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Questa volta faccio pubblicità a qualcosa che mi vede coinvolto in prima linea.

Innanzitutto parliamo un po di speleologia.

Il termine speleologia (dal greco spélaion=caverna e lògos=discorso) è la scienza che studia i fenomeni carsici ovvero le grotte e le cavità naturali, la loro genesi e la loro natura. In quest’ambito, essa si inserisce tra le scienze che studiano la terra ed in particolare i fenomeni naturali che avvengono nel sottosuolo, tra cui il movimento delle acque sotterranee (idrologia ed idrogeologia) e la biologia (biospeleologia).

Al di là della alla sua veste prettamente scientifica, la speleologia attrae un notevole numero di persone (speleologi) che la praticano come disciplina essenzialmente sportiva. Gli speleologi spesso sono organizzati per il tramite di locali gruppi speleologici e, quando presenti, federazioni speleologiche regionali.

Fonte Wikipedia

Aggiungo io che la speleologia non è praticata dagli speleologi solo “come disciplina sportiva”.

Io direi piuttosto che si può considerare “anche” una disciplina sportiva, in quanto l’andare per grotte abbastanza frequentemente richiede un minimo di allenamento e preparazione fisica.

Ma chiamare la speleologia disciplina sportiva sarebbe alquanto riduttivo.

Chi va in grotta ci va per molteplici ragioni.

C’è lo spirito d’avventura che provavano gli esploratori quando mezzo pianeta era ancora da scoprire (da parte degli occidentali, non certo delle popolazioni aborigene che già abitavano quei luoghi) e si andava verso l’ignoto non sapendo bene cosa ci fosse oltre il mondo conosciuto.

C’è la curiosità di vedere cosa si nasconde nelle viscere della terra. Chi da adolescente non ha sentito il desiderio, leggendo “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne, di intraprendere un viaggio fantastico come quello raccontato dal grande scrittore Francese? Come?…Non avete sentito nessun desiderio? Allora saltate al prossimo post.

La speleologia è una sorta di ultima frontiera dell’esplorazione.

Ormai si conoscono tutti gli angoli più remoti del nostro pianeta: con google map o earth possiamo zummare praticamente ovunque, a breve sarà possibile sbirciare le tette delle bagnanti in topless…si mormora che i nuovi sistemi GPS saranno molto precisi, con margini di errore di pochi centimetri 🙂

Si può vedere la luna con tutti i suoi laghi vuoti, quindi niente topless 😦

E qualcuno dice anche di esserci stato sulla luna a piantar bandiere…

Si conoscono stelle lontane migliaia di anni luce.

Le vette più alte del nostro pianeta  ormai sono diventate mete turistiche nonché discariche, la foresta tropicale tra qualche anno non esisterà più così finalmente potremo vedere cosa ci sta sotto gli alberi, i mari…beh, tra una chiazza di petrolio e l’altra si può ancora intravedere qualche pesce che boccheggia, i ghiacci dei poli si sciolgono e tra qualche anno ci si potrà andare per un big mac.

Ma la grotte, o meglio, le grotte non turistiche hanno il fascino dell’ignoto, dell’inesplorato, del mistero che vi si cela. E speriamo rimanga così per un altro po, finché non si riuscirà ad inquinare anche quelle!

In grotta c’è spazio anche per chi è appassionato di geologia, di acqua, di piccoli animaletti che vivono solo in ambienti ipogei, di fotografia, di suoni, di silenzio, di buio e di colori riflessi…c’è ne per tutti!

Alcuni psicologi poi sostengono che la ragione che spinge gli speleologi ad infilarsi in un buco sia una sorta di desiderio inconscio di rientrare nel grembo materno…alcuni speleologi sostengono che alcuni psicologi andrebbero infilati di forza in un buco e murati dentro…

Io per esperienza personale posso dire che ciò che più amo della speleologia, è la condivisione con altre persone dell’entrare in grotta, scendere in compagnia, mangiare tutti insieme seduti attorno alla poca luce dei nostri caschi, aiutarsi nei momenti difficili e ridere e scherzare a iosa, un po perché l’acetilene prodotto dal carburo che si utilizza per alimentare la fiamma sul casco, ha un non so ché di allucinogeno e un po per sdrammatizzare quando qualcuno si trova in difficoltà o quando si è stanchi…perché ci si stanca!

Ovviamente se chiedete a qualche altro speleologo, smentirà tutto ciò che vi sto raccontando e vi dirà che la speleologia è uno sport, oppure che è pura esplorazione, oppure che è una sfida con se stessi…

Può darsi…ognuno la prende a modo suo!

Io preferisco fare il turista e di volta in volta l’esploratore o il disostruttore ma non ho la priorità di dover arrivare primo o di dover affrontare l’abisso più profondo o il meandro più difficile o di dover scoprire l’inimmaginabile. Se capita bene, ma mi diverto anche così, a fare il turista sotterraneo.

E visto che prima o poi ci dobbiamo andare tutti sottoterra, ho il vantaggio di sapere già com’è 🙂

Detto questo riguardo alla speleologia vorrei parlarvi ora del Gruppo Speleo Montorfano.

