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Archive for aprile 2010

Oggi non mi va di pensare a quanto mi deprime la mia situazione  statica…

E’ vero che questo blog è nato principalmente per raccontare, a chi è interessato ad ascoltare, le peripezie di un pedone viaggiatore e le sue, a volte un po scombinate, riflessioni…

Ma è anche vero che il sottotitolo del blog è “viaggi celebrali e pensieri bipedi”, quindi bisognerebbe essere in grado di far viaggiare le idee, qualora si sia impossibilitati a portare a spasso il proprio cervello.

Quindi da oggi farò così…vi proporrò un po di idee.

Farò pubblicità gratuita, anche se la pubblicità non è mai veramente gratuita…innanzitutto  fa bene a chi ne trae vantaggio in prima persona, al di la del riscontro economico (che è quello che mi piace meno, dato il mio pessimo rapporto col denaro e con tutto ciò che gravita attorno al denaro…quindi praticamente tutto…)…(???)….

Va beh…

Continuiamo…mi sono incartato, come si dice…

La pubblicità in questo caso fa bene anche a chi la propone, perché se a me piace un idea e la pubblicizzo, forse altri verranno a conoscenza di questa idea, e saremo in tanti a condividerla.

Non è sempre un bene…a volte le cose sono belle anche perché sono note a poche persone…l’esempio classico potrebbe essere un laghetto di montagna.

Finché lo conosciamo in quattro gatti, siamo sicuri che ogni volta che ci torneremo lo ritroveremo così come l’avevamo lasciato…

Quando poi si sparge la voce che c’è questo bel laghetto e la gente comincia ad arrivare in massa, stai pur sicuro che il laghetto si riempirà di rifiuti nell’arco di poche settimane, ci costruiranno un parcheggio sopra (per permettere al  cavedano motorizzato di portare la moglie a fare spese) e un centro commerciale (assolutamente vitale per la carpa massaia e per la tinca che ha poco tempo per cucinare) e per finire una seggiovia per i salmoni di una certa età che non ce la fanno più a risalire con le proprie gambe…pardon…pinne…

E alla fine del laghetto rimarrà solo un vago ricordo!

…Oggi devo avere dei problemi con i neuroni che elaborano le parabole, gli esempi e i concetti astratti…

Torniamo alla pubblicità!

Allora, la prima che vorrei lanciare è: tadaaaaa!

“The Miss Kiss”

I bollari: nessuna banca ve li cambierà!

The Miss Kiss” è, o meglio sarà, visto che la presentazione in anteprima è programmata per Giovedì sera, il videoclip del omonimo singolo in uscita di Boris Savoldelli. E che sarà incluso nel nuovo album Biocosmopolitan.

Per quei pochi che ancora non conoscessero Boris, potete visitare il suo sito http://www.borisinger.eu/ e scoprire vita, bio, miracoli, retroscena, e quantaltro…oppure chiedere a me…

Dal canto mio vi posso dire che Boris è un grandissimo amico (abbiamo 80 amici in comune in Facebook!)…(lol)…che poi…che cazzo vuol dire lol?…

Scherzi a parte, seguo Boris da quando ancora manco sapevo come si chiamasse, probabilmente ci saremo visti quando lui suonava con gli Ultimatum al Public House, storico locale dove Camuni e non si trovavano tutti i martedì sera per una sana dose di musica live e birra a fiumi…

Ci siamo conosciuti grosso modo a cavallo tra un millennio e l’altro, dopo una sua esibizione sempre al Public House (non sto facendo pubblicità al locale, che per come lo intendevamo noi, non esiste più, è finito!) con i No Way Out. Io mi avvicinai e gli chiesi il numero o l’email e gli dissi di farmi sapere quando avrebbero suonato ancore nei dintorni, e così ho coinvolto qualche amico amante della buona musica, ed  abbiamo iniziato a seguirli ovunque. Proprio come delle groupies…

Boris non lo sa, perché non credo di averglielo mai detto, ma noi più che dalla sua voce, all’inizio eravamo stati colpiti dai virtuosismi del buon vecchio Max Gabanizza al basso e dal martellare del mitico Maurino Ferretti che trattava la batteria come dei barattoli vuoti di borlotti da schiacciare e rendere pronti per il riciclaggio.

All’epoca il gruppo era molto attivo e proponeva covers dei Police, Jimi Hendrix, Red Hot Chilli Peppers e Spin Doctors, ora i molteplici impegni dei vari membri della formazione hanno ridotto le date dei No Way Out, ma se vi capita non perdete occasione di vederli!

Sono un gruppo di vecchi amici che nonostante l’età (hi, hi, hi…cazzo rido? Io e Boris abbiamo la stessa età…) ha mantenuto lo spirito e la verve dei bei tempi…

Tornando al nostro eroe…dai tempi dei No Way Out ad ora ne è passata di acqua sotto i ponti, Boris ha continuato a cantare per locali e a divertirsi, ha collaborato con numerosi artisti di fama nazionale e anche internazionale dando vita a progetti interessantissimi quali i Brother K e i Kamakiriad, solo per citarne un paio, ha cercato una sua strada rimanendo aperto mentalmente e musicalmente ad ogni genere (tranne la macarena), spaziando dal funky al rock, dal blues al jazz, ma portando avanti seriamente il suo progetto che è quello che prevede l’annullamento progressivo di tutti gli strumenti musicali conosciuti nell’universo, per sostituirli mano a mano con la sua voce looppata.

Si perché Boris, secondo me, sta facendo un po in musica quello che il nostro malvoluto presidente del consiglio ha fatto in politica…cioè, vuole fare tutto lui!

Sostituirsi a chi copre altri ruoli, rimpiazzare tutte le posizioni esistenti con se stesso, fino a trasformare il concetto di musica suonata da una band in un monopolio della voce!

Basti pensare che nel video di “The Miss Kiss” Boris Savoldelli interpreta 13 personaggi o giù di li…ne potete vedere qualcuno a questo link.

Io, che ho avuto l’onore di collaborare alle riprese del video, in qualità di fact-totum, mi sono ritrovato ad un certo punto, nelle vesti di controfigura, a dovermi spostare su indicazioni del regista Ale “Cana” Romele, ma sotto suggerimento del dictator, sempre più a sinistra…ancora un po….un altro po….ecco, ora guarda in basso…piega la testa leggermente a sinistra…ecco….cosi….bene!

