come una bestia.

Prima leggete, poi ne parliamo.

Se dalla scuola (per legge)
scompare la geografia

Il Consiglio dei Ministri dovrebbe presto approvare la riforma della scuola superiore. Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali, in via di definizione, la geografia scompare del tutto o quasi. Non si sono sentite proteste, al proposito. Ad eccezione di quelle sollevate, comprensibilmente,  dalle “associazioni di categoria” (in testa l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia e la Società Geografica Italiana), che hanno lanciato un appello accorato (su www.aiig.it e www.luogoespazio.info). Ma c’è da dubitare che troveranno grande ascolto. I problemi che contano e appassionano sono ben altri. Anche se il territorio continua ad essere evocato, per ragioni politiche e polemiche. I confini: vengono chiamati in causa quando c’è da respingere i clandestini. Frontiere invisibili divengono muri visibili per marcare la distanza dagli “stranieri”. Per alimentare domanda di sicurezza, per richiamare la comunità perduta. Il nostro piccolo mondo che scompare, schiacciato dal grande mondo che incombe. Così si invocano le ronde, senza poi formarle. E i “confini” della città sono marcati da cartelli segnaletici che, accanto al nome di città “straniere” gemellate, avvertono: non vogliamo “stranieri”, guai ai “clandestini”. (Quasi che i clandestini si dichiarassero come tali, apertamente, all’ingresso della città).

Siamo orfani dei confini che, tuttavia, non riconosciamo. E non  conosciamo più. Come il territorio. Rimozione singolare, visto che mai come in quest’epoca le identità ruotano intorno ai riferimenti geografici. L’Oriente e l’Occidente. Che, dopo la caduta del muro di Berlino, non sappiamo più come e dove delimitare. In Italia, il Nord e il Sud. La Lega Nord e il Partito del Sud. Si rimuove la geografia mentre la geografia si muove. Insieme ai confini. Centinaia di comuni vorrebbero cambiare provincia. Oppure regione. E molte province si spezzano; mentre, parallelamente, ne nascono altre di nuove. E se guardiamo oltre i nostri confini abbiamo bisogno di aggiornare le mappe. Un anno dopo l’altro. Per de-finire i paesi (ri)sorti in seguito al crollo degli imperi geopolitici. Per “nominare” contesti senza nome oppure ignoti, un attimo prima, il cui nome è rivendicato da popoli che ambiscono all’indipendenza. Da minoranze che vorrebbero venire riconosciute e da maggioranze che ne reprimono le pulsioni. Così, scopriamo, all’improvviso, dell’esistenza di Cecenia, Abkhazia, Ossezia, Timor Est. Mentre Cekia e Slovacchia sono, da tempo, felicemente divise. Ma molti non lo sanno e continuano a “nominare” la Cecoslovacchia.

In questo paese, ma non solo in questo, il “popolo” più detestato è quello Rom. Gli zingari. Accusati di molte colpe, talora a ragione. La principale fra tutte: non avere una patria. Una residenza. Rifiutarla. Troppo, per una società che ha dimenticato il territorio, sepolto sotto una plaga immobiliare immensa e disordinata. Ma continua a evocare le “radici”. E non sopporta chi è nomade. Sempre altrove.

Questa società: non ha più bisogno di mappe, bussole, atlanti, carte geografiche. Basta il Gps. Ciascuno guidato da un satellitare o dal proprio cellulare. In auto ma anche a piedi, in giro per la città. Una voce metallica, senza accento, intima. “Ora girare leggermente a destra, poi andare dritto per 100 metri”. Ma se finisci contromano, una marea di auto che ti corre (in)contro; oppure davanti a un muro, a un divieto di circolazione, e ti fermi, preoccupato, si altera: “Andare dritto!!”. E quando cambi direzione, per non essere travolto, non si rassegna e ordina: “Ora fare inversione a U”. Anche se hai imboccato una strada a senso unico.

La società del Gps è popolata di persone etero-dirette, che si muovono senza un disegno, né un progetto. Non sanno dove andare e neppure dove sono. Questa società, questa scuola, non ha bisogno di geografia, né di geografi. Ma neppure della storia: visto che la geografia spiega la storia e viceversa. Questa società, questa scuola, questo paese: dove il tempo si è fermato e il territorio è scomparso. Dove le persone stanno ferme. Nello stesso punto e nello stesso istante. In attesa che il Gps parli. E ci indichi la strada.

Bussole di Ilvo Diamanti (21 gennaio 2010)

Qui sotto il link per firmare la petizione

Ora, non ho molto da aggiungere a quanto espresso sopra, e lo condivido pienamente.

Si tratta esattamente di ciò che continuo a ripetere, a me stesso, e a quanti hanno ancora la capacità di ascoltare, ovviamente non essendo io giornalista non avrei potuto spiegarlo in maniera più semplice.

In particolare, mi lascia molta amarezza dover constatare che gli artefici di tutto questo sono proprio coloro che insistono col dover riaffermare e difendere le proprie radici ad ogni costo, tirando in ballo di volta in volta la cucina nostrana, i dialetti, i proverbi del nonno, la religione, ricostruendo la storia così come si fa con un puzzle, solo che i pezzi li incastrano a forza (revisionismo) e poi orgogliosi sbattono il puzzle in faccia al clandestino di turno, come a voler dire “Vedi, questo è quello che siamo! Tu non ne fai parte!”

Dimenticando che religione, lingua, scienze, cucina, proverbi, insomma qualsiasi cosa si spaccia per tradizione e cultura nostra, ha subito nei secoli influenze da parte di altre culture che oggi consideriamo per convenienza “lontane” dalla nostra.

Le principali religioni sono nate in medio oriente, cosi come gran parte del cibo che oggi usiamo per le “nostre” ricette è arrivato in Europa solo dopo la scoperta dell’America, la lingua stessa, specialmente qui nel nord ha subito influenze da popolazioni provenienti da ogni angolo del mondo. I Longobardi che oggi qualcuno vanta tra i suoi avi, arrivarono dal nord, da quello che oggi è la Svezia, ma lungo il loro spostamento si mescolarono con ceppi provenienti dall’est e perfino dalla Turchia. Inoltre avevano barbe lunghissime. Io ho la barba neanche tanto lunga, e la gente del nord mi guarda come se fossi un pericolosissimo serial killer in procinto di commettere il delitto.

Meno male noi che abbiamo 40 anni abbiamo studiato, almeno chi l’ha fatto, geografia!

Per me che viaggio spesso e conosco gente proveniente da ogni angolo della terra, sarebbe imbarazzante non sapere dove si trova il loro paese di provenienza.

Ma forse a molti non gli fa un baffo…tanto se viene voglia di fare una vacanza in un paese esotico, gli alpitour e i mcdrive ci sono ovunque, anche in Patagonia e sopra al circolo polare artico.

Se invece uno viene in Italia da fuori, e non è un turista Tedesco o Americano (ma solo bianco), sicuramente verrà per delinquere.

Che tristezza! E pensare che eravamo un paese di santi e navigatori…chi l’ha detta sta cazzata?

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