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Archive for marzo 2010

25 km a piedi

Quando fingo di svegliarmi da una notte insonne, fa un freddo cane…infatti anche Sutri che per l’appunto è un cane, è pienamente d’accordo.

Smonto la tenda con le mani congelate e tagliando per campi e scavalcando filo spinato e rovi recupero la posizione avvicinandomi a Campagnano.

Appena uscita dalla parrucchiera

E’ durante uno di questi sconfinamenti che semino Sutri.

Devo per forza passare al di la di un cancello enorme e quando ci riesco, Sutri rimane dall’altra parte e mi guarda.

Mi vien da piangere ma evito di girarmi a guardarlo una seconda volta e tiro dritto.

Meglio così: sarebbe stato impossibile proseguire con un cane randagio e comunque senza documenti.

I carabinieri mi fermano già da se sono da solo, figuriamoci se dovessi avere un cane senza guinzaglio e che per giunta non si sa a chi appartiene…

La tappa di oggi, Campagnano-Sutri doveva inanzitutto essere facile e piacevole e poi doveva chiamarsi così, Campagnano-Sutri e non Cesano-Nepi come poi avverrà…

Ma si, un po di flessibilità che sarà mai…

Prima parte  di tappa tutto ok. Dopo una breve visita a Campagnano, molto carino il centro storico, anche il sentiero che inizia appena fuori il paese è bellissimo, immerso nella natura del parco di Veio, tra pecore e cavalli, anche se si sentono i rombi di motore che provengono dal vicino autodromo di Vallelunga, che sembra mi debba sbucare un Honda da dietro i cespugli da un momento all’altro.

Cascate di Montegelato

Poi la prima sorpresa: quando arrivo alle cascate di Montegelato, dove c’è un sentiero che vorrei percorrere e che è segnalato da almeno 10 chilometri, scopro che il sentiero è dentro ad una proprietà privata.

Io che ho un amico detto “Passpartout” scavalco tutto comunque, quindi riesco a ritrovare la traccia del sentiero dietro alla villa-ristorante-proprietà privata-sticazzi, e tiro avanti.

Con un occhio alle bellissime cascate e l’altro al filo spinato tirato ovunque, ai rovi e agli alberi abbattuti un po lungo tutto il percorso, per impedire alla gente di passarci, proseguo incazzato ma felice.

Passata l’avventura, rischiando anche di graffiare i miei pantaloni hi-tech con il filo spinato, con tutto quello che c’è sotto ai pantaloni, che di hi-tech c’ha ben poco, dopo un breve spuntino accanto al fiume, ritrovo la strada principale e mi dirigo verso il laghetto di Monterosi.

Quando arrivo li c’è una giovane coppia che sta raccogliendo legna; chiedo informazioni per la cassia vecchia e riprendo a camminare, un po in ritardo sulla tabella di marcia.

Laghetto di Monterosi

La cassia vecchia dura poco e ahimè mi ritrovo su quella nuova che oramai odio solo a sentirla nominare.

Infatti come dice il proverbio “Chi lascia la Cassia Vecchia per la Nuova, non sa quello che trova!”

Come se non bastasse inizia a piovere e quando capisco che non riuscirò a raggiungere Sutri prima che faccia buio, (causa anche quegli stronzi che non sanno contare e che hanno messo cartelli con chilometraggio crescente, mano a mano che ci si avvicina a Sutri…imbecilli! L’8 chilometri va prima del 6 se vai verso Sutri!!!) dicevo…rischiando di essere investito ogni volta che passa un tir, decido di buttarmi in un canneto e mettere in pratica gli insegnamenti del vecchio Gryll Bear (quello di Discovery Channel che mangia i lombrichi e si fa la brandina sui cacti) (Plurale di cactus).

Solo che qualcosa dev’essermi sfuggito, perchè il mio giaciglio a prova di Vajont, fa acqua da tutte le parti, e ci passano perfino sopra le nutrie.

Quando fingo di svegliarmi (sempre per la fiction) sono fradicio, mi sarei bagnato di meno dormendo direttamente nel ruscello.

