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Archive for giugno 2010

Ancora pubblicità…

Questa volta faccio pubblicità a qualcosa che mi vede coinvolto in prima linea.

Innanzitutto parliamo un po di speleologia.

Il termine speleologia (dal greco spélaion=caverna e lògos=discorso) è la scienza che studia i fenomeni carsici ovvero le grotte e le cavità naturali, la loro genesi e la loro natura. In quest’ambito, essa si inserisce tra le scienze che studiano la terra ed in particolare i fenomeni naturali che avvengono nel sottosuolo, tra cui il movimento delle acque sotterranee (idrologia ed idrogeologia) e la biologia (biospeleologia).

Al di là della alla sua veste prettamente scientifica, la speleologia attrae un notevole numero di persone (speleologi) che la praticano come disciplina essenzialmente sportiva. Gli speleologi spesso sono organizzati per il tramite di locali gruppi speleologici e, quando presenti, federazioni speleologiche regionali.

Fonte Wikipedia

Aggiungo io che la speleologia non è praticata dagli speleologi solo “come disciplina sportiva”.

Io direi piuttosto che si può considerare “anche” una disciplina sportiva, in quanto l’andare per grotte abbastanza frequentemente richiede un minimo di allenamento e preparazione fisica.

Ma chiamare la speleologia disciplina sportiva sarebbe alquanto riduttivo.

Chi va in grotta ci va per molteplici ragioni.

C’è lo spirito d’avventura che provavano gli esploratori quando mezzo pianeta era ancora da scoprire (da parte degli occidentali, non certo delle popolazioni aborigene che già abitavano quei luoghi) e si andava verso l’ignoto non sapendo bene cosa ci fosse oltre il mondo conosciuto.

C’è la curiosità di vedere cosa si nasconde nelle viscere della terra. Chi da adolescente non ha sentito il desiderio, leggendo “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne, di intraprendere un viaggio fantastico come quello raccontato dal grande scrittore Francese? Come?…Non avete sentito nessun desiderio? Allora saltate al prossimo post.

La speleologia è una sorta di ultima frontiera dell’esplorazione.

Ormai si conoscono tutti gli angoli più remoti del nostro pianeta: con google map o earth possiamo zummare praticamente ovunque, a breve sarà possibile sbirciare le tette delle bagnanti in topless…si mormora che i nuovi sistemi GPS saranno molto precisi, con margini di errore di pochi centimetri 🙂

Si può vedere la luna con tutti i suoi laghi vuoti, quindi niente topless 😦

E qualcuno dice anche di esserci stato sulla luna a piantar bandiere…

Si conoscono stelle lontane migliaia di anni luce.

Le vette più alte del nostro pianeta  ormai sono diventate mete turistiche nonché discariche, la foresta tropicale tra qualche anno non esisterà più così finalmente potremo vedere cosa ci sta sotto gli alberi, i mari…beh, tra una chiazza di petrolio e l’altra si può ancora intravedere qualche pesce che boccheggia, i ghiacci dei poli si sciolgono e tra qualche anno ci si potrà andare per un big mac.

Ma la grotte, o meglio, le grotte non turistiche hanno il fascino dell’ignoto, dell’inesplorato, del mistero che vi si cela. E speriamo rimanga così per un altro po, finché non si riuscirà ad inquinare anche quelle!

In grotta c’è spazio anche per chi è appassionato di geologia, di acqua, di piccoli animaletti che vivono solo in ambienti ipogei, di fotografia, di suoni, di silenzio, di buio e di colori riflessi…c’è ne per tutti!

Alcuni psicologi poi sostengono che la ragione che spinge gli speleologi ad infilarsi in un buco sia una sorta di desiderio inconscio di rientrare nel grembo materno…alcuni speleologi sostengono che alcuni psicologi andrebbero infilati di forza in un buco e murati dentro…

Io per esperienza personale posso dire che ciò che più amo della speleologia, è la condivisione con altre persone dell’entrare in grotta, scendere in compagnia, mangiare tutti insieme seduti attorno alla poca luce dei nostri caschi, aiutarsi nei momenti difficili e ridere e scherzare a iosa, un po perché l’acetilene prodotto dal carburo che si utilizza per alimentare la fiamma sul casco, ha un non so ché di allucinogeno e un po per sdrammatizzare quando qualcuno si trova in difficoltà o quando si è stanchi…perché ci si stanca!

