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Archive for the ‘sPOSTamenti’ Category

Centeno, ultimo paese prima della Toscana

Lasciato Acquapendente, e attraversato Centeno, piccolo borgo sulla vecchia Cassia, inizia a nevicare copiosamente.

Annunciata come una delle tappe più dure di tutta la Via Francigena, quella di Radicofani me la pappo in 6 ore.

Escluse pause colazione e pranzo.

Il fatto che nevichi rende tutto più facile.

L’asfalto è più morbido se coperto da 5 centimetri di neve fresca e la Cassia, quando innevata, attira pochi automobilisti.

Che scompaiono quasi del tutto quando atacco il salitone per Radicofani al km 17.

Dopo 8 chilometri di salita con 500 metri di dislivello sotto una bufera degna del miglior Amundsen,  arrivo in cima e mi lascio cadere sulla sedia di un bar.

Ho l’aspetto di un pupazzo di neve venuto male, con la barba mezza bianca e mezza nera…

Quello che non si vede a Radicofani

E quello che non si vede della Val D'Orcia

Mentre cerco di riprendere le mie capacità motorie e ripristinare quelle intellettuali, la signora del bar impietosita dal mio stato e dai racconti delle mie disavventure, tra le quali lo smarrimento della mia unica carta prepagata, ovvero i miei pochi soldi, mi trova un posto allo spedale per pellegrini gestito dalla confraternita locale.

Fausto, gentilissimo mi aspetta e mi accompagna davanti all’ostello, mentre fuori Radicofani assume sempre più le sembianze di Rovaniemi.

Mi sistemo ed inizio ad asciugare le mie cose e sarà così per tutto l’indomani, io che appoggio alternandoli, i vestiti davanti al calorifero nella speranza che s’asciughi tutto.

Fermo un altro giro per neve…altro che primavera alle porte!

Quando riesco ad andarmene da Radicofani ho l’umore sotto gli scarponi.

Ho perso una giornata ad asciugare tutto, nevica ancora forte e della val D’Orcia non si vede nulla, se non lo spazzaneve che incontro 15 volte e che all’inizio scambio per Babbo Natale con slitta e renne, finchè capisco che si tratta di altro mezzo con unico scopo quello di togliermi i 5 centimetri di neve che tanto mi piaciono da sotto le scarpe, e rendermi il cammino più difficoltoso.

La discesa finisce, ma non la neve e come se non bastasse inizia anche un po di traffico, sempre grazie allo spazzaneve che fa il suo lavoro.

L’unica nota positiva di tutta la giornata la telefonata di Francesca che mi conferma la sua presenza nelle ormai prossime tappe tra Lucca ed Avenza.

Uno dei pochi tratti praticabili di Via Francigena, anche se poi la strada bianca finirà in un fiume in piena da guadare stile Indiana Jones

Mi faccio quasi tutto su Cassia, anche perchè con tutta questa neve la Via Francigena è una montagna di fango, e arrivo a San Quirico D’Orcia che sono stanco e nuovamente fradicio, e infreddolito.

Quando riesco a trovare l’ostello per pellegrini mi ci butto e appena tornato dalla doccia crollo addormentato per 13 ore consecutive!

Il giorno dopo l’umore va un po meglio.

Faccio un  giretto per il paese, fotografo le mura e il centro storico e parto per la prossima meta.

Che nel frattempo è cambiata.

Infatti anzichè seguire la Francigena, fino a Ponte D’Arbia come previsto, a Torrenieri girerò a destra per arrivare a Rigaiolo, vicino a Sinalunga, dove mi aspettano Roberto ed Elisa, due C.S. che ho contattato giorni fa e che finalmente dopo tutti i disguidi e ritardi riuscirò ad incontrare.

La scarsa conoscenza del luogo mi porta a perdermi ed e così che trovo quello che, con decisione unanime mia, di me stesso e del mio alterego, verrà giudicato il più bel paesino del mondo, almeno finchè troverò il prossimo degno di questo titolo.

Lucignano d’Asso è praticamente deserto, non trovo nessuno nemmeno nel negozietto degli alimentari.

In compenso ci sono i pavoni nel giardino di una casa e l’atmosfera è magica!

