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Archive for the ‘delirio totale’ Category

IL SANO VAGABONDAGGIO

Il donzelletto vien dalla campagna,
in sul calar del sole,
con su fascia e berretta; e reca in mano
un mazzo di mappe che vuole,
onde, siccome suole,
sbagliare egli si appresta
la strada, pur usando le cartine.

Siede a sparar cazzate
su la porta del bar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando fuori di testa anch’ella andava,
ed ancor sana e snella
solea cuccar la sera e darla a quei
ch’ebbe compagni dell’età più bella.

Già tutta l’aria imbruna,
torna incupito il cielo, e torna l’gelo
giù da’ colli e da’ tetti,
al biancheggiar della neve caduta.
Or la sveglia mi desta
congelata è la tenda;
ed a quel suon diresti:
“Che palle…un altra volta!”

Bimbominkia gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là messaggiando,
fan l’odiato rumore;
e intanto siede alla sua porca mensa,
mangiando, il viaggiatore,
e seco pensa al prossimo percorso.

Poi quando intorno è spenta ogni altra luce,
e tutto l’altro tace,
forbici pneumatiche, e la motosega
del potator che taglia
chi l’ulivo, chi l’erbe,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir l’opra anzi il partir del derby.

Son tutti e sette più o men lo stesso giorno,
pieni di umidità e sempre affamato
ma non tristezza e noia
recheran l’ore, ed al tragitto andato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età è finita
fu come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorreva alla festa di tua vita.
Ora, caro il mio zio; sta bene attento,
stagionata è l’età.
Altro dirti non vo’; che la tempesta
manco tardi a venir, non ti dia grane.

Libera rielaborazione sul testo originale di
GIACOMO LEOPARDI

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Centeno, ultimo paese prima della Toscana

Lasciato Acquapendente, e attraversato Centeno, piccolo borgo sulla vecchia Cassia, inizia a nevicare copiosamente.

Annunciata come una delle tappe più dure di tutta la Via Francigena, quella di Radicofani me la pappo in 6 ore.

Escluse pause colazione e pranzo.

Il fatto che nevichi rende tutto più facile.

L’asfalto è più morbido se coperto da 5 centimetri di neve fresca e la Cassia, quando innevata, attira pochi automobilisti.

Che scompaiono quasi del tutto quando atacco il salitone per Radicofani al km 17.

Dopo 8 chilometri di salita con 500 metri di dislivello sotto una bufera degna del miglior Amundsen,  arrivo in cima e mi lascio cadere sulla sedia di un bar.

Ho l’aspetto di un pupazzo di neve venuto male, con la barba mezza bianca e mezza nera…

Quello che non si vede a Radicofani

E quello che non si vede della Val D'Orcia

Mentre cerco di riprendere le mie capacità motorie e ripristinare quelle intellettuali, la signora del bar impietosita dal mio stato e dai racconti delle mie disavventure, tra le quali lo smarrimento della mia unica carta prepagata, ovvero i miei pochi soldi, mi trova un posto allo spedale per pellegrini gestito dalla confraternita locale.

Fausto, gentilissimo mi aspetta e mi accompagna davanti all’ostello, mentre fuori Radicofani assume sempre più le sembianze di Rovaniemi.

Mi sistemo ed inizio ad asciugare le mie cose e sarà così per tutto l’indomani, io che appoggio alternandoli, i vestiti davanti al calorifero nella speranza che s’asciughi tutto.

Fermo un altro giro per neve…altro che primavera alle porte!

Quando riesco ad andarmene da Radicofani ho l’umore sotto gli scarponi.

Ho perso una giornata ad asciugare tutto, nevica ancora forte e della val D’Orcia non si vede nulla, se non lo spazzaneve che incontro 15 volte e che all’inizio scambio per Babbo Natale con slitta e renne, finchè capisco che si tratta di altro mezzo con unico scopo quello di togliermi i 5 centimetri di neve che tanto mi piaciono da sotto le scarpe, e rendermi il cammino più difficoltoso.

La discesa finisce, ma non la neve e come se non bastasse inizia anche un po di traffico, sempre grazie allo spazzaneve che fa il suo lavoro.

L’unica nota positiva di tutta la giornata la telefonata di Francesca che mi conferma la sua presenza nelle ormai prossime tappe tra Lucca ed Avenza.

Uno dei pochi tratti praticabili di Via Francigena, anche se poi la strada bianca finirà in un fiume in piena da guadare stile Indiana Jones

Mi faccio quasi tutto su Cassia, anche perchè con tutta questa neve la Via Francigena è una montagna di fango, e arrivo a San Quirico D’Orcia che sono stanco e nuovamente fradicio, e infreddolito.