Raggiungo Sutri strisciando e quando entro in piazza la gente si sposta come se stesse passando un lebbroso, e quando entro alla proloco e mi vedo riflesso nel vetro dell’ufficio, capisco la reazione della gente: sembro un mix tra il mostro della laguna e un cane randagio con i miei vestiti!

Basolato sulla vecchia Via Cassia

Dopo aver ottenuto l’indirizzo di un bed and breakfast, ci vado in 2 secondi, fortunatamente alla porta accanto.

Entro e la signora mi sistema in soffitta per la modica somma di 40 euro, ridotti tempestivamente a 30 dopo che recito la mia orazione giornaliera a voce alta tutta dun fiato e cambiando qualche aggettivo qua e la…

Mi fornisce di phon per asciugarmi capelli e i vestiti e mi prepara una colazione talmente abbondante che costituirà anche il mio pranzo e cena per i prossimi 3 giorni.

A Sutri dormo tutto il giorno e asciugo le cose.

Il giorno dopo sono rinato e pronto a ripartire: destinazione Viterbo…doveva essere Vetralla, ma oramai, dopo poche tappe, ho già capito che non si arriva mai dove si vuole, vicino si…ma non dove si vuole…

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Manifestazione 1° Marzo

La Via Francigena la prendo per la prima volta a La Storta, 20 km a nord di Roma.
Dopo aver passato la giornata di ieri tra litigi con il mac di Celeste per cercare di pubblicare due foto sul blog, manifestazione degli immigrati, purtroppo un quasi fiasco data la scarsa partecipazione e una camminata sul Lungo Tevere fino allo stadio Flaminio, giusto per fare gli stessi chilometri che ci sarebbero stati da Roma a La Storta (tappa poco piacevole, in quanto sarebbe stata quasi tutta in mezzo al traffico) e dopo aver passato la serata a cena da Nathalie (da provare il suo “Tacchino all’Arancia”!) la mattina facciamo tutto di corsa, causa la mia imbranataggine da appena svegliato, ma non del tutto, e arriviamo alla stazione da dove parte il treno per La Storta per un soffio.
Saluto Nathalie e quando arrivo a destinazione sono finalmente sveglio del tutto.
La Storta-Campagnano sarà la prima vera tappa della Via Francigena…o così dovrebbe essere!
Infatti nonostante le due guide, qualche mappa e la bussola di cui sono munito, sbaglio quasi subito strada.
Sarà la prima di una lunga serie di errori. Si sbaglia strada tutti i giorni, anche più di una volta al giorno.
Fino ad Isola Farnese ci arrivo.
Poi guado il torrente Valchetta come previsto.
Quando lo devo guadare per la terza volta capisco che c’è qualcosa che non va.
La cosa positiva di uno che è sottoposto a stress psicologico e fisico allo stesso tempo, è che diventa capace di produrre le cose migliori.
Non parlo di intestino…anche se il risultato è più o meno simile…
Guadando il torrente Valchetta inizio a comporre la prima parte della “Di Vino Commedia”, prossimamente sul vostro blog di fiducia.

Foto di alberi come da guida

Disperso nel parco di Veio chiedo lumi ad un pastore che mi indica per di la dove c’è “Lo Sfalto”.
Io gli dico che “Lo Sfalto” non lo voglio, ma lui insiste che “De quà nun ce sta niente!”.
Così, pur riconoscendo un albero che appare in una foto della mia guida, mi perdo ancora di più e arrivo al fatidico bivio.
Tre lucciole che fanno il primo turno di notte mi offrono “una cavalcata a gratis” e io dico che “No grazie, preferisco andare a piedi” e tiro dritto.
Anzi, dritto mica tanto, perchè il sentiero e tutto a curve e saliscendi.
Arrivo nei pressi di un mulino e anche li inizio a comporre versi di chisciottiana memoria.