Ovviamente se chiedete a qualche altro speleologo, smentirà tutto ciò che vi sto raccontando e vi dirà che la speleologia è uno sport, oppure che è pura esplorazione, oppure che è una sfida con se stessi…

Può darsi…ognuno la prende a modo suo!

Io preferisco fare il turista e di volta in volta l’esploratore o il disostruttore ma non ho la priorità di dover arrivare primo o di dover affrontare l’abisso più profondo o il meandro più difficile o di dover scoprire l’inimmaginabile. Se capita bene, ma mi diverto anche così, a fare il turista sotterraneo.

E visto che prima o poi ci dobbiamo andare tutti sottoterra, ho il vantaggio di sapere già com’è 🙂

Detto questo riguardo alla speleologia vorrei parlarvi ora del Gruppo Speleo Montorfano.

Qui di seguito una breve introduzione riportata dal sito ufficiale del G.S.M. www.sotatera.info e dalla pagina facebook.

All’inizio degli anni anni ottanta, un gruppo ristretto di amici di Coccaglio in provincia di Brescia, condividevano la passione per la montagna. Scoprirono man mano i vari aspetti sportivi e scientifici che questa poteva offrire: dall’arrampicata in palestra allo sci-alpinismo, dalla fotografia alla botanica d’alta quota… Ma una cosa li intrigava particolarmente senza essere troppo esperti: la speleologia.

Con conoscenze di alpinismo, da speleologi provetti autodidatti, riuscirono ad avvicinare molti giovani che come loro sentivano il richiamo dell’oscurità. Più il gruppo si allargava, più si sentiva la necessità di andare oltre quella che era l’escursione domenicale e nel contempo, l’organizzazione divenne necessaria.

Fu così che a metà degli anni novanta nacque ufficialmente il Gruppo Speleo Montorfano (GSM), riconosciuto ufficialmente all’interno di quella che adesso è la sezione CAI di Coccaglio. Si frequentarono corsi tecnici e di aggiornamento così da apprendere conoscenze che, affiancate al costante allenamento, permisero di produrre una capacità tecnica e un bagaglio di esperienza tali da poter intraprendere un’attività sistematica di esplorazione del territorio.

Il GSM si propose come fine:

• La salvaguardia dell’ ambiente ipogeo, con particolare riguardo alle aree carsiche del Sebino Bresciano.
• La documentazione cartografica e fotografica dell’ambiente sotterraneo.
• La divulgazione delle conoscenze speleologiche a scopo di tutela ambientale.
• L’ esplorazione di cavità naturali e artificiali a scopo scientifico.

Il gruppo è tuttora parte integrante della sezione C.A.I. di Coccaglio (Bs), Via P.Paolo VI n°6.

Dal 2000 in poi, alcuni membri del gruppo, hanno preso parte a numerose esplorazioni importanti in aree carsiche nuove e storiche: il Pian del Tivano, le Grigne, o aree poco conosciute in Sardegna, per citarne alcune, oltre ad aver partecipato a spedizioni internazionali.

Attualmente, il gruppo fa parte del Progetto Sebino, dedicandovi quasi la totalità delle energie, e prosegue con metodicità ricerche anche sul Monte Guglielmo.

Che dire. Io mi sono unito a questo gruppo di matti una decina di anni fa, quando fu organizzato un corso di avvicinamento alla speleologia. Mio fratello ed altri amici facevano già parte del gruppo da alcuni anni.

Ho abbandonato per 5 anni quando mi sono trasferito in Irlanda ma da quando sono tornato non mi sono perso una riunione o un uscita in grotta.