Così va bene, non ti si vede più!

Cioè…per farvi capire con chi abbiamo a che fare!

Quando, in un non lontano futuro, i musicisti si ritroveranno al bar, disoccupati a parlare dei bei tempi quando ancora il suono della chitarra lo faceva una chitarra, allora potremo dire…colpa di Boris!

Lui e il suo fottuto looper!

Ad ogni modo, se tra di voi c’è qualche musicista…se pensate di poter sopportare la cosa, se non temete di dover confrontare le vostre maracas col css-css-csss-cssss di Boris o la vostra Ibanez con il suo wha-wha-whaioeioieoie-wha vi consiglio di accorrere numerosi Giovedi 22 Aprile alle 20:15 alla sala 1 del cinema Garden di Darfo Boario Terme dove avverrà la presentazione del video.

Forse possiamo ancora fermarlo…forse c’è ancora speranza per gli strumentisti…

Fine.

Qui sopra due dittatori a confronto: Boris Savoldelli e Demetrio Stratos.

Da notare le somiglianze: solitamente chi complotta per prendere possesso del palco, eliminando uno ad uno tutti gli oppositori della voce, si circonda di microfoni e scartoffie piene di codici segreti cifrati.

http://www.themisskiss.eu/

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Prima di entrare in Grotta "Orecia del Parlo"

No, non sono io e non sono nemmeno i miei scarponi, anche se ci penso ogni giorno.

Penso al lento scorrere della strada sotto ai miei piedi e al paesaggio che cambia impercettibilmente ma inesorabilmente.

Credo sia una cosa normale dopo aver vissuto per strada un mese intero, con un nuovo orizzonte da raggiungere ogni giorno e da lasciarsi alle spalle il giorno successivo.

Quando dico che qualcosa si sta muovendo si tratta piuttosto di qualcosa che si agita dentro di me e che paradossalmente mi sta portando sempre più lontano da qui con la testa, pur rimanendo fermo con i piedi ben saldi a terra…quelli ancora poco e mettono radici…mi ero così abituato al cammino, sopratutto fisicamente.

No…non sono nemmeno dolori intestinali ma sempre di dolore stiamo parlando.

Si tratta di un attacco di insofferenza senza precedenti!

Mi ero abituato troppo bene lontano dal “bel paese”.

Cinque anni vissuti in Irlanda, poi qui da Ottobre a Febbraio impegnato a preparare il mio viaggio, quindi un po fuori dalla realtà e con la testa altrove, anche se fisicamente in Italia, e per finire tutto Marzo trascorso camminando da L’Aquila ad Avenza e perciò in un contesto diverso da quello attuale, piuttosto statico.

Cinque anni e mezzo lontano da tutto questo, dall’Italia, da casa, da dove sono cresciuto, da dove ho vissuto più di 30 anni della mia vita, e da dove me ne andrò nuovamente prima o poi.

E dove, continuando le cose ad evolversi (anzi forse meglio dire a regredire) in questo modo, difficilmente tornerò a vivere in futuro…

Si perché non ne posso più di questo paese!

Mi è bastato rimanerci fermo per poco meno di un mese per arrivare ad una totale insofferenza nei suoi confronti, e nei confronti della sua gente che è poi anche la mia gente.

Non ho certo abbandonato il progetto del cammino.

Ripeto per chi se lo fosse perso: si tratta solo di un disguido, i fondi che mi aspettavo non sono ancora arrivati e finché non ci sono quelli non posso ripartire, e si tratta comunque solamente di una questione di tempo.

Non ho fretta, per quanto riguarda il mio viaggio, non ho fatto scommesse con nessuno, non ho scadenze o calendari particolari da rispettare.

Certo quando riuscirò a ripartire, dovrò attraversare il mio paese ancora per qualche settimana prima di sconfinare in Svizzera, ma il camminare lento, ricominciando da dove l’ho interrotto, mi terrà la mente impegnata abbastanza per non pensarci troppo.

Non vedo l’ora di ripartire al più presto, e questo è normale che avvenga ad uno che ha sospeso momentaneamente un viaggio per cause indesiderate, ma lo è ancora di più per il fatto che dentro di me sta succedendo qualcosa.

Io sono allibito!

Ogni giorno rimango sempre più incredulo per ciò che sta accadendo a questo paese e alla gente che ci vive!

Dovrei averci fatto l’abitudine, ma non posso e non riesco a credere a quello che succede attorno a me.

Oramai non passa un giorno senza che non ci arrivi una notizia di intolleranza, di razzismo, di maltrattamenti verso chi non è conforme, chi non è uguale all’ ENORME massa di pecoroni mediocri, tele-anestetizzati e ipocriti per non dire imbecilli, che vorrebbero fossero tutti come loro.

Vale a dire: bianchi, cattolici, eterosessuali, Italiani (o meglio ancora Padani), che sognano per i loro figli un futuro da velina, da calciatore o da manager oppure in TV a fare qualche idiotissimo reality show, preparato appositamente per un pubblico di idioti, o per tenere a quel livello chi ancora un cervello ce l’ha e potrebbe rischiare di usarlo per altre cose.

Pagina Facebook in supporto ad Emergency

Guai a tutti gli altri! Attenti ai comunisti, ai gay, agli extracomunitari (ma valgono anche gli americani?), ai musulmani, agli abortisti, agli ecologisti, a quelli di Emergency, ai terroristi (quali sono tra le due fazioni? perché io ancora non l’ho capito!), ai magistrati, alle toghe rosse, ai popoli viola, ai Grillini, ai Dipietristi, a Travaglio ad Annozzero, ai PM.

Attenti a chi non la pensa come loro, perché potrebbero influenzare negativamente lo standard-pensiero che ormai non è più opera di un singolo cervello, che ragiona e trae conclusioni in completa autonomia, come ai bei tempi che furono, ma che scaturisce da un insieme di menti capaci solo di belare pensieri foto-copia, nessuno fuori dal coro se no viene cacciato dal gregge!

Direte voi: un cervello un idea, cento cervelli cento idee!