Quando riesco a trovare l’ostello per pellegrini mi ci butto e appena tornato dalla doccia crollo addormentato per 13 ore consecutive!

Il giorno dopo l’umore va un po meglio.

Faccio un  giretto per il paese, fotografo le mura e il centro storico e parto per la prossima meta.

Che nel frattempo è cambiata.

Infatti anzichè seguire la Francigena, fino a Ponte D’Arbia come previsto, a Torrenieri girerò a destra per arrivare a Rigaiolo, vicino a Sinalunga, dove mi aspettano Roberto ed Elisa, due C.S. che ho contattato giorni fa e che finalmente dopo tutti i disguidi e ritardi riuscirò ad incontrare.

La scarsa conoscenza del luogo mi porta a perdermi ed e così che trovo quello che, con decisione unanime mia, di me stesso e del mio alterego, verrà giudicato il più bel paesino del mondo, almeno finchè troverò il prossimo degno di questo titolo.

Lucignano d’Asso è praticamente deserto, non trovo nessuno nemmeno nel negozietto degli alimentari.

In compenso ci sono i pavoni nel giardino di una casa e l’atmosfera è magica!

Estraggo la macchina fotografica e mi appresto ad iniziare il reportage fotografico più lungo e dettagliato di tutti i tempi, quando premendo il pulsante on, lo zoom mi rimane li a metà e non fa più niente…non esce e non rientra…

Le provo tutte. Niente da fare…allora mi riempio gli occhi di Lucignano d’Asso finchè non ce ne sta più e poi scendo, con la coda tra le gambe, e lo zoom a metà corsa…

Ormai in balìa di uno stato confusionale, allucinogeno, schizofrenico, mi perdo nuovamente.

Arrivo nei pressi di un laghetto e Luca, che gestisce l’agriturismo li vicino mi fornisce di cartine e da le dritte per farmi tornare sulla retta via.

Mi riprometto di tornare a fargli visita e riparto verso nuove e mirabolanti avventure.

Nelle 3 ore successive passo attraverso un pantano, 13 maremmani incazzati, altre due valli, un posto incantato con dei laghetti congelati e un paesino dove una signora alle prese col suo orto, vedendomi da dietro quando sono già passato e mi sto avventurando su per l’ennesimo passo mi grida “Ma guarda st’ Americana cretina! Ma ‘ndo vai  cretina? Poi si perdono…ste Americane cretine…”

Ed quando arrivo a Petroio, sono stanco morto, un po cretina si, ma sopratutto stanco…sento Roberto che gentilissimo si offre di passare a prendermi e mi porta a casa sua.

Neanche il tempo di salutarci che siamo già amici, complici le barbe lunghe che rendono superflui i convenevoli.

Passerò con Roberto e con Elisa che tornerà più tardi dal lavoro, una bellissima serata, e nonostante le disavventure degli ultimi giorni, la sosta con loro mi farà bene e ripartirò da Sinalunga con rinnovate energie e voglia di rifarmi.

Teletubbilico d'Orcia

Il giorno dopo, percorro circa 25 km da Sinalunga a dopo Asciano fino a che, stremato dall’asfalto ininterrotto, faccio l’autostop per Siena dove voglio arrivare prima di sera per farmi spedire i soldi dal mio angelo custode.

Dopo essere stato ignorato da 15 jaguars tutte uguali, tranne che per il colore, si fermano a raccogliermi Maurizio e Giovanna, una coppia di simpatici Milanesi che mi portano fino a Siena, mi offrono cappuccino e brioches e poi lui mi da 20 euro per sostenere la mia causa, salvandomi la vita poichè senza quei 20 euro non sarei riuscito a contattare il mio angelo custode, dato che il mio credito telefonico stava per esaurirsi.

A Siena dopo aver ritirato i miei soldi, finalmente mi levo un peso dallo stomaco.

Faccio un giro ma sono troppo stanco dopo tutti i km percorsi in questi giorni, e c’è una folla incredibile in centro, allora cerco un internet point e mi siedo per un paio d’ore, poi quando ho trovato un bed and breakfast ci vado a piedi, facendo l’ultimo sforzo della giornata.

Riposo come si deve, e il giorno dopo sono pronto a ripartire, fresco come nuovo, nonostante la mancanza di una macchina fotografica mi condizioni pesantemente.

