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Archive for the ‘POST Scrittum’ Category

Rieti-Lavandera (Vocabolo-Voltafonte) 32 km a piedi.

Dopo aver pernottato in un bed and breakfast, prima di incamminarmi per la prossima tappa, decido di uscire per scoprire Rieti.

E neanche a farlo apposta Rita, che gestisce l’ostello, è anche promotrice di “Rieti da scoprire” associazione che si occupa di promuovere ed organizzare visite guidate della Rieti sotterranea.

Avessi avuto più tempo (se ripartissi da capo ora, il tempo ce l’avrei eccome!) mi sarebbe piaciuto visitare il sottosuolo di Rieti, da appassionato speleologo quale sono. Purtroppo è già tardi e non riuscirò a farlo, ripromettendomi comunque di tornare un giorno.

Rieti

Rita è gentilissima, mi offre un caffè, si interessa al mio viaggio e mi da alcune dritte riguardo alla città.

Dopo la bella chiacchierata, lascio lo zaino e vado a fare un giro per vedere almeno le mura e un po di monumenti e piazze.

Nel mio girogavare trovo anche la biblioteca ed entro per vedere se c’è internet.

Non funziona al momento, in compenso ci sono Silvia e Valentina che alla mia richiesta di consigliarmi un tragitto da fare a piedi per arrivare a Monterotondo o giù di li, si mobilitano e tirano fuori cartine, mappe, libri, guide e alla fine ho un idea un po più chiara di quale percorso dovrò fare per dirigermi a Roma.

Torno all’ostello non prima di aver fatto tappa a Piazza S.Rufo, considerata il centro geografico d’Italia, e dopo aver studiato meglio il percorso con Alessia, gentilissima collega di Rita, parto zaino in spalla e tanta voglia di camminare.

Meno male che c’è la voglia perchè dopo più di 30 km, quasi tutti in salita e su asfalto, sto ancora camminando.

Monti della Sabina

Quando stremato decido di accamparmi, sono nei boschi della Sabina…di Sabine manco una, ma in compenso passo una nottata da ratto.

Infatti, non ho ancora molta dimestichezza con la tenda hi-tech che sto usando, e quando mi sveglio il mattino seguente sono fradicio per la condensa e messo in un angolo come un ratto appunto, dalla massa ingombrante dello zaino.

E qui apprendo la lezione numero uno: da domani lo zaino dorme fuori alla mercè di cinghiali, volpi, lupi, tassi e quant’altri vorranno aprofittarne e la tenda andrà girata verso il vento per favorire il ricircolo d’aria.

Lavandera (Vocabolo-Voltafonte)-Talocci 22km a piedi.
Talocci-Passo Corese-Monterotondo in autobus e treno.

Farfa

Riprendo a procedere tra i monti della Sabina, facendomi amico anche il primo di tanti cani che mi seguiranno durante questa prima parte di viaggio, il piccolo Mompeo.
Quando Mompeo il cane mi lascia forse intuendo che non ho cibo per lui, Mompeo il paese fa capolino da dietro un angolo, cosa che mi aspettavo da ieri pomeriggio…evidentemente devo aver fatto male i calcoli (infatti calcolando i km del tragitto in seguito, scoprirò di aver percorso più di 30 km e altri 20 il giorno dopo) per questo il tardo pomeriggio opterò per i mezzi pubblici, avendo già sforato per quanto riguardava la media preposta.
Mano a mano che scendo a valle le brutture del mondo civilizzato iniziano a soppiantare le bellezze della natura: una cava qui, un ammasso di rifiuti la, il traffico selvaggio che aumenta dopo due giorni di quasi solitudine e silenzio, fino a raggiungere il culmine al limite della sopportazione, quando alla fermata dell’autobus di Talocci devo subirmi un gruppetto di bimbomminkia col cellulare rumorosissimi e con l’educazione di un branco di cinghiali.
Evidentemente questi primi due giorni di terapia del silenzio forzato tra le montagne ha sortito l’effetto di rendermi ancora più intollerante di quanto già ero nei confronti della società civilizzata.
Prendo l’autobus per Passo Corese e da li il treno per Monterotondo, non prima di essere fermato dai carabinieri.
Probabilmente correvo troppo oppure camminavo in stato di ebbrezza…infatti mi dicono “Che tabacco fuma lei?…Niente hashis???
Finalmente, decisamente provato e stanco, arrivo a Monterotondo e incontro quasi subito Davide e Francesca, i due couchsurfers che mi ospiteranno per la notte. A casa c’è anche Boogie simpaticissimo cane col quale stringo subito amicizia.
I ragazzi gentilissimi mi preparano subito una cenetta coi fiocchi e dopo una doccia calda sono di nuovo vivo.
Usciamo e incontriamo Gabriele, altro couchsurfer che si era offerto di ospitarmi, e insieme raggiungiamo il centro di Monterotondo e passiamo una piacevolissima serata, finchè si torna a casa stanchi ma allegri.