Beh, dipende…

Se i cento cervelli sono “abituati” a pensare in sintonia produrranno una singola idea “allargata”, e perlopiù non sarà neanche caratterizzata da tutte quelle componenti che renderebbero l’idea unica ed originale, quali una forte personalità, l’intuito, il genio, le differenze culturali, l’esperienza di chi l’ha avuta.

Sarà piuttosto un guazzabuglio di pensieri confluiti in un unica idea impersonale ma che metterà d’accordo tutti. Tranne gli anticonformisti e chi pensando ancora con un cervello proprio, non sarà d’accordo.

Beh?

Oggi si preferisce fare parte del gregge e guai se anziché un belato ti scappa un muggito o un nitrito!

Sarai etichettato come diverso e per te sarà finita…

Al bar si discute e ci si appassiona solo per il calcio.

Una volta lo si faceva anche per la figa e per la politica…

Passi la figa, anche se il machoman padano sembra averla un po abbandonata a discapito del trans… non sa parlare d’altro ghignando come un cretino ogni volta che sente o dice la parola “”trans, perché secondo me, nella sua più totale ignoranza, non ha ancora capito bene di cosa si tratta.

Ma il confronto politico? Non esiste più…

Adesso se vai nel baretto del paese, ci sono solo quattro leghisti rozzi ed ignoranti che sbraitano cazzate e tutti gli altri, me compreso, se ne staranno zitti.

Chi perché è d’accordo con le affermazioni dell’imbecille di turno, chi non gliene può fregare di meno, chi magari è leghista ma non rozzo e ignorante e chi invece, come me, sta zitto e stringe i pugni facendo finta di niente perché se parlasse, ci sarebbe una rissa ogni volta e probabilmente passerebbe la vita in galera per aver strozzato qualcuno in un bar…

Lettera del benefattore su "Il Fatto"

Nelle famiglie e fuori dalle scuole si discute delle vicende, che penso quasi tutti conoscerete, riguardo alla mensa di Adro ed al fatto che un benefattore abbia fatto una donazione per coprire il buco lasciato scoperto da alcuni dei genitori che non avevano pagato la retta.

Ma anziché trarre spunto da un gesto estremo come questo, per imparare qualcosa ed in futuro agire diversamente prima di ritrovarsi nuovamente nella stessa situazione, cosa fanno alcuni dei genitori degli altri alunni?

Si arrabbiano perché loro la retta l’hanno pagata e non è giusto che chi non l’ha pagata se la sia cavata così…e allora, non paghiamo più nemmeno noi…fa niente se magari quelli che non hanno pagato non ce la facevano proprio. Ah è vero, la maggioranza di loro erano extracomunitari…eh, allora…

Quei genitori che si sono lamentati secondo me sono dei poveri imbecilli!

Si perché essere gelosi di chi non ha pagato perché magari non se lo poteva permettere, solo perché è stato aiutato da un benefattore è proprio da imbecille, e il loro gesto di protesta di non voler pagare la mensa in futuro, perché anche gli altri non l’hanno fatto, rappresenta quello che è il pensiero dominante oggi in Italia.

Non ha pagato lui, non voglio pagare nemmeno io!

Ha fatto così lui? Farò così anch’io! Come i bambini capricciosi dell’asilo…

Ricordatevi che così facendo giustificate l’azione di chiunque ruba, o non paga, o evade il fisco, o non si comporta onestamente…state facendo la stessa cosa e vi sentite autorizzati a comportarvi così perché l’ha fatto qualcun altro…roba da matti!

E poi se la prendono con il sud perché son tutti mafiosi e vogliono fare il federalismo per combattere lo spreco…ma se voi siete mafiosi quanto loro!

L’arte dell’arrangiarsi, ahimè, non è solo dei terroni…ci siete dentro tutti: favoritismi, evasioni, delinquenza…assumete operai in nero, pensate che il non pagare la mensa per protesta sia una cosa dignitosa per una persona che va a prendere i figli a scuola col Suv? Se avete i soldi per fare andare il Suv allora non rompete i coglioni e lasciate fare ai benefattori quello che devono fare, cioè del bene, se no non si chiamerebbero così!

E non attaccatevi al fatto che qualcuno non ha pagato per non pagare nemmeno voi.

Lo ripeterò fino ad esserne stanco…queste persone sono degli imbecilli! Auguro a loro un giorno di trovarsi nella stessa situazione e di dover subire le stesse umiliazioni.

Imbecilli!

In Italia siamo al medioevo per quanto riguarda i diritti dei gay.

Per forza…abbiamo degli eminenti cretini come il cardinal Bertone che trovano, laddove nessuno c’era mai riuscito prima, dei nessi tra omosessualità e pedofilia!

Ma da che pulpito viene la predica? (E’ proprio il caso di dirlo!)

Ma dico? Tutti queste brave persone, questi cristiani, questi paladini del crocifisso e dei valori della famiglia, tutta la carità e la fratellanza sbandierate a destra e a sinistra e cantate in chiesa…dove cazzo sono?

O forse mi sono perso qualche passo del vangelo e la carità vale solo per i bianchi, i ricchi, gli etero, i cittadini comunitari, meglio se Italiani e meglio ancora se Padani?

E i politici?

Lasciamo perdere che è meglio…

E poi se dici che c’è qualcosa che non va bene tirano fuori la solita storia del comunista…e basta!!!

Ma dove sono tutti questi comunisti? Io vorrei vederne uno per toccarlo, sentire se è vero e vedere come è fatto.

Ma possibile che ci siano ancora tanti dementi che ci credono? Perché qui non si tratta di essere di destra o di sinistra, qui si tratta di buon senso, di usare il cervello senza che ti suggeriscano ogni volta qual’è la risposta giusta. La sinistra di oggi non ha un cazzo a che fare con i comunisti.

Chi l'ha vista?

La sinistra di oggi è una brutta copia della destra, ne condivide ideali e intenti, ma a differenza della destra è incapace perfino di mettersi d’accordo sul nulla.

Se ci fossero tutti questi comunisti in Italia, sarebbe tutto molto diverso.

Potremmo essere l’ultima roccaforte del comunismo mondiale come lo sono stati Cuba o la Cina o il Vietnam oppure potremmo avere una sinistra che fa l’opposizione al governo, ma in Italia non v’è pericolo ne dell’uno ne dell’altro caso.