Lascio Siena e faccio una bel percorso fino a Monteriggioni, accompagnato dai corridori di una gara di mountain bike che fanno lo stesso tragitto.

Poi da li proseguo fino ad arrivare nei pressi di Strove, per bruciare un po le tappe e arrivare per tempo a Lucca dove ci sarà Francesca ad accompagnarmi per 3 giorni.

Ed è così che proseguo, a testa bassa, bruciando Colle Val D’Elsa, San Gimignano (troppi turisti per i miei gusti e per il mio umore), Gambassi Terme, San Miniato, Altopascio fino ad arrivare ad accamparmi poco fuori Lucca la sera prima dell’arrivo di Francesca.

Uniche eventi degni di nota in questo lungo tratto, l’incontro con i primi veri pellegrini che vanno verso Roma.

Prima incontro Marco e Veronique nei pressi di Coiano, e facciamo una bella chiacchierata, scambiandoci impressioni e consigli per il prosieguo.

Il giorno dopo, appena fuori San Miniato, incontro due simpatiche signore provenienti dalla Francia e anche loro dirette a Roma, e ci chiacchiero volentieri,  rispolverando un po del mio pessimo Francese che mi sarà utile il mese prossimo.

E a Lucca si conlude il primo travagliato capitolo di questa parte di viaggio attraverso la Toscana, che mi aspettavo diverso, e che ovviamente dovrò ripercorrere un giorno quando sarò di un altro umore e durante un altro viaggio e con una macchina fotografica funzionante, perchè così non valeva…

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Manifestazione 1° Marzo

La Via Francigena la prendo per la prima volta a La Storta, 20 km a nord di Roma.
Dopo aver passato la giornata di ieri tra litigi con il mac di Celeste per cercare di pubblicare due foto sul blog, manifestazione degli immigrati, purtroppo un quasi fiasco data la scarsa partecipazione e una camminata sul Lungo Tevere fino allo stadio Flaminio, giusto per fare gli stessi chilometri che ci sarebbero stati da Roma a La Storta (tappa poco piacevole, in quanto sarebbe stata quasi tutta in mezzo al traffico) e dopo aver passato la serata a cena da Nathalie (da provare il suo “Tacchino all’Arancia”!) la mattina facciamo tutto di corsa, causa la mia imbranataggine da appena svegliato, ma non del tutto, e arriviamo alla stazione da dove parte il treno per La Storta per un soffio.
Saluto Nathalie e quando arrivo a destinazione sono finalmente sveglio del tutto.
La Storta-Campagnano sarà la prima vera tappa della Via Francigena…o così dovrebbe essere!
Infatti nonostante le due guide, qualche mappa e la bussola di cui sono munito, sbaglio quasi subito strada.
Sarà la prima di una lunga serie di errori. Si sbaglia strada tutti i giorni, anche più di una volta al giorno.
Fino ad Isola Farnese ci arrivo.
Poi guado il torrente Valchetta come previsto.
Quando lo devo guadare per la terza volta capisco che c’è qualcosa che non va.
La cosa positiva di uno che è sottoposto a stress psicologico e fisico allo stesso tempo, è che diventa capace di produrre le cose migliori.
Non parlo di intestino…anche se il risultato è più o meno simile…
Guadando il torrente Valchetta inizio a comporre la prima parte della “Di Vino Commedia”, prossimamente sul vostro blog di fiducia.

Foto di alberi come da guida

Disperso nel parco di Veio chiedo lumi ad un pastore che mi indica per di la dove c’è “Lo Sfalto”.
Io gli dico che “Lo Sfalto” non lo voglio, ma lui insiste che “De quà nun ce sta niente!”.
Così, pur riconoscendo un albero che appare in una foto della mia guida, mi perdo ancora di più e arrivo al fatidico bivio.
Tre lucciole che fanno il primo turno di notte mi offrono “una cavalcata a gratis” e io dico che “No grazie, preferisco andare a piedi” e tiro dritto.
Anzi, dritto mica tanto, perchè il sentiero e tutto a curve e saliscendi.
Arrivo nei pressi di un mulino e anche li inizio a comporre versi di chisciottiana memoria.