Mulino

Componi, componi, quasi calpesto Sutri.
Sutri è un grosso pastore Abruzzese (così m’hanno detto) color sentiero sul quale stavo componendo, pardon…camminando.
Gli stavo passando sopra senza nemmeno vederlo, se non si fosse alzato di colpo non me ne sarei nemmeno accorto.
Ormai è quasi buio.
Cerco un posto dove poter piazzare la tenda e Sutri mi osserva.
Poi si mette a pancia all’aria per farsi dare una grattatina.
Non si chiamerà Sutri fino al giorno dopo, quando pensavo che mi sarebbe venuto dietro almeno fino a Sutri.
All’ inizio volevo chiamarlo Nerone…
Dormo malissimo perchè fa molto freddo ma anche perchè Sutri per vegliare su di me e proteggermi da chissà quale belva feroce, corre avanti e indietro per il bosco abbaiando tutta notte.

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Rieti-Lavandera (Vocabolo-Voltafonte) 32 km a piedi.

Dopo aver pernottato in un bed and breakfast, prima di incamminarmi per la prossima tappa, decido di uscire per scoprire Rieti.

E neanche a farlo apposta Rita, che gestisce l’ostello, è anche promotrice di “Rieti da scoprire” associazione che si occupa di promuovere ed organizzare visite guidate della Rieti sotterranea.

Avessi avuto più tempo (se ripartissi da capo ora, il tempo ce l’avrei eccome!) mi sarebbe piaciuto visitare il sottosuolo di Rieti, da appassionato speleologo quale sono. Purtroppo è già tardi e non riuscirò a farlo, ripromettendomi comunque di tornare un giorno.

Rieti

Rita è gentilissima, mi offre un caffè, si interessa al mio viaggio e mi da alcune dritte riguardo alla città.

Dopo la bella chiacchierata, lascio lo zaino e vado a fare un giro per vedere almeno le mura e un po di monumenti e piazze.

Nel mio girogavare trovo anche la biblioteca ed entro per vedere se c’è internet.

Non funziona al momento, in compenso ci sono Silvia e Valentina che alla mia richiesta di consigliarmi un tragitto da fare a piedi per arrivare a Monterotondo o giù di li, si mobilitano e tirano fuori cartine, mappe, libri, guide e alla fine ho un idea un po più chiara di quale percorso dovrò fare per dirigermi a Roma.

Torno all’ostello non prima di aver fatto tappa a Piazza S.Rufo, considerata il centro geografico d’Italia, e dopo aver studiato meglio il percorso con Alessia, gentilissima collega di Rita, parto zaino in spalla e tanta voglia di camminare.

Meno male che c’è la voglia perchè dopo più di 30 km, quasi tutti in salita e su asfalto, sto ancora camminando.

Monti della Sabina

Quando stremato decido di accamparmi, sono nei boschi della Sabina…di Sabine manco una, ma in compenso passo una nottata da ratto.

Infatti, non ho ancora molta dimestichezza con la tenda hi-tech che sto usando, e quando mi sveglio il mattino seguente sono fradicio per la condensa e messo in un angolo come un ratto appunto, dalla massa ingombrante dello zaino.

E qui apprendo la lezione numero uno: da domani lo zaino dorme fuori alla mercè di cinghiali, volpi, lupi, tassi e quant’altri vorranno aprofittarne e la tenda andrà girata verso il vento per favorire il ricircolo d’aria.

Lavandera (Vocabolo-Voltafonte)-Talocci 22km a piedi.
Talocci-Passo Corese-Monterotondo in autobus e treno.