Di Pietro non è comunista. Di Pietro è giustizialista. Avete mai conosciuto un carabiniere di sinistra? Io no!

E’ vero che non bisogna generalizzare, ma generalmente un militare o un agente delle forze dell’ordine è più di destra che di sinistra. E allora mi spiegate dove cazzo sono tutte queste toghe rosse e tutti questi PM bolscevichi?

Di Pietro sta a sinistra solo perché dice cose che dovrebbero essere dette dal PD.

Grillo non è comunista.

Grillo è un comico che ha costruito delle liste con tanti giovani, e ha fatto del linguaggio semplice e spiccio la sua arma: meno politichese e più fatti.

Se avete mai ascoltato uno dei suoi show o dei suoi comizi, o video o quant’altro, non fa certo complimenti nell’attaccare a destra a sinistra e anche al centro.

Il popolo viola non è di sinistra, basta andare sulla loro pagina, c’è scritto chiaro e tondo!

Poi se voi preferite credere a quello che vi dice il Giornale di Feltri, che continua a venire sospeso ad intermittenza, ovviamente perché non è un giornalista ma un bufalaro, e a tutti i suoi simili, fate pure.

Però una persona intelligente s’accorge quando gli si racconta una cazzata. Mi viene un atroce dubbio: altro che metà Italiani coglioni…mi sa che son di più!

Io non sto difendendo nessuna di questi personaggi, sto solo dicendo che questi non sono comunisti.

Chi non è d’accordo con uno di destra non è per forza di cose comunista, infatti può essere del PD, DiPietrista, Radicale, Grillino, del Popolo Viola, Socialista di quel cazzo che volete o anche comunista, ma andate a leggervi le percentuali nelle votazioni e poi imparate a chiamare i vari anti-berlusconiani o chi non sta a destra col loro nome

E lo sto dicendo a chi vota a destra perché penso che chi è di sinistra sappia ancora distinguere tra un movimento comunista ed un flacone di sonnifero come il nostro PD.

Tanto è tutto inutile…con chi sto parlando?

Mai come in queste settimane, anzi direi come in questi giorni, avevo visto tanta incoerenza, cattiveria, testardaggine da parte di chi vota a destra nel negare tutto ed il contrario di tutto pur di non ammettere che qualcosa di sbagliato c’è anche nel tanto esaltato modello consumista e capitalista…

E chi vota a sinistra non fare assolutamente nulla per cambiare le cose.

E vedete, finché uno ci vive in un paese così, deve fare i conti con la realtà, deve rapportarsi con queste cose ogni giorno, deve combattere contro ciò che non va e deve cercare di infondere degli ideali giusti (se crede che lo siano) nei propri figli, nipoti, amici, parenti…

Io ho sempre cercato di farlo nel mio piccolo, sono stato pieno di energie e combattivo da giovanissimo, poi un po meno crescendo, ho avuto dei periodi nei quali mi appassionavo alla politica alternati a periodi più tranquilli, a seconda di come mi girava, però mai, e ripeto mai avevo trovato questa situazione. L’impossibilità di esprimere la propria opinione senza venire subito etichettato come comunista (anche se non lo sei).

Venire aggredito solo se provi a dire qualcosa che stona con il coro dei pecoroni.

Essere considerato diverso ed emarginato solo perché hai la pelle diversa, il credo diverso, la lingua diversa, le abitudini diverse…

Se sei ateo in Italia, vivi in uno stato laico ma devi sottostare a delle leggi medioevali decise da una massa di pecore condizionate dal vaticano (aborto, pillola, matrimoni gay etc) e nel contempo subirti gli abusi dei preti pedofili, le intromissioni della chiesa nella politica, e addirittura l’arroganza di sostituirsi al loro Dio quando si tratta di decidere della vita di qualcuno. Ognuno deve essere libero di decidere da se per la propria vita, la chiesa deve starne fuori, Dio compreso, e deve pensare ai fatti della chiesa. La chiesa non equivale alla società. Son due cose diverse. Nella società ci sono anche non credenti.

Prospettive del diverso

Se sei nero o Arabo, e vivi in Italia, vivi in una nazione che in passato ha sfruttato in un modo o nell’altro il tuo paese, produce le armi per le guerre che hanno distrutto il tuo paese, manda delle missioni di pace (?) nel tuo paese e collabora con gli U.S.A. quando c’è da fare la guerra al tuo paese.

Quando tu vieni qui per cercare fortuna o per fuggire dalla guerra, verrai sfruttato un altra volta: l’Italia ti farà lavorare in nero, ti farà vivere in una bettola chiedendoti l’affitto in nero, rimarrai clandestino, quindi illegale perché la burocrazia è lenta e in realtà non ti si vorrebbe neanche dare il permesso di soggiorno,  ti faranno fare i lavori che i figli di papà non vogliono fare, facendoti pulire il culo ai “loro” nonni, lavorando in fabbrica, nei cantieri, nei campi, sempre in nero. Sarai vittima di discriminazioni sempre e ovunque e questo ti renderà la vita impossibile…ma, io mi chiedo: che cazzo ci sei venuto a fare qui?

Io me ne andrei da un altra parte se fossi in te, il razzismo c’è ovunque, ma qua siamo anche ignoranti rispetto ad altre culture e gelosi del nostro provincialismo.

Lo vuoi il mio consiglio? Vattene finché sei a tempo e lascia che il culo ai vecchi Italiani lo puliscano i loro figli tanto perché gli si abbassi un po la cresta e per fargli fare un bagno di merda ed umiltà…

Io me ne andrò da questo paese, perché è innata in me la voglia di andare, di viaggiare, di scoprire.

Ma anche perché in questo paese ci sto male.

E non mi si venga a dire che potrei stare peggio da qualche altra parte!

E’ verissimo, ma se fossi da qualche altra parte e le cose non andassero bene, non mi dovrei vergognare dei miei connazionali!

E non mi si venga a dire che è inutile scappare quando le cose non vanno bene.

E’ verissimo, sarebbe meglio rimanere e combattere per i propri valori.

Ma per chi? Per chi non ti vuole nemmeno stare ad ascoltare?