Estraggo la macchina fotografica e mi appresto ad iniziare il reportage fotografico più lungo e dettagliato di tutti i tempi, quando premendo il pulsante on, lo zoom mi rimane li a metà e non fa più niente…non esce e non rientra…

Le provo tutte. Niente da fare…allora mi riempio gli occhi di Lucignano d’Asso finchè non ce ne sta più e poi scendo, con la coda tra le gambe, e lo zoom a metà corsa…

Ormai in balìa di uno stato confusionale, allucinogeno, schizofrenico, mi perdo nuovamente.

Arrivo nei pressi di un laghetto e Luca, che gestisce l’agriturismo li vicino mi fornisce di cartine e da le dritte per farmi tornare sulla retta via.

Mi riprometto di tornare a fargli visita e riparto verso nuove e mirabolanti avventure.

Nelle 3 ore successive passo attraverso un pantano, 13 maremmani incazzati, altre due valli, un posto incantato con dei laghetti congelati e un paesino dove una signora alle prese col suo orto, vedendomi da dietro quando sono già passato e mi sto avventurando su per l’ennesimo passo mi grida “Ma guarda st’ Americana cretina! Ma ‘ndo vai  cretina? Poi si perdono…ste Americane cretine…”

Ed quando arrivo a Petroio, sono stanco morto, un po cretina si, ma sopratutto stanco…sento Roberto che gentilissimo si offre di passare a prendermi e mi porta a casa sua.

Neanche il tempo di salutarci che siamo già amici, complici le barbe lunghe che rendono superflui i convenevoli.

Passerò con Roberto e con Elisa che tornerà più tardi dal lavoro, una bellissima serata, e nonostante le disavventure degli ultimi giorni, la sosta con loro mi farà bene e ripartirò da Sinalunga con rinnovate energie e voglia di rifarmi.

Teletubbilico d'Orcia

Il giorno dopo, percorro circa 25 km da Sinalunga a dopo Asciano fino a che, stremato dall’asfalto ininterrotto, faccio l’autostop per Siena dove voglio arrivare prima di sera per farmi spedire i soldi dal mio angelo custode.

Dopo essere stato ignorato da 15 jaguars tutte uguali, tranne che per il colore, si fermano a raccogliermi Maurizio e Giovanna, una coppia di simpatici Milanesi che mi portano fino a Siena, mi offrono cappuccino e brioches e poi lui mi da 20 euro per sostenere la mia causa, salvandomi la vita poichè senza quei 20 euro non sarei riuscito a contattare il mio angelo custode, dato che il mio credito telefonico stava per esaurirsi.

A Siena dopo aver ritirato i miei soldi, finalmente mi levo un peso dallo stomaco.

Faccio un giro ma sono troppo stanco dopo tutti i km percorsi in questi giorni, e c’è una folla incredibile in centro, allora cerco un internet point e mi siedo per un paio d’ore, poi quando ho trovato un bed and breakfast ci vado a piedi, facendo l’ultimo sforzo della giornata.

Riposo come si deve, e il giorno dopo sono pronto a ripartire, fresco come nuovo, nonostante la mancanza di una macchina fotografica mi condizioni pesantemente.

Lascio Siena e faccio una bel percorso fino a Monteriggioni, accompagnato dai corridori di una gara di mountain bike che fanno lo stesso tragitto.

Poi da li proseguo fino ad arrivare nei pressi di Strove, per bruciare un po le tappe e arrivare per tempo a Lucca dove ci sarà Francesca ad accompagnarmi per 3 giorni.

Ed è così che proseguo, a testa bassa, bruciando Colle Val D’Elsa, San Gimignano (troppi turisti per i miei gusti e per il mio umore), Gambassi Terme, San Miniato, Altopascio fino ad arrivare ad accamparmi poco fuori Lucca la sera prima dell’arrivo di Francesca.

Uniche eventi degni di nota in questo lungo tratto, l’incontro con i primi veri pellegrini che vanno verso Roma.

Prima incontro Marco e Veronique nei pressi di Coiano, e facciamo una bella chiacchierata, scambiandoci impressioni e consigli per il prosieguo.

Il giorno dopo, appena fuori San Miniato, incontro due simpatiche signore provenienti dalla Francia e anche loro dirette a Roma, e ci chiacchiero volentieri,  rispolverando un po del mio pessimo Francese che mi sarà utile il mese prossimo.