Davide, Francesca e Boogie

Monterotondo-Roma (Fonte Nuova) a piedi
Roma (Fonte Nuova)- Roma (Trastevere) con mezzi e a piedi.

Il mattino seguente davide e Boogie mi accompagnano per il primo tratto da Monterotondo Scalo alla parte alta e li incontro Gabriele col quale faccio colazione e dopo una bella chiacchierata parto destinazione Roma.
Da qui in poi non c’è molto da segnalare se non Mentana che conserva ancora qualche bell’ edificio ma da li in poi il traffico si fa pesante e quando arrivo a Fonte Nuova non respiro più per lo smog e la Nomentana è il metodo più sicuro per suicidarsi: ci sono più probabilità di lasciarci le penne li, che buttandosi da un ponte in un fiume in secca!
Prendo l’autobus per Roma e poi un po a piedi e un po col tram arrivo a Trastevere da Celeste che mi ospiterà per due notti.
Io e Celeste ci siamo conosciuti a Dublin l’anno scorso.
Una ragazza fantastica e spiritosissima. Io la prendo sempre in giro dicendole che è un estremista dell’insalata, data la sua proverbiale passione per l’ecologia e per tutto cio che è naturale e vegetale.
Ci raccontiamo un po gli ultimi pettegolezzi visto che non ci si vedeva da Ottobre.
E poi la stanchezza prende il sopravvento e io crollo addormentato.
Il giorno dopo dormo più del previsto, chiacchiero un altro po con Celeste e poi pranziamo con sua madre.
Il pomeriggio Celeste mi aiuta a copiare le mie foto su un cd per pubblicarle successivamente sul blog (col mac non vado molto d’accordo…)
Poi io esco e vado ad incontre Nathalie per l’aperitivo (e che aperitivo!)
Nathalie e un altra amica Romana conosciuta a Dublin, quando ebbi l’occasione e la fortuna di ospitarla a casa mia tramite couchsurfing. Fortuna perchè è una grandissima e oltretutto canta come un angelo incazzato!
Anche Nathalie non la vedo dall’anno scorso, quindi abbiamo di che spettegolare e chiacchierare.
Quando anche lei deve andare via per una cena, mi accompagna vicino al centro e vado a fare un po il turista per caso e a scattare qualche foto. Dopo aver fatto sfigurare un turista Giapponese che cercava di scattare più fotografie di me, mi avvio verso il quartiere di San Lorenzo dove al Beba do Samba, nome tipico Tiburtino dato ai locali Brasiliani :), è in programma un concerto acustico a lume di candela.
Grande gruppo, un po alla Bregovic, ma io son troppo preso a chiacchierare con Celeste che nel frattempo mi ha raggiunto li e con Sara che incontro per la prima volta ma che già conosco virtualmente.

Io, Sara e Celeste

Infatti è proprio lei che mi ha parlato del progetto E.V.A. di Pescomaggiore, nel quale si è impegnata come volontaria.

Anche Sara, si rivela una persona fantastica, nonostante ci si conosca da poco.
Purtroppo la serata finisce così come il concerto e ci si saluta.
Tornando a casa Celeste spara nel mangianastri “La compagnìa dei magnaccioni” di Gabriella Ferri.
Niente di più azzeccato per chiudere la prima uscita delle mie “Vacanze Romane”.

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Il giorno dopo essere arrivato a L’Aquila, Paolo si offre di darmi uno strappo a Pescomaggiore.

Quando mi lascia nell’unico vicolo del paese per andarsene al lavoro, io mi sento di nuovo solo e abbandonato…strana sensazione, è già la seconda volta in due giorni.

Mi è successo lo stesso ieri quando Maurizio e Luca & family mi hanno lasciato davanti a quel distributore a L’Aquila.

Quello che resta del castello

Faccio un giro a piedi tra le 4 case del villaggio. La chiesa ed il castello sono devastati, c’è ben poco ancora in piedi.

Faccio qualche foto e poi cerco di capire da che parte potrebbe essere il villaggio del progetto E.V.A.

Esce un simpatico anziano abitante del luogo e mi spiega come arrivarci, lo capisco più dai gesti che dalle parole.

Ha un accento fortissimo e faccio fatica a capire!

Lo ringrazio e mi incammino. Scorgo le casette da lontano, scatto ancora qualche foto mentre mi avvicino e mi viene un po di rabbia perchè non c’è anima viva e mi girerebbero troppo le palle…dover ripartire subito per L’Aquila senza aver parlato con nessuno.

Penso che forse per via della pioggia oggi non verrà nessuno in cantiere e proprio quando sto per girare i tacchi ed andarmene, si accende una radio e sento della musica uscire da una delle case e con la musica esce un giovane ragazzo.

Il progetto E.V.A.

E’ Federico, uno dei volontari occupati nel progetto e per fortuna oggi è arrivato presto.

Gli spiego chi sono e che cosa ci faccio li.

Gli altri volontari arrivano alla spicciolata, tutti incuriositi dalla mia presenza.