Che restino nella loro merda! Io non voglio certo passare la vita a cercare di piantarci sopra dei fiori per trasformare una fogna in un giardino.

Io sto bene anche altrove, sono loro che staranno male…

Scusate lo sfogo.

Ma il linguaggio no…e chi si è offeso se l’è meritato.

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IL SANO VAGABONDAGGIO

Il donzelletto vien dalla campagna,
in sul calar del sole,
con su fascia e berretta; e reca in mano
un mazzo di mappe che vuole,
onde, siccome suole,
sbagliare egli si appresta
la strada, pur usando le cartine.

Siede a sparar cazzate
su la porta del bar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando fuori di testa anch’ella andava,
ed ancor sana e snella
solea cuccar la sera e darla a quei
ch’ebbe compagni dell’età più bella.

Già tutta l’aria imbruna,
torna incupito il cielo, e torna l’gelo
giù da’ colli e da’ tetti,
al biancheggiar della neve caduta.
Or la sveglia mi desta
congelata è la tenda;
ed a quel suon diresti:
“Che palle…un altra volta!”

Bimbominkia gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là messaggiando,
fan l’odiato rumore;
e intanto siede alla sua porca mensa,
mangiando, il viaggiatore,
e seco pensa al prossimo percorso.

Poi quando intorno è spenta ogni altra luce,
e tutto l’altro tace,
forbici pneumatiche, e la motosega
del potator che taglia
chi l’ulivo, chi l’erbe,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir l’opra anzi il partir del derby.

Son tutti e sette più o men lo stesso giorno,
pieni di umidità e sempre affamato
ma non tristezza e noia
recheran l’ore, ed al tragitto andato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età è finita
fu come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorreva alla festa di tua vita.
Ora, caro il mio zio; sta bene attento,
stagionata è l’età.
Altro dirti non vo’; che la tempesta
manco tardi a venir, non ti dia grane.

Libera rielaborazione sul testo originale di
GIACOMO LEOPARDI

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Centeno, ultimo paese prima della Toscana

Lasciato Acquapendente, e attraversato Centeno, piccolo borgo sulla vecchia Cassia, inizia a nevicare copiosamente.

Annunciata come una delle tappe più dure di tutta la Via Francigena, quella di Radicofani me la pappo in 6 ore.

Escluse pause colazione e pranzo.

Il fatto che nevichi rende tutto più facile.

L’asfalto è più morbido se coperto da 5 centimetri di neve fresca e la Cassia, quando innevata, attira pochi automobilisti.

Che scompaiono quasi del tutto quando atacco il salitone per Radicofani al km 17.

Dopo 8 chilometri di salita con 500 metri di dislivello sotto una bufera degna del miglior Amundsen,  arrivo in cima e mi lascio cadere sulla sedia di un bar.

Ho l’aspetto di un pupazzo di neve venuto male, con la barba mezza bianca e mezza nera…

Quello che non si vede a Radicofani

E quello che non si vede della Val D'Orcia

Mentre cerco di riprendere le mie capacità motorie e ripristinare quelle intellettuali, la signora del bar impietosita dal mio stato e dai racconti delle mie disavventure, tra le quali lo smarrimento della mia unica carta prepagata, ovvero i miei pochi soldi, mi trova un posto allo spedale per pellegrini gestito dalla confraternita locale.

Fausto, gentilissimo mi aspetta e mi accompagna davanti all’ostello, mentre fuori Radicofani assume sempre più le sembianze di Rovaniemi.

Mi sistemo ed inizio ad asciugare le mie cose e sarà così per tutto l’indomani, io che appoggio alternandoli, i vestiti davanti al calorifero nella speranza che s’asciughi tutto.

Fermo un altro giro per neve…altro che primavera alle porte!

Quando riesco ad andarmene da Radicofani ho l’umore sotto gli scarponi.

Ho perso una giornata ad asciugare tutto, nevica ancora forte e della val D’Orcia non si vede nulla, se non lo spazzaneve che incontro 15 volte e che all’inizio scambio per Babbo Natale con slitta e renne, finchè capisco che si tratta di altro mezzo con unico scopo quello di togliermi i 5 centimetri di neve che tanto mi piaciono da sotto le scarpe, e rendermi il cammino più difficoltoso.

La discesa finisce, ma non la neve e come se non bastasse inizia anche un po di traffico, sempre grazie allo spazzaneve che fa il suo lavoro.

L’unica nota positiva di tutta la giornata la telefonata di Francesca che mi conferma la sua presenza nelle ormai prossime tappe tra Lucca ed Avenza.

Uno dei pochi tratti praticabili di Via Francigena, anche se poi la strada bianca finirà in un fiume in piena da guadare stile Indiana Jones

Mi faccio quasi tutto su Cassia, anche perchè con tutta questa neve la Via Francigena è una montagna di fango, e arrivo a San Quirico D’Orcia che sono stanco e nuovamente fradicio, e infreddolito.

Quando riesco a trovare l’ostello per pellegrini mi ci butto e appena tornato dalla doccia crollo addormentato per 13 ore consecutive!

Il giorno dopo l’umore va un po meglio.

Faccio un  giretto per il paese, fotografo le mura e il centro storico e parto per la prossima meta.

Che nel frattempo è cambiata.

Infatti anzichè seguire la Francigena, fino a Ponte D’Arbia come previsto, a Torrenieri girerò a destra per arrivare a Rigaiolo, vicino a Sinalunga, dove mi aspettano Roberto ed Elisa, due C.S. che ho contattato giorni fa e che finalmente dopo tutti i disguidi e ritardi riuscirò ad incontrare.

La scarsa conoscenza del luogo mi porta a perdermi ed e così che trovo quello che, con decisione unanime mia, di me stesso e del mio alterego, verrà giudicato il più bel paesino del mondo, almeno finchè troverò il prossimo degno di questo titolo.

Lucignano d’Asso è praticamente deserto, non trovo nessuno nemmeno nel negozietto degli alimentari.

In compenso ci sono i pavoni nel giardino di una casa e l’atmosfera è magica!