Farfa

Riprendo a procedere tra i monti della Sabina, facendomi amico anche il primo di tanti cani che mi seguiranno durante questa prima parte di viaggio, il piccolo Mompeo.
Quando Mompeo il cane mi lascia forse intuendo che non ho cibo per lui, Mompeo il paese fa capolino da dietro un angolo, cosa che mi aspettavo da ieri pomeriggio…evidentemente devo aver fatto male i calcoli (infatti calcolando i km del tragitto in seguito, scoprirò di aver percorso più di 30 km e altri 20 il giorno dopo) per questo il tardo pomeriggio opterò per i mezzi pubblici, avendo già sforato per quanto riguardava la media preposta.
Mano a mano che scendo a valle le brutture del mondo civilizzato iniziano a soppiantare le bellezze della natura: una cava qui, un ammasso di rifiuti la, il traffico selvaggio che aumenta dopo due giorni di quasi solitudine e silenzio, fino a raggiungere il culmine al limite della sopportazione, quando alla fermata dell’autobus di Talocci devo subirmi un gruppetto di bimbomminkia col cellulare rumorosissimi e con l’educazione di un branco di cinghiali.
Evidentemente questi primi due giorni di terapia del silenzio forzato tra le montagne ha sortito l’effetto di rendermi ancora più intollerante di quanto già ero nei confronti della società civilizzata.
Prendo l’autobus per Passo Corese e da li il treno per Monterotondo, non prima di essere fermato dai carabinieri.
Probabilmente correvo troppo oppure camminavo in stato di ebbrezza…infatti mi dicono “Che tabacco fuma lei?…Niente hashis???
Finalmente, decisamente provato e stanco, arrivo a Monterotondo e incontro quasi subito Davide e Francesca, i due couchsurfers che mi ospiteranno per la notte. A casa c’è anche Boogie simpaticissimo cane col quale stringo subito amicizia.
I ragazzi gentilissimi mi preparano subito una cenetta coi fiocchi e dopo una doccia calda sono di nuovo vivo.
Usciamo e incontriamo Gabriele, altro couchsurfer che si era offerto di ospitarmi, e insieme raggiungiamo il centro di Monterotondo e passiamo una piacevolissima serata, finchè si torna a casa stanchi ma allegri.

Davide, Francesca e Boogie

Monterotondo-Roma (Fonte Nuova) a piedi
Roma (Fonte Nuova)- Roma (Trastevere) con mezzi e a piedi.

Il mattino seguente davide e Boogie mi accompagnano per il primo tratto da Monterotondo Scalo alla parte alta e li incontro Gabriele col quale faccio colazione e dopo una bella chiacchierata parto destinazione Roma.
Da qui in poi non c’è molto da segnalare se non Mentana che conserva ancora qualche bell’ edificio ma da li in poi il traffico si fa pesante e quando arrivo a Fonte Nuova non respiro più per lo smog e la Nomentana è il metodo più sicuro per suicidarsi: ci sono più probabilità di lasciarci le penne li, che buttandosi da un ponte in un fiume in secca!
Prendo l’autobus per Roma e poi un po a piedi e un po col tram arrivo a Trastevere da Celeste che mi ospiterà per due notti.
Io e Celeste ci siamo conosciuti a Dublin l’anno scorso.
Una ragazza fantastica e spiritosissima. Io la prendo sempre in giro dicendole che è un estremista dell’insalata, data la sua proverbiale passione per l’ecologia e per tutto cio che è naturale e vegetale.
Ci raccontiamo un po gli ultimi pettegolezzi visto che non ci si vedeva da Ottobre.
E poi la stanchezza prende il sopravvento e io crollo addormentato.
Il giorno dopo dormo più del previsto, chiacchiero un altro po con Celeste e poi pranziamo con sua madre.
Il pomeriggio Celeste mi aiuta a copiare le mie foto su un cd per pubblicarle successivamente sul blog (col mac non vado molto d’accordo…)
Poi io esco e vado ad incontre Nathalie per l’aperitivo (e che aperitivo!)
Nathalie e un altra amica Romana conosciuta a Dublin, quando ebbi l’occasione e la fortuna di ospitarla a casa mia tramite couchsurfing. Fortuna perchè è una grandissima e oltretutto canta come un angelo incazzato!
Anche Nathalie non la vedo dall’anno scorso, quindi abbiamo di che spettegolare e chiacchierare.
Quando anche lei deve andare via per una cena, mi accompagna vicino al centro e vado a fare un po il turista per caso e a scattare qualche foto. Dopo aver fatto sfigurare un turista Giapponese che cercava di scattare più fotografie di me, mi avvio verso il quartiere di San Lorenzo dove al Beba do Samba, nome tipico Tiburtino dato ai locali Brasiliani :), è in programma un concerto acustico a lume di candela.
Grande gruppo, un po alla Bregovic, ma io son troppo preso a chiacchierare con Celeste che nel frattempo mi ha raggiunto li e con Sara che incontro per la prima volta ma che già conosco virtualmente.