Dopo un po inizio a familiarizzare con i nomi.

Sono tutti indaffarati, chi sta rifinendo gli interni con lo stucco, chi lavora col flessibile, chi fissa l’impalcatura del pavimento d’ingresso al muro, chi si occupa del caminetto.

Io fotografo, chiacchiero e faccio finta di aiutare.

Vorrei fare di più ma mi sento d’impaccio in mezzo al via vai di persone, tutti con un compito ben definito.

Dopo qualche ora avrei già dovuto iniziare a camminare per raggiungere L’Aquila, ma visto che piove e sopratutto che i ragazzi mi invitano a pranzo, decido di rimanere, tanto poi per L’Aquila sarà tutta discesa.

La pausa pranzo arriva solo dopo l’una. Si mangia tutti nella casa dei volontari.

Volontari all'opera

L’atmosfera è cordiale e si vede l’affiatamento dei ragazzi, ma si nota anche un po di stanchezza e probabilmente un po di sconforto.

Tutti sono li da mesi, vengono da ogni angolo d’Italia: Friuli, Toscana, Puglia, Lazio, Veneto e anche dalla Polonia. E alcuni non sanno bene che fare dopo l’inaugurazione delle prime due case che avverrà sabato prossimo.

Mancano i fondi e i lavori si fermeranno per qualche mese.

Si è fatto tardi e allora accetto un passaggio da Irene che sta andando in città a prendere i vetri per le finestre.

Arrivati la, aiuto a caricare i vetri sull’auto e saluto Irene, e mi risento solo per la terza volta.

Dovrò farci l’abitudine!

Pescomaggiore

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L’Aquila


Arrivare a L’Aquila è stato strano.

Quando mi sono congedato da Maurizio, Luca, Fabiana e il piccolo Giacomo che da Milano mi avevano accompagnato in auto dritto alla mia meta-partenza, ancora non avevo le idee ben chiare su ciò che mi attendeva.

Da qui in poi inizia l'avventura!

Arrivando da Teramo e avvicinavandoci al muraglione alto, minaccioso, maestoso seppure coperto parzialmente dalle nuvole, del Gran Sasso, mi sono venuti i brividi.

Dopo essere stati inghiottiti dal tunnel e risputati fuori dalla parte opposta, l’Abruzzo mi ha accolto con la pioggia.

Ed eccomi li, una sorta di futuro pellegrino che si guarda in giro spaesato e chiedendo informazioni qua e la cerca subito di capire da che parte iniziare.

L’inizio non è dei più promettenti e subito mi rendo conto di quante e quali difficoltà dovrò affrontare, specialmente quando dovrò chiedere infomazioni sula direzione da prendere.

E pensare che per iniziare il mio viaggio cercavo solo un negozio di telefoni per comprarmi la sim card.

Dopo 1 ora e mezza di coda per ottenere finalmente il mio numero, esco dal negozio e so che per un bel po di tempo non avrò più a che fare con attese di questo genere, o almeno è quello che spero.

Faccio due passi vicino al centro de L’Aquila, o almeno quello che sembra esserlo per uno che viene da fuori e poi annoiato dalla pioggia mi rifugio in un bar, il primo di una lunga serie a venire, e aspetto notizie da Paolo che mi ospiterà stanotte.

Paolo arriva dopo una birra ed un panino e dopo esserci presentati, passiamo a prendere due amiche e mi portano in un posto veramente bello, una sorta di trattoria-bar vecchio stile, una taverna potremmo definirla, dove mi viene offerto tutto quello che uno si sogna di mangiare e bere in un posto simile.

Prima serata a L'Aquila con Paolo, Marianna e Santa

Il vino poi è spettacolare, faccio fatica a credere che quello che da noi si vende come Montepulciano sia anche solo lontano parente di quello che sto gustando qui.

La serata corre via chiacchierando e cerco di spiegare agli amici i perchè e percome del mio viaggio, impresa non semplicissima visto che nemmeno io so bene di che si tratta…

Dopo un po la stanchezza per il lungo viaggio, seppur in auto, si fa sentire.

Riportiamo a casa Marianna e Santa e poi Paolo, prima di riportarmi a casa sua, mi fa fare un giro per quello che era, o dovrebbe essere L’Aquila.

L’unica cosa che mi viene in mente per paragonare cio che vedo a qualcosa di già visto è Belgrado quando ci andai anni fa, durante una mini vacanza nei paesi dell’ex Jugoslavia, poco tempo dopo la guerra.

In effetti mi sembra di vedere scene da un paese che ha visto la guerra.

In giro non c’è quasi nessuno e non una luce accesa nemmeno dove gli edifici sono ancora in piedi.

Non riesco nemmeno a scattare molte foto.

Quel giorno diedi la colpa al freddo e alla pioggerella insistente ma ora so che non si trattava solo di quello.

Ero bloccato.

Non sapevo che dire o fare davanti a certe immagini.

Prima di quel giorno non avevo mai visto una città terremotata.

Piazza Duomo

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