Estraggo la macchina fotografica e mi appresto ad iniziare il reportage fotografico più lungo e dettagliato di tutti i tempi, quando premendo il pulsante on, lo zoom mi rimane li a metà e non fa più niente…non esce e non rientra…

Le provo tutte. Niente da fare…allora mi riempio gli occhi di Lucignano d’Asso finchè non ce ne sta più e poi scendo, con la coda tra le gambe, e lo zoom a metà corsa…

Ormai in balìa di uno stato confusionale, allucinogeno, schizofrenico, mi perdo nuovamente.

Arrivo nei pressi di un laghetto e Luca, che gestisce l’agriturismo li vicino mi fornisce di cartine e da le dritte per farmi tornare sulla retta via.

Mi riprometto di tornare a fargli visita e riparto verso nuove e mirabolanti avventure.

Nelle 3 ore successive passo attraverso un pantano, 13 maremmani incazzati, altre due valli, un posto incantato con dei laghetti congelati e un paesino dove una signora alle prese col suo orto, vedendomi da dietro quando sono già passato e mi sto avventurando su per l’ennesimo passo mi grida “Ma guarda st’ Americana cretina! Ma ‘ndo vai  cretina? Poi si perdono…ste Americane cretine…”

Ed quando arrivo a Petroio, sono stanco morto, un po cretina si, ma sopratutto stanco…sento Roberto che gentilissimo si offre di passare a prendermi e mi porta a casa sua.

Neanche il tempo di salutarci che siamo già amici, complici le barbe lunghe che rendono superflui i convenevoli.

Passerò con Roberto e con Elisa che tornerà più tardi dal lavoro, una bellissima serata, e nonostante le disavventure degli ultimi giorni, la sosta con loro mi farà bene e ripartirò da Sinalunga con rinnovate energie e voglia di rifarmi.

Teletubbilico d'Orcia

Il giorno dopo, percorro circa 25 km da Sinalunga a dopo Asciano fino a che, stremato dall’asfalto ininterrotto, faccio l’autostop per Siena dove voglio arrivare prima di sera per farmi spedire i soldi dal mio angelo custode.

Dopo essere stato ignorato da 15 jaguars tutte uguali, tranne che per il colore, si fermano a raccogliermi Maurizio e Giovanna, una coppia di simpatici Milanesi che mi portano fino a Siena, mi offrono cappuccino e brioches e poi lui mi da 20 euro per sostenere la mia causa, salvandomi la vita poichè senza quei 20 euro non sarei riuscito a contattare il mio angelo custode, dato che il mio credito telefonico stava per esaurirsi.

A Siena dopo aver ritirato i miei soldi, finalmente mi levo un peso dallo stomaco.

Faccio un giro ma sono troppo stanco dopo tutti i km percorsi in questi giorni, e c’è una folla incredibile in centro, allora cerco un internet point e mi siedo per un paio d’ore, poi quando ho trovato un bed and breakfast ci vado a piedi, facendo l’ultimo sforzo della giornata.

Riposo come si deve, e il giorno dopo sono pronto a ripartire, fresco come nuovo, nonostante la mancanza di una macchina fotografica mi condizioni pesantemente.

Lascio Siena e faccio una bel percorso fino a Monteriggioni, accompagnato dai corridori di una gara di mountain bike che fanno lo stesso tragitto.

Poi da li proseguo fino ad arrivare nei pressi di Strove, per bruciare un po le tappe e arrivare per tempo a Lucca dove ci sarà Francesca ad accompagnarmi per 3 giorni.

Ed è così che proseguo, a testa bassa, bruciando Colle Val D’Elsa, San Gimignano (troppi turisti per i miei gusti e per il mio umore), Gambassi Terme, San Miniato, Altopascio fino ad arrivare ad accamparmi poco fuori Lucca la sera prima dell’arrivo di Francesca.

Uniche eventi degni di nota in questo lungo tratto, l’incontro con i primi veri pellegrini che vanno verso Roma.

Prima incontro Marco e Veronique nei pressi di Coiano, e facciamo una bella chiacchierata, scambiandoci impressioni e consigli per il prosieguo.

Il giorno dopo, appena fuori San Miniato, incontro due simpatiche signore provenienti dalla Francia e anche loro dirette a Roma, e ci chiacchiero volentieri,  rispolverando un po del mio pessimo Francese che mi sarà utile il mese prossimo.

E a Lucca si conlude il primo travagliato capitolo di questa parte di viaggio attraverso la Toscana, che mi aspettavo diverso, e che ovviamente dovrò ripercorrere un giorno quando sarò di un altro umore e durante un altro viaggio e con una macchina fotografica funzionante, perchè così non valeva…

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Ci ho pensato molto e come sempre mi sono fatto un idea, un po’ folle ma che credo sia quella giusta.

Al di la di quello che uno è quando nasce, geneticamente parlando, quello che può diventare in seguito dipende da infiniti fattori che ne influenzano il pensiero e il modo di agire: l’ambiente in cui si vive, lo stile di vita con il quale si cresce, l’ambito familiare e lo status economico, i rapporti personali e sociali…etc, etc, etc…

Ma una cosa in particolare, mi sento di poter dire, mi ha influenzato fin da piccolo e mi ha reso il camminatore che sono oggi.

Giufà

Anzi più che di una cosa, si tratta di un insieme di figure: gli eroi della mia infanzia, i protagonisti dei cartoni animati, dei telefilms e delle avventure di esploratori e viaggiatori studiate sui libri di scuola.

Tra i primi camminatori che ricordo, di quando proprio ero piccolo piccolo ed iniziavo a leggere, c’erano alcuni dei protagonisti delle Fiabe Italiane di Italo Calvino, che non erano certo il massimo dell’ appeal per un bambino di 6 anni, dato che la raccolta di fiabe consisteva in due grossi volumi con copertina nera rigida, senza nemmeno un illustrazione e con tantissime frasi dialettali allora incomprensibili, oggi ancora meno perchè non si trova più nessuno che parli dialetto e non so a chi chiedere che cacchio significa “Grattula, Beddattula (Dattero, Bel Dattero)”.

Per fortuna c’è wikipedia anche in Siciliano.