E a Lucca si conlude il primo travagliato capitolo di questa parte di viaggio attraverso la Toscana, che mi aspettavo diverso, e che ovviamente dovrò ripercorrere un giorno quando sarò di un altro umore e durante un altro viaggio e con una macchina fotografica funzionante, perchè così non valeva…

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Prima di ripartire da Sutri, decido di dare nuovamente un occhiata alla necropoli Etrusca che ieri ero solo riuscito a sbirciare attraverso gli occhi coperti di fango e alghe, al mio arrivo dal diluvio universale nel canneto (vedi puntata precedente!)

Dopodiché per recuperare il giorno di stop forzato passato ad asciugarmi, parto per una lunga tappa: la Via Cimina!

A suggerirmela è la stessa ragazza della proloco che ieri si è spaventata nel vedermi entrare a mo di lumacone…

Invece oggi che sono ripulito e asciutto, è simpaticissima e mi da perfino una guida con le indicazioni per la Via Cimina.

Bella la Via Cimina, lago di Vico, flora e fauna spettacolari, immersi nella natura dall’inizio alla fine…

Caprarola

Io però ho visto ben poco di tutto ciò…la prima parte la perdo grazie ai soliti automobilisti che nonostante gli si dica che sto andando a piedi, mi mandano sulle statali anzichè lasciarmi fare il mio sentiero in santa pace…

Dopo 8 chilometri capisco che sono fuori rotta quando vedo indicazioni per il famigerato Ponte Minchione, allora faccio l’autostop e mi faccio riportare a Caprarola sulla retta via.

A Caprarola faccio qualche foto al bel centro storico e quando riparto per la Via Cimina inizia a piovere.

Inoltre fa un freddo polare e quando raggiungo il lago di Vico inizia a nevicare e a grandinare e poi di nuovo a piovere e così via…

Lago di Vico

Non smetterà un minuto in tutta la giornata.

Il lago è comunque bellissimo, anche se scarso di indicazioni e segnaletica.

Quello che più mi fa incazzare sono i cartelloni sui percorsi naturali della Via Cimina, con la legenda che dice: voi siete qui=bollino rosso.

Sulla mappa non ci sono bollini rossi…Mai…

Se non quelli nella legenda…

Dopo aver oltrepassato il lago, sono congelato e sta facendo buio…prendo la strada per San Martino ma dopo due tornanti decido di fare l’autostop, non c’è banchina per i pedoni e la luce è già scarsa anche perchè nel frattempo continua a nevischiare…meglio non correre rischi!

Viterbo, Palazzo dei papi

Ottenuto un altro passaggio per Viterbo da due signori simpaticissimi (sarà il record di passaggi in una giornata) Celeste, la mia amica estremista dell’insalata, mi recupera in un bar dove sono entrato per scongelarmi econ una cioccolata calda e mi porta a Montefiascone, dove sta quando studia a Viterbo.

Fuori fa ancora più freddo, ce ne stiamo rintanati in casa e dopo la cena e due chiacchiere ce ne andiamo a dormire quasi subito.

Il mattino seguente Celeste mi riporta a Viterbo e li ci salutiamo di nuovo, stavolta non ci vedremo per un po.

A Viterbo faccio il solito giro turistico per il centro storico, poi prendo il sentiero, la prima vera strada bianca e abbastanza lunga segnalata come Via Francigena: praticamente non sbaglio mai strada, è la prima volta da che sono partito.

Si vedono in lontananza gli appennini innevati e la temperatura è ancora bassa, ma il sole brilla per tutta la giornata.

Finalmente!

Mi fermo per pranzo fuori dalle terme di Bagnaccio; mi era stato detto che non erano conosciutissime, ma a giudicare dal numero di persone che c’è, sembra di stare ad Ostia Lido.

Montefiascone

Nei pressi di Montefiascone incontro due ragazzi che vanno in direzione opposta.

Si stanno allenando camminando con gli zaini pieni di bottiglie d’acqua per fare il Camino de Santiago ad Aprile.

Dopo una chiacchierata ci salutiamo e riprendo costeggiando i binari, percorro anche un bel pezzo di basolato antico, e finalmente si iniziano a vedere più indicazioni della Via Francigena, anche se alcune ambigue e contradditorie.

L’ultimo tratto è un salitone ripidissimo ed entro trionfalmente a Montefiascone.