Mulino

Componi, componi, quasi calpesto Sutri.
Sutri è un grosso pastore Abruzzese (così m’hanno detto) color sentiero sul quale stavo componendo, pardon…camminando.
Gli stavo passando sopra senza nemmeno vederlo, se non si fosse alzato di colpo non me ne sarei nemmeno accorto.
Ormai è quasi buio.
Cerco un posto dove poter piazzare la tenda e Sutri mi osserva.
Poi si mette a pancia all’aria per farsi dare una grattatina.
Non si chiamerà Sutri fino al giorno dopo, quando pensavo che mi sarebbe venuto dietro almeno fino a Sutri.
All’ inizio volevo chiamarlo Nerone…
Dormo malissimo perchè fa molto freddo ma anche perchè Sutri per vegliare su di me e proteggermi da chissà quale belva feroce, corre avanti e indietro per il bosco abbaiando tutta notte.

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Inizia il cammino vero e proprio.

Via Salaria

La mamma di Paolo mi ha riempito lo zaino di scorte e viveri per un esercito, così come Paolo e i suoi amici hanno fatto ieri riempiendomi la pancia per bene…”Mangia, mangia! Ne avrai bisogno!”

E’ una mattina uggiosa e il sole ancora non si vede.

Ringrazio Paolo e mi incammino.

Stavolta sarò solo per un bel po.

La strada per Antrodoco non è bellissima, è abbastanza trafficata e tranne qualche taglio per i campi, è quasi tutta statale e asfalto.

In compenso il paesaggio è stupendo e fino alle porte di Antrodoco mi accompagna il sole che nel frattempo e riuscito ad avere la meglio sul grigio dei giorni scorsi.

Mi stupisco di essere arrivato così in fretta, ma non dovrei. In fondo è solo il primo giorno e pensandoci col senno di poi mi renderò conto che tanti giorni di cammino fanno la diferenza, ci si stanca prima e le gambe ne risentono, specialmente quando si va su asfalto.

Rudere nei pressi del confine tra Abruzzo e Lazio

Comunque ci pensano fulmini e grandinate a farmi rallentare.

Quando riesco ad arrivare ad Antrodoco faccio un giro per il centro e scopro che non c’è nemmeno un ostello.

Ricomincia la pioggia e a questo punto sacrifico la seconda tappa e la percorro in autobus.

Arrivo a Rieti che è già buio e sono contento di non esserci venuto a piedi. La statale era molto più trafficata di prima e la banchina per i pedoni quasi inesistente.

Ed è qui che inizio a comporre i miei primi versi…forse le vibrazioni prodotte dalla suola degli scarponi che battono l’asfalto hanno sortito il risultato di mescolarmi i neuroni.

Così comme il sommo poeta, Bondi, anch’io mi avvalgo della libertà d’espressione, ovvero della facoltà di scrivere immani cazzate.

Questo è quanto trovo scritto sui “Diari della pedecicletta” quando raggiungo Roma dopo tanta Salaria, Cassia e Cassia bis (non ne bastava una?).

“Manifesto del Partito Camminista”

Antrodoco

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Speleo-Invasioni Barbariche

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Io e Ruggi al C.S. 28 Maggio

Certe volte è proprio difficile compiere 40 anni…

Non so…non capita spesso, anzi…

A me è capitato!
Com’è stato?
Beh…direi abbastanza difficile!

Bus del Zio

Per la prima parte niente di complicato: sono uscito Sabato sera con l’amico Ruggi che è passato a prendermi con Cobra e siamo andati al C.S. 28 Maggio dove era in programma l’esibizione di tre gruppi da pogo. Abbiamo assistito solo al concerto delle prime due bands, ma date le mie condizioni fisiche da 40enne, ho preferito apprezzare da seduto, tranne nella seconda parte della performance dei Catalani Answer per i quali ho dovuto perlomeno stare in piedi…anche a 40 anni certe cose fanno ancora effetto!
Se Cesare fosse stato li con me avremmo pogato di certo!
L’ho già fatto quando ero giovane io, con i Nirvana e avendo due costole rotte! Cosa vuoi che sia pogare con un dolorino muscolare…però sapendo (o così credevo) quel che mi aspettava il giorno dopo, ho preferito stare buono e non fare il cretino.
Anyway, la mezzanotte è sgusciata da dietro la colonna che nascondeva l’orologio appeso sopra alla cassa e sono diventato ufficialmente 40enne!
Non me ne sono nemmeno accorto…pensavo ad un qualcosa di strano, che ne so, una scossa…un fremito, un capello grigio in più…i primi a farmi gli auguri sono stati Alice e Ruggi, combinazione due tra i primi in assoluto tra tutti gli amici che vennero a trovarmi quando vivevo a Dublino! Mi succede di continuo, collego eventi odierni a cose che ho vissuto in Irlanda…devo essere homesick!
Dopo il concertino siamo andati a farci un panozzo ad un chiosco li vicino e poi via a nanna.
Prima parte di compleanno tutto sommato tranquilla.
La mattina seguente mi aspettava un avventura di quelle toste!
Alle 8 e mezza sono passati a prendermi Ennio e Sara del Gruppo Speleo Montorfano, abbiamo raggiunto Sly a Paratico e via in direzione Bus del Zio.
Il Bus del Zio è una grotta scoperta recentemente dai ragazzi e hanno pensato bene di portarmici per festeggiare i miei primi 40 anni…hi hi hi…
Hanno rischiato di essere anche gli ultimi!
La giornata era freddina, come è giusto che sia in pieno inverno in montagna…ci siamo vestiti, abbiamo messo imbraghi e attrezzatura, abbiamo percorso il tratto di bosco in salita fino all’ingresso e siamo entrati.