Poi ricordo che arrivarono dall’oriente i primi cartoni animati sulla RAI e sulle neonate emittenti private che per vederli dovevi toccare l’antenna con una mano, con il piede tenere su un manico di scopa con in cima lo scolapasta per fare arrivare meglio le onde e ogni tanto spostarsi per sintonizzare meglio la frequenza, e tutto rigorosamente visto a righe che facevano dall’alto al basso per tutta la durata della puntata, una o due righe se andava bene, se no dovevi socchiudere gli occhi per vedere meglio tra le righe…se poi c’erano i puntini, dopo due puntate eri da mandare dall’oculista.

Pepero

Chi non ricorda Dolce Remi, Haidi, Pepero, Riù il ragazzo delle caverne, Tyltyl e Mytyl, Belle e Sebastien?

Era tutta gente che camminava!

Chi sulle Alpi a cercare le erbette speciali per le capre, chi sui Pirenei a far giocare il cane, chi sulle Ande alla ricerca del condor dorato, chi invece si accontentava di andar per boschi alla ricerca di un uccellino azzurro (forse quello del premier?).

Chi era sempre in lotta per la soppravvivenza, a caccia per procurarsi la cena, combattendo tirannosauri e tigri dai denti a sciabola, e chi ballando con la scimmietta e il cane per portare a casa un pezzo di pane.

Oltre ai cartoni Giapponesi, c’erano anche le prime serie tv, come Tarzan e Orzowei, anche loro sempre in giro a piedi (nudi per giunta) per savane e jungle; mai che si prendessero un taxi o un treno e mai un callo o una vescica. Benedetta fiction…

Crazy Kong

Tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80 un bambino o un ragazzino tra i 9 e i 14 anni, quando non stava ore davanti alla tv a divorare cartoni Giapponesi, passava le giornate col Commodore 64 oppure in sala giochi, che allora erano le due cose più spaziali che uno potesse sognare.

E ricordo che anche tra i protagonisti dei primi videogames, quasi tutti a scorrimento laterale (e a più livelli o schermi o schemi come si diceva in gergo) c’era sempre qualcuno che doveva camminare una cifra, se non correre, per salvare la principessa o sconfiggere il mosro di turno. Con 200 lire si facevano viaggi fantastici: si camminava tra regni incantati o grattacieli pieni di 007, tra lapidi e cimiteri pullulanti di fantasmi e zombie o nei quartieri malfamati del Bronx.

Zagor

E c’era Mario che correva ovunque, evitando funghi velenosi e lumache tossiche, tutto per salvare sta stronza ingrata della principessa…

Quando si andava dal barbiere del paese, una volta ogni 2/3 mesi per farsi fare lo scalpo, c’era il rito della lettura di Zagor e Tex Willer nell’attesa del proprio turno.

Io speravo sempre che ci fosse il pienone dal barbiere, così potevo leggerne di più e, quando toccava a me, mandavo avanti mio fratello Silvano per cercare di prendere tempo e finire di leggere il fumetto che avevo in mano.

Zagor camminava molto di più, Tex andava spesso a cavallo, ma anche lui ogni tanto rimaneva a piedi in qualche deserto o in qualche jungla e allora vai: chilometri si e meccanici no!

Il Millino di Marco di Polo…

A 14 anni quando terminai la 3° media ero l’unico allievo ad aver letto tutti i libri della biblioteca della scuola, e tra questi ricordo un libro che parlava dei viaggi estremi di Roald Amundsen sui ghiacci polari, i romanzi fantastici di improbabili viaggi in giro per il mondo o al centro della terra di Jules Verne, i Viaggi di Gulliver, l’Iliade e l’Odissea, Il Milione…certo non tutti questi signori giravano a piedi con lo zaino, ma lo spirito avventuriero non gli mancava di certo!

Ken Shiro

Dopo la scuola non smisi di leggere, anzi…diventai talmente vorace di libri che a volte, tornando per la pausa pranzo dal mio primo lavoro come metalmeccanico, mi dimenticavo di mangiare preso com’ero dalle avventure di Marco Polo nel “Viaggiatore” di Gary Jannings e di tutti i protagonisti dei suoi romanzi successivi.

In TV Ken Shiro prese il posto di Pepero, ma la storia anche se con modalità diverse, si ripeteva…camminare, camminare, camminare!

E anche Kwai Chang Caine, il monaco Shaolin interpretato da David Carradine nella serie Kung Fu, tra una dimostrazione di arti marziali e un marchio a fuoco sugli avambracci (procuratosi sollevando un pentolone pieno di polenta che stava cucinando per gli altri monaci) non faceva altro che camminare da un villaggio all’altro alla ricerca di un fratello mai conosciuto.

David Carradine in Kung Fu

Perfino durante la pubblicità, che allora era ancora poca ma di qualità superiore c’era sempre chi camminava. C’erano i pupazzetti Mexicani della Lavazza, c’era Calimero che se ne andava in giro col sacco da vagabondo, poi vennero le chiappe delle Morositas, che non avevano eguali in quanto a camminata.

Ma il camminatore per eccellenza della pubblicità che non dimenticherò mai e che mi ha ispirato più di tutti, Willie Coyote a parte che era più corridore che camminatore, è stato il protagonista della “Linea” di Osvaldo Cavandoli!

Quello si che camminava!

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Prima di ripartire da Sutri, decido di dare nuovamente un occhiata alla necropoli Etrusca che ieri ero solo riuscito a sbirciare attraverso gli occhi coperti di fango e alghe, al mio arrivo dal diluvio universale nel canneto (vedi puntata precedente!)

Dopodiché per recuperare il giorno di stop forzato passato ad asciugarmi, parto per una lunga tappa: la Via Cimina!

A suggerirmela è la stessa ragazza della proloco che ieri si è spaventata nel vedermi entrare a mo di lumacone…

Invece oggi che sono ripulito e asciutto, è simpaticissima e mi da perfino una guida con le indicazioni per la Via Cimina.

Bella la Via Cimina, lago di Vico, flora e fauna spettacolari, immersi nella natura dall’inizio alla fine…

Caprarola

Io però ho visto ben poco di tutto ciò…la prima parte la perdo grazie ai soliti automobilisti che nonostante gli si dica che sto andando a piedi, mi mandano sulle statali anzichè lasciarmi fare il mio sentiero in santa pace…

Dopo 8 chilometri capisco che sono fuori rotta quando vedo indicazioni per il famigerato Ponte Minchione, allora faccio l’autostop e mi faccio riportare a Caprarola sulla retta via.