Solito giro turistico, fotografo tutto cio che mi capita davanti all’obbiettivo, come un Giapponese che sa di dover morire entro 10 minuti, e poi inizio a scendere dall’ altro versante verso il lago di Bolsena.

Quando trovo uno spiazzo nel bosco, pianto la tenda in zona vista lago e col vento contro, come da manuale.

Il tramonto è uno spettacolo: il lago si incendia fino a che  il sonno prende il sopravvento e chiudo gli occhi davanti a un cielo straripante di stelle.

Lago di Bolsena

E mi risveglio con le stalattiti sugli occhi, il sacco a pelo congelato e la temperatura esterna a -15.

Il prezzo della poesia…vuoi il tramonto colorato e le stelle riflesse nel lago? E allora beccati sta gelata!

Parto vestito da ghiacciolo e mi sciolgo quasi subito quando vado in ebollizione per attraversare un mare di rovi che mi farà comporre altri versi della Di Vino Commedia (già sul vostro blog preferito, in basso a sinistra nella sezione “In basso a Destra: pensieri messi all angolo…chiaro no? vabbè…ecco il link)

Poi mi farò altri lunghi tratti di stramaledetta Cassia e anche qui portato all’estremo della sopportazione, finirò di comporre il “Manifesto del Partito Camminista” che trovate qui (in fondo al post dove vi porta il link…).

E così trascorre anche il secondo giorno con il lago di Bolsena in vista, e arrivato al paese che gli da il nome e scattate le foto e fatto il giro turistico di rito del centro storico, via per la prossima meta.

Appena fuori Bolsena, in direzione Acquapendente, arrivo nei pressi di un casolare abbandonato che mi fa venire in mente uno di quei casolari delle merende di Pacciani…

Metto giù il materassino e il sacco a pelo e, senza dovermi preoccupare di fare la tenda, crollo quasi subito.

Quando mi risveglio sono riposato come si deve, finalmente, e inizio quella che sarà la tappa migliore dal punto di vista delle indicazioni.

Acquapendente

Arrivo ad Acquapendente prestissimo senza perdermi nemmeno una volta, quindi ne aprofitto per andare in biblioteca ed aggiornare un po il blog, cosa che non mi riusciva da giorni!

Dopo un paio d’ore, sto per andarmene e il bibliotecario, notando il mio zaino e il mio aspetto da vagabondo, mi chiede se sono un pellegrino e mi invita a dare un occhiata alla mostra indetta nella saletta adiacente sulla Via Francigena e sui viaggiatori che l’hanno percorsa durante gli ultimi 500 anni.

Prima di uscire, mi regala anche un libro sull’argomento, normalmente destinato agli Acquesani.

Lascio Acquapendente e mi avvio verso la valle del Paglia, trovo un altro casolare, un po peggio del precedente, ma sempre meglio che doversi fare la tenda.

All’inizio non riesco a prendere sonno perchè qualche sorta di belva feroce sta raschiando alla porta e fa un casino assurdo…gli urlo di non rompere e di andare a disturbare qualcun’altro…poi improvvisamente smette, e al suo posto inizia un topo che farà avanti e indietro tutta la notte sulla trave…

Quando mi risveglio saluto il ratto, forse lontano parente di quelli Sabini, e lascio il Lazio per iniziare la parte Toscana della Via Francigena.

Se solo avessi saputo ciò che mi aspettava…

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Un boato, poi tutto inizia a tremare per alcuni secondi.

Tutto trema…il divano sul quale stavo dormendo si muove come se fosse su delle rotaie sconnesse.

Sento dei calcinacci cadermi sulla mano sinistra, cerco di toglierli con l’altra mano ma non trovo nulla…

Poi mi chiedo che ci faccio ancora nel sacco a pelo, perche’ non ho carcato di alzarmi e scappare fuori visto che c’e’ un terremoto.

Solo allora mi rendo conto che e’ stato tutto un incubo.

Stamattina l’ho raccontato a Paolo che m’ha ospitato in questi due giorni trascorsi tra L’Aquila e Pescomaggiore e un po me ne sono vergognato.

Io sono qui da pochissimo e pur non avendo vissuto il terremoto, se non attraverso i racconti della gente e vedendo gli edifici crollati o comunque intaccati dalle scosse e le macerie ancora presenti ovunque, gia’ mi sono impressionato al punto di svegliarmi nel cuore della notte per un incubo.