Col tempo alcuni se ne sono andati (nel senso che sono usciti dal gruppo) ed altri si sono aggiunti man mano che si organizzavano nuovi corsi.

Allo stato attuale il gruppo conta una dozzina di membri più o meno attivi e spesso e volentieri si collabora con altri gruppi come l’ S.V.T. (Gruppo Speleo Valtrompia) e al Progetto Sebino.

Le attività del nostro gruppo si svolgono prevalentemente in zone limitrofe, Sebino Bresciano e Bergamasco, prealpi, altopiano delle Cariadeghe, Monte Guglielmo etc, ma capita anche di sconfinare e di arrivare in Sardegna o in Veneto o addirittura in Venezuela (correggetemi se sbaglio) come il nostro Alessandro che si unì ad una spedizione a caccia di grotte sui tepui qualche anno fa.

Di recente si è deciso di passare un weekend in Agosto con gli amici dell’ S.V.T. alla Grotta del Buco Cattivo (vedi rilievo) (se non ci hai capito niente vedi le foto su questo sito) nelle vicinanze delle ben più note Grotte di Frasassi.

Oltre a visitare grotte già note, ovvero segnate a catasto, a volte organizziamo esplorazioni in zone dove si presume ci possano essere ingressi di cavità ancora nascosti e ignoti, molto spesso si seguono le segnalazioni dei locali che magari si sono visti sparire una mucca di sotto i piedi e quindi si presume sia sprofondata da qualche parte…no?

I locali, specialmente i “veci” sono la fonte migliore per trovare buchi nuovi o magari vecchi ma dimenticati o coperti dalla spazzatura o per l’appunto resi inagibili per via di una mucca morta che ne ostruisce l’ingresso.

Poi si dovrebbero seguire altri criteri quando si va in esplorazione…morfologia del terreno, geologia, sorgenti…io sono ancora un po ignorante in materia quindi mi affido ai compagni che ne sanno un po più di me di queste cose, e non ci vuole molto 🙂

Tra le attività che abbiamo svolto frequentemente in passato ci sono anche le visite guidate in grotta o in miniera per far vedere cosa si cela nelle viscere delle montagne anche a chi non è mai stato in un ambiente ipogeo, o magari ci è stato e gli è piaciuto.

Io ebbi l’immenso piacere di fare il “cicerone” alla miniera “4 Ossi di Grignaghe” (vedi foto a lato) qualche anno fa per un gruppo di volontari provenienti da tutta Europa, cimentandomi in un impresa piuttosto ardua, cioè spiegare in Inglese, che allora “strimpellavo” appena, la storia della miniera e i nomi dei minerali in essa presente.

Sono sicuro che i ragazzi si divertirono molto allora, ma non so quanto abbiano capito di ciò che volevo dire…e non so nemmeno se gli stavo dicendo delle cose vere visto che le mie traduzioni erano semi-improvvisate…

Comunque, i tempi si sono evoluti, gli anni sono passati e le visite guidate in grotta e in miniera le facciamo ancora.

E infatti arriviamo alla PUBBLICITA’!

Per i mesi di Luglio e Agosto il G.S.M. organizza 4 giornate di visite guidate alla grotta Büs del Quai in località Covelo a Iseo, Brescia.

Qui sotto la locandina dell’evento.

Che altro posso aggiungere, le informazioni le potete ottenere al momento delle prenotazioni che vengono accolte dall’IAT di Iseo, vi diranno loro tutto ciò che c’è da sapere.

Non vi parlerò qui del Büs del Quai, se volete sapere com’è venite a vederlo!

E il resto ve lo racconteremo noi quando sarà il momento di varcare la soglia e mettere il naso dentro la grotta.

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Già…

Dun Laoghaire, Irlanda

Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe finita così?

Immagino la vostra delusione, perlomeno quella di chi mi ha seguito fin dall’inizio…beh…voi provate ad immaginare la mia delusione…anche se oramai me ne sono fatto una ragione.

E comunque da qua riparte un tipo diverso di cammino…

Io ci ho creduto in questa avventura, forse ci ho creduto troppo, ma se non ci si prova non si può sapere come andrà a finire.