A Caprarola faccio qualche foto al bel centro storico e quando riparto per la Via Cimina inizia a piovere.

Inoltre fa un freddo polare e quando raggiungo il lago di Vico inizia a nevicare e a grandinare e poi di nuovo a piovere e così via…

Lago di Vico

Non smetterà un minuto in tutta la giornata.

Il lago è comunque bellissimo, anche se scarso di indicazioni e segnaletica.

Quello che più mi fa incazzare sono i cartelloni sui percorsi naturali della Via Cimina, con la legenda che dice: voi siete qui=bollino rosso.

Sulla mappa non ci sono bollini rossi…Mai…

Se non quelli nella legenda…

Dopo aver oltrepassato il lago, sono congelato e sta facendo buio…prendo la strada per San Martino ma dopo due tornanti decido di fare l’autostop, non c’è banchina per i pedoni e la luce è già scarsa anche perchè nel frattempo continua a nevischiare…meglio non correre rischi!

Viterbo, Palazzo dei papi

Ottenuto un altro passaggio per Viterbo da due signori simpaticissimi (sarà il record di passaggi in una giornata) Celeste, la mia amica estremista dell’insalata, mi recupera in un bar dove sono entrato per scongelarmi econ una cioccolata calda e mi porta a Montefiascone, dove sta quando studia a Viterbo.

Fuori fa ancora più freddo, ce ne stiamo rintanati in casa e dopo la cena e due chiacchiere ce ne andiamo a dormire quasi subito.

Il mattino seguente Celeste mi riporta a Viterbo e li ci salutiamo di nuovo, stavolta non ci vedremo per un po.

A Viterbo faccio il solito giro turistico per il centro storico, poi prendo il sentiero, la prima vera strada bianca e abbastanza lunga segnalata come Via Francigena: praticamente non sbaglio mai strada, è la prima volta da che sono partito.

Si vedono in lontananza gli appennini innevati e la temperatura è ancora bassa, ma il sole brilla per tutta la giornata.

Finalmente!

Mi fermo per pranzo fuori dalle terme di Bagnaccio; mi era stato detto che non erano conosciutissime, ma a giudicare dal numero di persone che c’è, sembra di stare ad Ostia Lido.

Montefiascone

Nei pressi di Montefiascone incontro due ragazzi che vanno in direzione opposta.

Si stanno allenando camminando con gli zaini pieni di bottiglie d’acqua per fare il Camino de Santiago ad Aprile.

Dopo una chiacchierata ci salutiamo e riprendo costeggiando i binari, percorro anche un bel pezzo di basolato antico, e finalmente si iniziano a vedere più indicazioni della Via Francigena, anche se alcune ambigue e contradditorie.

L’ultimo tratto è un salitone ripidissimo ed entro trionfalmente a Montefiascone.

Solito giro turistico, fotografo tutto cio che mi capita davanti all’obbiettivo, come un Giapponese che sa di dover morire entro 10 minuti, e poi inizio a scendere dall’ altro versante verso il lago di Bolsena.

Quando trovo uno spiazzo nel bosco, pianto la tenda in zona vista lago e col vento contro, come da manuale.

Il tramonto è uno spettacolo: il lago si incendia fino a che  il sonno prende il sopravvento e chiudo gli occhi davanti a un cielo straripante di stelle.

Lago di Bolsena

E mi risveglio con le stalattiti sugli occhi, il sacco a pelo congelato e la temperatura esterna a -15.

Il prezzo della poesia…vuoi il tramonto colorato e le stelle riflesse nel lago? E allora beccati sta gelata!

Parto vestito da ghiacciolo e mi sciolgo quasi subito quando vado in ebollizione per attraversare un mare di rovi che mi farà comporre altri versi della Di Vino Commedia (già sul vostro blog preferito, in basso a sinistra nella sezione “In basso a Destra: pensieri messi all angolo…chiaro no? vabbè…ecco il link)

Poi mi farò altri lunghi tratti di stramaledetta Cassia e anche qui portato all’estremo della sopportazione, finirò di comporre il “Manifesto del Partito Camminista” che trovate qui (in fondo al post dove vi porta il link…).

E così trascorre anche il secondo giorno con il lago di Bolsena in vista, e arrivato al paese che gli da il nome e scattate le foto e fatto il giro turistico di rito del centro storico, via per la prossima meta.

Appena fuori Bolsena, in direzione Acquapendente, arrivo nei pressi di un casolare abbandonato che mi fa venire in mente uno di quei casolari delle merende di Pacciani…

Metto giù il materassino e il sacco a pelo e, senza dovermi preoccupare di fare la tenda, crollo quasi subito.

Quando mi risveglio sono riposato come si deve, finalmente, e inizio quella che sarà la tappa migliore dal punto di vista delle indicazioni.

Acquapendente

Arrivo ad Acquapendente prestissimo senza perdermi nemmeno una volta, quindi ne aprofitto per andare in biblioteca ed aggiornare un po il blog, cosa che non mi riusciva da giorni!

Dopo un paio d’ore, sto per andarmene e il bibliotecario, notando il mio zaino e il mio aspetto da vagabondo, mi chiede se sono un pellegrino e mi invita a dare un occhiata alla mostra indetta nella saletta adiacente sulla Via Francigena e sui viaggiatori che l’hanno percorsa durante gli ultimi 500 anni.

Prima di uscire, mi regala anche un libro sull’argomento, normalmente destinato agli Acquesani.

Lascio Acquapendente e mi avvio verso la valle del Paglia, trovo un altro casolare, un po peggio del precedente, ma sempre meglio che doversi fare la tenda.

All’inizio non riesco a prendere sonno perchè qualche sorta di belva feroce sta raschiando alla porta e fa un casino assurdo…gli urlo di non rompere e di andare a disturbare qualcun’altro…poi improvvisamente smette, e al suo posto inizia un topo che farà avanti e indietro tutta la notte sulla trave…

Quando mi risveglio saluto il ratto, forse lontano parente di quelli Sabini, e lascio il Lazio per iniziare la parte Toscana della Via Francigena.

Se solo avessi saputo ciò che mi aspettava…

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