Ma…allora chi l’ha vissuto il terremoto, e chi ancora lo vive? 

Chi ancora a distanza di mesi deve vedere tutti i giorni la propria citta’, le proprie case, la propria famiglia distrutti?

Lunedi’ sera e ieri pomeriggio mi sono fatto qualche giro per il centro.

Fa impressione, anche a chi e’ (o pensa di essere) preparato.

Ci ho pensato mentre percorrevo la prima tappa.

Oggi ho camminato i 25 km da Sassa (L’Aquila) ad Antrodoco.

Il sole mi ha acompagnato fino all’ingresso del paese, permettendomi di arrivare abbastanza presto.

5 ore per coprire i 25 km della prima tappa, e ahime’ altre 2 ore per riuscire ad arrivare ad Antrodoco centro.

Giano ha deciso di punirmi per essere arrivato troppo presto mandandomi dalle sue vette 3 grandinate e un acquazzone interminabile.

Per fortuna sono sempre riuscito a ripararmi sotto un tetto…quando si dice l’importanza di avere un tetto sopra!

Ora sto seduto in un bar, la sora Elena gioca alla slot machine e io, mentre sorseggio una pantagruelica peroni, tiro un po le somme di questa prima parte di viaggio.

L’inizio e’ stato piacevole. Sabato mattina ho preso il treno per Milano e dopo un piccolo disguido (il bigliettaio non m’ha avvertito come promesso dell’arrivo e sono stato dimenticato sul treno che ad un certo punto stava tornando indietro) ho incontrato Roberto, uno dei partecipanti al corso sull’uso del GPS, che mi ha portato fino a Roppolo, Piemonte, andando incontro ad una delle piu’ belle cornici di alpi che mi sia capitato di vedere in vita mia, complice anche la splendida giornata limpida.

Arrivati e fatte le presentazioni, ci siamo buttati, sotto l’abile guida di Alberto, nello studio del GPS e di tutti i suoi segreti, districandoci tra tracce, sigle, formati e cosi via, e mettendo poi in pratica gli insegnamenti durante le camminate pomeridiane tra i sentieri di Roppolo e dintorni, cosa che mi ha dato modo peraltro di percorrere anche il primo pezzo di Via Francigena in assoluto, quasi un inizio simbolico del cammino.

Alberto ha anche coniato il simpatico termine “Giroppolo” per definire il percorso che abbiamo fatto domenica.

Le due giornate sono state piacevoli anche (sopratutto) per la simpatia dei partecipanti al corso provenienti da tutta Italia e per le pause pranzo e cena in compagnia.

Alla fine del corso, dopo esserci salutati, ho approfittato di un passaggio da parte di Alberto che tornava a Milano con la famiglia.

Una volta in citta’, ho iniziato un vagabondaggio alla ricerca di un bar aperto e di un telefono e dopo un po stanco di girovagare a vuoto, mi sono buttato in un ristorante e mi sono permesso il lusso di un piatto di tagliatelle al salmone, probabilmente le ultime per un bel po di mesi a venire, dato il mio budget, talmente misero da essere un non budget.

Con la pancia piena sono riuscito nell’intento di contattare, tramite Silvano, che definire il salvatore e’ ancora poco, l’amica Paola che vedo una volta ogni 10 anni da che lei s’e’ trasferita a Milano, e io in giro per il mondo ma che, quando serve un amica sulla quale contare, c’e’ sempre.

Paola e Roberto sono venuti a prendermi alla stazione e mi hanno portato a casa loro, dove mi hanno rifocillato con lasagne e torta di mele, un lusso dopo le tagliatelle al salmone…insomma…mi sono fatto una scorta di sapori da ricordare per un po di tempo…

Abbiamo trascorso una bella serata ricordando i vecchi tempi, guardando fotografie e facendo finta di non vedere mariadefilippi in tv.

La mattina successiva  abbiamo fatto un  giro a piedi nei dintorni, colazione e poi ho salutato Paola e sono partito, sempre approfittando di un passaggio per L’Aquila, “the final destination”

Maurizio e Luca, con la famiglia, mi hanno accompagnato in auto fino all’uscita dell’autostrada e quando li ho ringraziati e ci siamo salutati  mi sono sentito per la prima volta solo.