Nelle 3-4 settimane successive allo stop forzato del mio cammino, dovuto alla mancanza di fondi e all’assoluto niente di nuovo sul fronte sponsor o soldi dovuti dalla mia precedente vita Irlandese, ho continuato a crederci.

Mi dicevo…vedrai che qualcosa si muove…vedrai che almeno una delle centinaia di email che hai mandato impietosirà qualcuno e troverai chi ti sponsorizza ulteriormente, vedrai che i tuoi crediti dall’Irlanda arriveranno, nonostante la crisi…macché…nada…

All’inizio della quarta settimana di pausa, il sogno di portare a termine comunque e ad ogni costo la mia impresa ha cominciato a svanire lentamente fino a che si e spento del tutto…

Forse avrei potuto fare di più, che ne so, sbattermi ed organizzare un evento per raccogliere fondi, oppure cercare contributi in direzioni diverse da quelle percorse finora, non c’è dubbio, ma se non ho fatto di più vuol dire che va bene così…

E’ stata dura!

Per chi si ricorda di quella volta che me ne andai in Australia per rimanerci e siccome c’erano troppi cavilli burocratici me ne dovetti tornare in Italia dopo 2 mesi con la coda tra le gambe, ecco…questo è stato qualcosa di molto simile, solo che stavolta non sono dovuto tornare perché qua già ci stavo.

E stata dura, fermarsi dopo tanto camminare, risvegliarsi nello stesso letto tutti i giorni dopo aver bivaccato e dormito ovunque, non avere l’orizzonte la davanti ad attendermi, non avere un posto dove arrivare prima di sera…incontrare la stessa gente tutti i giorni invece di perfetti sconosciuti…guardare fuori dalla finestra e vedere lo stesso paesaggio.

Anche se sono stato on the road solo per un mese, credo di aver capito abbastanza bene cosa significhi viaggiare a piedi.

E’ tutta un altra cosa, è tutto un altro viaggiare, è come leggere un bel libro pagina per pagina, con la curiosità di sapere come va a finire, e dopo un po e difficile farne a meno.

E’ come guardare fuori dal finestrino di un treno che va al rallentatore, le immagini che passano lente e si ha il tempo di coglierne le sfumature, di vedere quello che di solito, viaggiando a velocità di crociera, ci sfugge come quando passando accanto ad un bel panorama ci si sporge finché un albero o una collina ci nascondono quello che stavamo ammirando e quello che ci è sfuggito non ci resta che immaginarcelo…a piedi basta fermarsi e non serve immaginare nulla, è tutto li davanti a te!

Viaggiare a piedi ti consente di apprezzare la bellezza della natura in ogni minimo dettaglio, di chiacchierare con degli sconosciuti, di sentire i propri passi che ti portano da qualche parte, cosa alla quale non facciamo quasi più caso da che siamo divenuti motorizzati…chi li ascolta più i propri passi?

Gli odori, il profumo dei fiori, i rumori degli insetti che ronzano nei prati, i cani che abbaiano…ma anche il frastuono dei TIR che ti sfrecciano accanto sulla Cassia e il martellare degli scavatori quando oltrepassi una cava, lo smog delle statali e il fango che ti schizzano le auto dopo un acquazzone…

Sensazioni indescrivibili, bisogna provarle.

Dicevo che è stata dura, come quella volta che ho rinunciato all’Australia, ma forse pensandoci bene, non così dura…

Lasciando un cammino ne ho iniziati altri che mi hanno aiutato a superare il momento di sconforto.

Strettoia strettissima

Ho continuato a camminare per monti e campagne per non perdere le sensazioni appena trovate durante il viaggio, accompagnato di volta in volta da fratello, nipote, cane e amici vari.

Ho ripreso a praticare regolarmente la speleologia che avevo abbandonato da quando mi ero trasferito in Irlanda, partecipando a tutte le uscite del corso speleo di quest’ultimo mese.