Io ben 5 anni dopo l’ultima volta che avevo visto la terra da sotto!
All’inizio tutto bene, siamo scesi, abbiamo scattato alcune foto e nonostante avessi qualche problema con l’imbrago che mi massacrava letteralmente i coglioni (o son dimagrito io o s’è allargato l’imbrago) un po alla volta si sono assestati imbrago ed imbragati e così abbiamo proseguito fino sul fondo.
Dopo pranzo, abbiamo provato a scavare un po dove era già iniziata la ricerca di un proseguimento del pozzo, ma il freddo, e sopratutto il fatto che eravamo già fradici ci ha fatto desistere quasi subito.
Abbiamo iniziato la risalita, e li sono iniziati i problemi, almeno per me.
L’imbrago mi faceva sempre male, nonostante i vari tentativi di sistemarlo, cosa quasi impossibile dato il fango che lo ricopriva e rendeva impossibile ogni ulteriore regolazione, e come se non bastasse dopo il primo frazionamento il mio Kroll non ne voleva più sapere di aprirsi!
I primi tre frazionamenti sono stati un incubo: appeso ad una corda, tremante di freddo, umido, pieno di fango, dolorante, stranamente ovunque tranne che per una delle costole che mi sarei aspettato!

Almeno 30 minuti che mi sono costati tutte le energie che avevo. Da li in poi non so da dove le ho pescate, ma sono riuscito ad andare avanti, canticchiando per risollevarmi il morale, e smettendo di volta in volta per riprendere fiato, per poi ricominciare a cantare…della serie canta che ti passa…più che altro i suoni gutturali che emettevo, rimbombando con l’eco cavernicolo, coprivano il suono improbabile delle ingiurie che pensavo ad ogni movimento che mi faceva venire a contatto con la tuta fradicia o il rumore delle ginocchia che scricchiolavano…o forse non erano le ginocchia…vabbè…
Devo dire che quando finalmente abbiamo raggiunto l’uscita, nonostante fossi felice di essere alla fine del supplizio, l’aria gelida che fischiava da fuori mi faceva venire dei dubbi, non sapevo quale fosse il modo migliore per soffrire: rimanere li a morire assiderato, lentamente, oppure uscire e morire assiderato comunque, ma istantaneamente!
Beh, siamo usciti…mica potevamo rimanere li…e siamo arrivati alla macchina tremando e imprecando contro tutto e tutti…o forse ero solo io…e ci siamo cambiati che ci saranno stati almeno 10° sotto zero, o forse me lo sono immaginato.
Io non so gli altri, ma togliersi l’imbrago, la tuta infangata, i vestiti fradici, rimanere in mutande, e vedere i vestiti appena tolti congelarsi sotto il tuo naso…Ci avrò messo mezz’ora ed è stato uno dei momenti di sofferenza più atroci di tutta la mia vita…infatti…40 anni…e mi son detto: ma cazzo!

Speleologi felici Ignari di ciò che li aspetta

Dovevi arrivare a 40 anni per fare ‘ste cazzate!
E mi sono anche risposto…
Ah…per la cronaca, eravamo anche in ritardo sulla tabella di marcia e quindi sono arrivato tardi alla festicciola di compleanno che i parenti avevano organizzato a casa mia…sorry!
Non succederà più!

…che decida di passare il giorno del mio 40° compleanno in grotta!
Però poi ripensandoci bene, è proprio bella la Speleologia!
Quando sei in grotta continui a chiederti chi te la fatto fare di andare ad infilarti in un buco, stretto, buio, sporco e umido e quando sei fuori dalla grotta non vedi l’ora di tornarci…certo, magari quando fa un po più caldo!



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