Io, Sara e Celeste

Infatti è proprio lei che mi ha parlato del progetto E.V.A. di Pescomaggiore, nel quale si è impegnata come volontaria.

Anche Sara, si rivela una persona fantastica, nonostante ci si conosca da poco.
Purtroppo la serata finisce così come il concerto e ci si saluta.
Tornando a casa Celeste spara nel mangianastri “La compagnìa dei magnaccioni” di Gabriella Ferri.
Niente di più azzeccato per chiudere la prima uscita delle mie “Vacanze Romane”.

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Inizia il cammino vero e proprio.

Via Salaria

La mamma di Paolo mi ha riempito lo zaino di scorte e viveri per un esercito, così come Paolo e i suoi amici hanno fatto ieri riempiendomi la pancia per bene…”Mangia, mangia! Ne avrai bisogno!”

E’ una mattina uggiosa e il sole ancora non si vede.

Ringrazio Paolo e mi incammino.

Stavolta sarò solo per un bel po.

La strada per Antrodoco non è bellissima, è abbastanza trafficata e tranne qualche taglio per i campi, è quasi tutta statale e asfalto.

In compenso il paesaggio è stupendo e fino alle porte di Antrodoco mi accompagna il sole che nel frattempo e riuscito ad avere la meglio sul grigio dei giorni scorsi.

Mi stupisco di essere arrivato così in fretta, ma non dovrei. In fondo è solo il primo giorno e pensandoci col senno di poi mi renderò conto che tanti giorni di cammino fanno la diferenza, ci si stanca prima e le gambe ne risentono, specialmente quando si va su asfalto.

Rudere nei pressi del confine tra Abruzzo e Lazio

Comunque ci pensano fulmini e grandinate a farmi rallentare.

Quando riesco ad arrivare ad Antrodoco faccio un giro per il centro e scopro che non c’è nemmeno un ostello.

Ricomincia la pioggia e a questo punto sacrifico la seconda tappa e la percorro in autobus.

Arrivo a Rieti che è già buio e sono contento di non esserci venuto a piedi. La statale era molto più trafficata di prima e la banchina per i pedoni quasi inesistente.

Ed è qui che inizio a comporre i miei primi versi…forse le vibrazioni prodotte dalla suola degli scarponi che battono l’asfalto hanno sortito il risultato di mescolarmi i neuroni.

Così comme il sommo poeta, Bondi, anch’io mi avvalgo della libertà d’espressione, ovvero della facoltà di scrivere immani cazzate.

Questo è quanto trovo scritto sui “Diari della pedecicletta” quando raggiungo Roma dopo tanta Salaria, Cassia e Cassia bis (non ne bastava una?).

“Manifesto del Partito Camminista”

Antrodoco

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Il giorno dopo essere arrivato a L’Aquila, Paolo si offre di darmi uno strappo a Pescomaggiore.

Quando mi lascia nell’unico vicolo del paese per andarsene al lavoro, io mi sento di nuovo solo e abbandonato…strana sensazione, è già la seconda volta in due giorni.

Mi è successo lo stesso ieri quando Maurizio e Luca & family mi hanno lasciato davanti a quel distributore a L’Aquila.

Quello che resta del castello

Faccio un giro a piedi tra le 4 case del villaggio. La chiesa ed il castello sono devastati, c’è ben poco ancora in piedi.

Faccio qualche foto e poi cerco di capire da che parte potrebbe essere il villaggio del progetto E.V.A.

Esce un simpatico anziano abitante del luogo e mi spiega come arrivarci, lo capisco più dai gesti che dalle parole.

Ha un accento fortissimo e faccio fatica a capire!

Lo ringrazio e mi incammino. Scorgo le casette da lontano, scatto ancora qualche foto mentre mi avvicino e mi viene un po di rabbia perchè non c’è anima viva e mi girerebbero troppo le palle…dover ripartire subito per L’Aquila senza aver parlato con nessuno.