Con gli amici speleologi, vecchi e nuovi, mi sono immerso nuovamente in una delle attività che mi ha sempre dato tante soddisfazioni, e sempre con alcuni di loro ho iniziato ad avvicinarmi e ad esplorare nuovi mondi come la botanica e la ricerca di fossili in cava.

Prossimamente si andrà a cercare l’oro col setaccio!

Abbiamo iniziato ad organizzare visite guidate in grotta ed in miniera per la prossima estate, ma non solo…ad ogni incontro spunta una nuova idea…e ne abbiamo molte in cantiere.

Ho dato il mio piccolo contributo, con immenso piacere, ai più vari e disparati progetti tra i quali le riprese per il videoclip “My favourite waltz” di Lalla, con l’ormai consolidato gruppo di tecnici, nonché grandi amici, della Frame Lab e ho partecipato per la prima volta sabato scorso, all’interessantissimo “Progetto Fontane” dell’amico Stefano e compagnia bella, e dico bella perché raramente si incontrano persone così…

Mi sono trasformato in Alberto-mani di forbice aiutando l’amico Patrick nel suo lavoro di giardiniere, riscoprendo il gusto del lavoro manuale e all’aria aperta, che un po avevo perso a Dublino, tranne nelle rare occasioni che mi hanno visto “giardiniere per caso” nel ambito del mio lavoro come assistente per anziani.

Dopo il live show degli amici Antipop

Non sono mancate serate e uscite a tema.

Ovviamente chi mi conosce sa che i miei temi preferiti sono buona musica, buona birra, buon vino e buon cibo rigorosamente in buona compagnia…non sono certo mancate le occasioni.

Insomma…che mi manca?

Beh…siccome l’uomo è per natura difficile da accontentare, direi che per qualcosa di trovato o ritrovato, mi sono perso qualcos’altro.

Ci tenevo veramente ad arrivare in Portogallo per fine Luglio, e ci tenevo a farlo sopratutto per me stesso, anche se ovviamente mi sarebbe poi piaciuto raccontarlo ad altri.

Parte essenziale del viaggio è anche condividerne le esperienze, i retroscena, le sensazioni con chi vuole ascoltare, e un po mi dispiace che non lo potrò più fare.

Non mancheranno certo le occasioni per riprovarci e non mancheranno altri viaggi, chissà per dove e chissà in che modo…mi mancherà non aver centrato un obbiettivo come questo con tutti i significati che gli avevo attribuito.

Comunque visto che con i se non si va da nessuna parte, meglio far tesoro dell’esperienza di un mese passato “per strada” e iniziare a pensare ad altri obbiettivi.

Non è detto che se avessi avuto i mezzi per portare a termine questo cammino, ce l’avrei fatta ad arivare…tante cose potevano succedere, come ad esempio la storta che ho preso al ginocchio domenica scorsa durante l’ultima uscita del corso speleo.

Oggi ho dovuto andare in cantina a recuperare le stampelle che mi ero portato dall’Irlanda qualche anno fa quando mi ruppi un alluce…

Ho un ginocchio gonfio come un melone…chissà…se avessi continuato il mio viaggio domenica mi sarei potuto trovare sui Pirenei e il mio ginocchio avrebbe ceduto all’improvviso, e allora si che sarebbe stata dura…ritirarsi a poco più di un mese dal traguardo. Una vera disfatta! Beh, adesso e facile dirlo, ma forse è stato meglio così…o forse no?

E adesso?

Io continuerò a raccontarvi di altri cammini, miei e di altri, piccoli e grandi, fisici e mentali.

L’importante come dice il saggio, e me lo disse anche Roberto di Sinalunga che saggio lo è davvero, è avere sempre un obbiettivo da raggiungere, piccolo o grande che sia.

Vi chiedo scusa per avervi e per essermi illuso che ce l’avrei fatta ad arrivare fin dove mi ero prefisso.

Chiedo scusa anche a Cristo e a Kurt Cobain per il titolo che non c’entra nulla…però suonava bene…

Il prossimo passo sarà più corto della gamba, ammesso che il ginocchio me lo conceda!

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