E li davanti a me, c’era la strada e l’avventura tutta da scoprire.

Ed e’ cosi’ che tutto ebbe inizio!

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Primo Post

Eccomi!

Pensavate che fossi sparito vero?

Beh, c’è mancato poco…ieri un fulmine m’ha sfiorato nelle gole di Antrodoco, mi si sono drizzati anche i peli delle orecchie!

Purtroppo non ho moltissimo tempo a disposizione per descrivervi questi primi giorni, lo farò dettagliatamente da Roma.

Per ora posso solo dire che va tutto alla grande, non ho avuto grossi problemi, ho incontrato gente fantastica grande senso dell’ospitalità, molta generosità e tanta curiosità sul mio viaggio.

Ora mi dirigo verso la Sabina, dove arrivo arrivo…le gambe vanno da sole, pensavo di avere più problemi invece ci si abitua subito, con lo zaino ho avuto qualche problema all’inizio, ma poi l’ho regolato bene e adesso non mi rompe più la schiena…

Solo una cosa su L’Aquila: mi ha impressionato moltissimo…tanto che ho avuto un incubo nel quale c’era un terremoto…ma vi racconterò di più nella prossima puntata!

Saluti e baci

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Eh già…

Uno, dopo un po che si sente dire  “Ma sei matto?” in risposta a “Camminerò per 3.500 chilometri”, poi inizia anche a crederci…

Ognuno da una propria definizione alla parola “matto” molto variabile, forse in rapporto a quanto ci si sente di appartenere alla categoria dei matti oppure ci si consideri “normali”

Io ho lavorato in un centro per persone mentalmente disabili (definizione “polite” di matto tradotta dall’Irlandese)  e sono portato a credere che i matti sono più coerenti dei sani da un certo punto di vista…loro lo sanno di essere considerati matti dai normali, mentre i normali non sanno di essere loro i veri matti…

Aiuto…mi sto ingarbugliando!

Comunque, la gente me lo dice “Ma come? Vai da L’Aquila al Portogallo?”…”Ma ci vai da solo?”…”Ma fai l’autostop, no? No??? Proprio a piedi?…ma sei matto?”

Non tutti però…chi mi conosce si aspetta questo ed altro da me, o forse non sa cosa aspettarsi. Chi non mi conosce a volte mi dice “Eh…Se fossi più giovane/Se non fossi così preso col lavoro/Se non fossi sposato/etc, lo farei anch’io” quando sappiamo benissimo che per fare una cosa basterebbe volerla fare o almeno provarci, oppure mi dicono “Eh, si…deve essere proprio una bella esperienza!” ma lo dicono un po così, come se non ci credessero molto, con un ghigno strano come se avessi appena affermato di essere un alieno…

E invece stasera apro la mia mail, che non controllavo da un po causa gite in miniera e concerti di amici musicisti e lavoretti provvisori per arrotondare il rotondissimo (come uno zero) budget, piccole avventure che vi racconterò domani, e trovo due messaggi di due vecchie amiche conosciute in Irlanda ai tempi del volontariato, che mi informano dei rispettivi viaggi con tanto di blog, e allora mi dico “Vedi che non sei matto…”

Una è Marcella che con il suo ragazzo sta pedalando da Modena, sua città di origine, a Lhasa (Tibet) passando per Albania, Grecia, Turchia (dove si trovano ora), Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, e Cina . Durata prevista del viaggio 1 anno (!) Questo il link del blog: http://dallanebbiallenuvole.net/

L’altra amica Montse, Gallega sta per intraprendere un viaggio in Americalatina col suo compagno, zaino in spalla e tante destinazioni tranne quella finale, come dice lei nel suo blog, non è ancora stato programmato un ritorno e forse non ci sarà un ritorno ma una continuazione! http://latinamericaandbeyond.blogspot.com/

Che dire…mi sono entusiasmato! E’ stata una botta di energia positiva…avevo bisogno di sapere che la fuori ci sono altri matti come me. Ergo non sono matto!

Poi siccome mi contraddico spesso, anche se in maniera coerente (? scusate…è l’euforia delle news, non sono le sole…ma vi racconterò domani), dicevo…per contraddire il fatto che non sono matto, eco alcune foto della gita in miniera di ieri.

La storia e il resto domani!

Foto di Gianpiero Zanelli

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