Penso che forse per via della pioggia oggi non verrà nessuno in cantiere e proprio quando sto per girare i tacchi ed andarmene, si accende una radio e sento della musica uscire da una delle case e con la musica esce un giovane ragazzo.

Il progetto E.V.A.

E’ Federico, uno dei volontari occupati nel progetto e per fortuna oggi è arrivato presto.

Gli spiego chi sono e che cosa ci faccio li.

Gli altri volontari arrivano alla spicciolata, tutti incuriositi dalla mia presenza.

Dopo un po inizio a familiarizzare con i nomi.

Sono tutti indaffarati, chi sta rifinendo gli interni con lo stucco, chi lavora col flessibile, chi fissa l’impalcatura del pavimento d’ingresso al muro, chi si occupa del caminetto.

Io fotografo, chiacchiero e faccio finta di aiutare.

Vorrei fare di più ma mi sento d’impaccio in mezzo al via vai di persone, tutti con un compito ben definito.

Dopo qualche ora avrei già dovuto iniziare a camminare per raggiungere L’Aquila, ma visto che piove e sopratutto che i ragazzi mi invitano a pranzo, decido di rimanere, tanto poi per L’Aquila sarà tutta discesa.

La pausa pranzo arriva solo dopo l’una. Si mangia tutti nella casa dei volontari.

Volontari all'opera

L’atmosfera è cordiale e si vede l’affiatamento dei ragazzi, ma si nota anche un po di stanchezza e probabilmente un po di sconforto.

Tutti sono li da mesi, vengono da ogni angolo d’Italia: Friuli, Toscana, Puglia, Lazio, Veneto e anche dalla Polonia. E alcuni non sanno bene che fare dopo l’inaugurazione delle prime due case che avverrà sabato prossimo.

Mancano i fondi e i lavori si fermeranno per qualche mese.

Si è fatto tardi e allora accetto un passaggio da Irene che sta andando in città a prendere i vetri per le finestre.

Arrivati la, aiuto a caricare i vetri sull’auto e saluto Irene, e mi risento solo per la terza volta.

Dovrò farci l’abitudine!

Pescomaggiore

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L’Aquila


Arrivare a L’Aquila è stato strano.

Quando mi sono congedato da Maurizio, Luca, Fabiana e il piccolo Giacomo che da Milano mi avevano accompagnato in auto dritto alla mia meta-partenza, ancora non avevo le idee ben chiare su ciò che mi attendeva.

Da qui in poi inizia l'avventura!

Arrivando da Teramo e avvicinavandoci al muraglione alto, minaccioso, maestoso seppure coperto parzialmente dalle nuvole, del Gran Sasso, mi sono venuti i brividi.

Dopo essere stati inghiottiti dal tunnel e risputati fuori dalla parte opposta, l’Abruzzo mi ha accolto con la pioggia.

Ed eccomi li, una sorta di futuro pellegrino che si guarda in giro spaesato e chiedendo informazioni qua e la cerca subito di capire da che parte iniziare.

L’inizio non è dei più promettenti e subito mi rendo conto di quante e quali difficoltà dovrò affrontare, specialmente quando dovrò chiedere infomazioni sula direzione da prendere.

E pensare che per iniziare il mio viaggio cercavo solo un negozio di telefoni per comprarmi la sim card.

Dopo 1 ora e mezza di coda per ottenere finalmente il mio numero, esco dal negozio e so che per un bel po di tempo non avrò più a che fare con attese di questo genere, o almeno è quello che spero.

Faccio due passi vicino al centro de L’Aquila, o almeno quello che sembra esserlo per uno che viene da fuori e poi annoiato dalla pioggia mi rifugio in un bar, il primo di una lunga serie a venire, e aspetto notizie da Paolo che mi ospiterà stanotte.

Paolo arriva dopo una birra ed un panino e dopo esserci presentati, passiamo a prendere due amiche e mi portano in un posto veramente bello, una sorta di trattoria-bar vecchio stile, una taverna potremmo definirla, dove mi viene offerto tutto quello che uno si sogna di mangiare e bere in un posto simile.

Prima serata a L'Aquila con Paolo, Marianna e Santa

Il vino poi è spettacolare, faccio fatica a credere che quello che da noi si vende come Montepulciano sia anche solo lontano parente di quello che sto gustando qui.

La serata corre via chiacchierando e cerco di spiegare agli amici i perchè e percome del mio viaggio, impresa non semplicissima visto che nemmeno io so bene di che si tratta…

Dopo un po la stanchezza per il lungo viaggio, seppur in auto, si fa sentire.

Riportiamo a casa Marianna e Santa e poi Paolo, prima di riportarmi a casa sua, mi fa fare un giro per quello che era, o dovrebbe essere L’Aquila.

L’unica cosa che mi viene in mente per paragonare cio che vedo a qualcosa di già visto è Belgrado quando ci andai anni fa, durante una mini vacanza nei paesi dell’ex Jugoslavia, poco tempo dopo la guerra.

In effetti mi sembra di vedere scene da un paese che ha visto la guerra.

In giro non c’è quasi nessuno e non una luce accesa nemmeno dove gli edifici sono ancora in piedi.

Non riesco nemmeno a scattare molte foto.

Quel giorno diedi la colpa al freddo e alla pioggerella insistente ma ora so che non si trattava solo di quello.

Ero bloccato.

Non sapevo che dire o fare davanti a certe immagini.

Prima di quel giorno non avevo mai visto una città terremotata.

Piazza Duomo

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Domenica sera si è conclusa la prima parte del viaggio.

700 km, quasi un mese.

Sono tornato a casa con Francesca che è venuta a camminare con me durante lo scorso weekend, in quelli che sono i suoi posti, da Lucca a Seravezza e da Seravezza ad Avenza, visitando poi i dintorni in auto domenica mattina prima di tornare.

Spuntino

Ripartirò da dove ho lasciato, una pausa era comunque prevista.

Non era prevista così presto ma dato che ho necessità di ricaricare le pile, riorganizzarmi, rifocillarmi, recuperare una macchina fotografica per sostituire quella che s’è rotta e sopratutto pensare qualche giorno da fermo e aggiornare un po il blog e il cervello con più calma, ho approfittato di un passaggio a casa.

Non è così facile come sembra, anzi…faccio fatica a vedermi fermo!

Non ho un obbiettivo da raggiungere, non c’è un paesaggio che scorre lento attorno a me, in casa non picchia il sole e non ci piove (menomale per la casa) e non incontro persone e cani sconosciuti.

Non devo guadare fiumi o scavalcare rovi o filo spinato, o recinti inaspettati…non devo chiedere direzioni, non devo sperare nel prossimo bar per fare colazione, guardare dietro la curva per vedere se arriva un tir o se c’è un castello con un prato verde smeraldo attorno o un mulino a vento o la solita casa cantoniera.

Lunga e diritta correva la strada...ma io no, io andavo piano...

Non sento il rumore delle motoseghe, il crepitio dei rami d’ulivo che bruciano, la scarpa sinistra che cigola quando fa caldo, i due solchi che mi scavano le spalle per il peso dello zaino.

Mi ci ero abituato.

A svegliarmi, smontare la tenda e scaldarmi le mani con ogni espediente possibile, e poi via verso la prossima tappa, verso la prossima curva, il prossimo spuntino al margine della strada, il pisolino sul prato prima di riprendere, la chiacchierata con la sciura di turno che mi chiede chi me lo fa fare di camminare con tutto quel peso.

A casa si sta fermi, immobili sul divano.

E anche se esci sembra tutto immobile, tutto già visto…sai già cosa c’è dietro la curva, sai dov’è il bar più vicino e da che parte si va per il lago e dove ripararti se piove.

Però avevo bisogno di una pausa paìna…mi riorganizzo veloce e riparto, non preoccupatevi.

E poi devo postare tutto quello che ho scritto sul diario…mannaggia…pensavo davvero fosse più facile aggiornare un blog…ma io sono testardo, e non mollo!

Da qui in avanti cercherò di migliorare l’organizzazione della mia giornata tipo: tappe più brevi, più tempo per godersi i posti visitati e per aggiornarvi più spesso di quanto abbia fatto finora.

Ma la pausa paìna ci voleva proprio…anzi…ora ne faccio una vera!

Pausa paìna

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A volte riappaiono

Eh si…so che a volte pensate che son sparito in qualche selva!

A volte lo penso anch’io…anzi a volte è vero…sparisco in qualche selva quando sbaglio strada, per poi riemergere dall’altra parte dei rovi e riprendere un sentiero un po più umano, per non tornare indietro e rifarmi 10 km che mi hanno portato li…

Oppure mi trovo nel mezzo di una tormenta di neve proprio sulla salita per Radicofani, già di per se la tappa più dura della Via Francigena, e mi si rivede solo quando entro al bar locale, dopo essermi scrollato di dosso quel costume che non ho scelto io di pupazzo di neve…quando entro la gente mi scambia per babbo natale!

Infatti ho avuto delle allucinazioni e anzichè leggere Radicofani su un cartello semi coperto dalla neve, ho letto Rovaniemi e ho visto passare le renne con la slitta (in realta era lo spazzaneve)  e anche i cani abbaiavano in Finlandese…

Per fortuna gli incubi neve, pioggia e traffico sulla Cassia, che come se non ne bastasse una c’ha anche la sorella Cassia Bis (le strade più odiate dai camminatori) dicevo…per fortuna sembra ci sia il sole e sembra che la primavera sia iniziata.

Ma meglio non urlare troppo, prima che il mio ottimismo venga messo alla prova nuovamente da qualche grandinata o da qualche colonna di tir che mi sfreccia accanto!

Da qui in avanti le tappe sono anche più tranquille e meglio segnalate, l’asfalto m’ha distrutto le ginocchia e le spalle, anche quelle senza s.

Ora vedo più sentieri sotto i miei piedi, e anche se sbaglio strada, cosa che capiterà sempre, fa piacere perdersi e ritrovarsi in posti come ad esempio Lucignano d’Asso, un gioiellino semisconosciuto nel mezzo del nulla. Oppure passare accanto alla casa dove hanno girato “Il paziente Inglese”…

Oppure si incontra bella gente, come il pastore al quale chiedo lumi che mi dice: lo “sfalto” sta di la, di qua non c’è nulla…ma se vuoi ‘nna su lo “sfalto”, vai per di la!

O si segue una strada che sembra quella giusta e invece si finisce dritti in un agriturismo, e si scopre la cordialità di Luca che ti da indicazioni, cartine e una sigaretta e ti fermi un attimo a far due chiacchiere e a giocare un po con la cagnolina Marcella che mi ricopre di fango ma mi fa dimenticare la fatica.

La gente reagisce in tutti i modi quando ti vede camminare: chi ti chiede dove vai e cordialmente ti indica i luoghi, le vie migliori, la scorciatoia…chi ti guarda come avesse visto un alieno, chi vedendo i miei capelli lunghi da dietro mi appella così ” Guarda sta cretina! Ma guarda ndo va sta cretina Americana, che ce vai a fa di li che nun c’è nulla!…sti Americani…poi se perdono sulle montagne!”

Ieri una coppia di Milanesi in vacanza m’ha dato un passaggio dopo che mi ero già fatto 30 km, fino a Siena e mi hanno offerto cappuccio e brioches e poi lui m’ha dato 20 euro:  “Se non ti offendi, tieni questi Alberto. Se riesci a farti spedire i soldi questi offrili per la tua causa o fanne quello che vuoi, se no almeno stasera ti mangi qualcosa di caldo!”

Che dire…si incontra gente meravigliosa ovunque!

Ma anche no…ma facciamo gli ottimisti va…

L’ottimismo è il profumo della vita…”Scusi” chiedo al  signore dell’ostello “ci so piccioni qui dentro?”

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23 km

Niente da segnalare oggi (chissà come faccio a saperlo se mentre scrivo non sono ancora partito? mah…)

Comunque, dicevo…niente da segnalare, quindi vedetevi il videoclip!

Adoro questo capolavoro!

Buona visione!

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