Qui di seguito una breve introduzione riportata dal sito ufficiale del G.S.M. www.sotatera.info e dalla pagina facebook.

All’inizio degli anni anni ottanta, un gruppo ristretto di amici di Coccaglio in provincia di Brescia, condividevano la passione per la montagna. Scoprirono man mano i vari aspetti sportivi e scientifici che questa poteva offrire: dall’arrampicata in palestra allo sci-alpinismo, dalla fotografia alla botanica d’alta quota… Ma una cosa li intrigava particolarmente senza essere troppo esperti: la speleologia.

Con conoscenze di alpinismo, da speleologi provetti autodidatti, riuscirono ad avvicinare molti giovani che come loro sentivano il richiamo dell’oscurità. Più il gruppo si allargava, più si sentiva la necessità di andare oltre quella che era l’escursione domenicale e nel contempo, l’organizzazione divenne necessaria.

Fu così che a metà degli anni novanta nacque ufficialmente il Gruppo Speleo Montorfano (GSM), riconosciuto ufficialmente all’interno di quella che adesso è la sezione CAI di Coccaglio. Si frequentarono corsi tecnici e di aggiornamento così da apprendere conoscenze che, affiancate al costante allenamento, permisero di produrre una capacità tecnica e un bagaglio di esperienza tali da poter intraprendere un’attività sistematica di esplorazione del territorio.

Il GSM si propose come fine:

• La salvaguardia dell’ ambiente ipogeo, con particolare riguardo alle aree carsiche del Sebino Bresciano.
• La documentazione cartografica e fotografica dell’ambiente sotterraneo.
• La divulgazione delle conoscenze speleologiche a scopo di tutela ambientale.
• L’ esplorazione di cavità naturali e artificiali a scopo scientifico.

Il gruppo è tuttora parte integrante della sezione C.A.I. di Coccaglio (Bs), Via P.Paolo VI n°6.

Dal 2000 in poi, alcuni membri del gruppo, hanno preso parte a numerose esplorazioni importanti in aree carsiche nuove e storiche: il Pian del Tivano, le Grigne, o aree poco conosciute in Sardegna, per citarne alcune, oltre ad aver partecipato a spedizioni internazionali.

Attualmente, il gruppo fa parte del Progetto Sebino, dedicandovi quasi la totalità delle energie, e prosegue con metodicità ricerche anche sul Monte Guglielmo.

Che dire. Io mi sono unito a questo gruppo di matti una decina di anni fa, quando fu organizzato un corso di avvicinamento alla speleologia. Mio fratello ed altri amici facevano già parte del gruppo da alcuni anni.

Ho abbandonato per 5 anni quando mi sono trasferito in Irlanda ma da quando sono tornato non mi sono perso una riunione o un uscita in grotta.

Col tempo alcuni se ne sono andati (nel senso che sono usciti dal gruppo) ed altri si sono aggiunti man mano che si organizzavano nuovi corsi.

Allo stato attuale il gruppo conta una dozzina di membri più o meno attivi e spesso e volentieri si collabora con altri gruppi come l’ S.V.T. (Gruppo Speleo Valtrompia) e al Progetto Sebino.

Le attività del nostro gruppo si svolgono prevalentemente in zone limitrofe, Sebino Bresciano e Bergamasco, prealpi, altopiano delle Cariadeghe, Monte Guglielmo etc, ma capita anche di sconfinare e di arrivare in Sardegna o in Veneto o addirittura in Venezuela (correggetemi se sbaglio) come il nostro Alessandro che si unì ad una spedizione a caccia di grotte sui tepui qualche anno fa.

Di recente si è deciso di passare un weekend in Agosto con gli amici dell’ S.V.T. alla Grotta del Buco Cattivo (vedi rilievo) (se non ci hai capito niente vedi le foto su questo sito) nelle vicinanze delle ben più note Grotte di Frasassi.

Oltre a visitare grotte già note, ovvero segnate a catasto, a volte organizziamo esplorazioni in zone dove si presume ci possano essere ingressi di cavità ancora nascosti e ignoti, molto spesso si seguono le segnalazioni dei locali che magari si sono visti sparire una mucca di sotto i piedi e quindi si presume sia sprofondata da qualche parte…no?

I locali, specialmente i “veci” sono la fonte migliore per trovare buchi nuovi o magari vecchi ma dimenticati o coperti dalla spazzatura o per l’appunto resi inagibili per via di una mucca morta che ne ostruisce l’ingresso.

Poi si dovrebbero seguire altri criteri quando si va in esplorazione…morfologia del terreno, geologia, sorgenti…io sono ancora un po ignorante in materia quindi mi affido ai compagni che ne sanno un po più di me di queste cose, e non ci vuole molto 🙂

Tra le attività che abbiamo svolto frequentemente in passato ci sono anche le visite guidate in grotta o in miniera per far vedere cosa si cela nelle viscere delle montagne anche a chi non è mai stato in un ambiente ipogeo, o magari ci è stato e gli è piaciuto.

Io ebbi l’immenso piacere di fare il “cicerone” alla miniera “4 Ossi di Grignaghe” (vedi foto a lato) qualche anno fa per un gruppo di volontari provenienti da tutta Europa, cimentandomi in un impresa piuttosto ardua, cioè spiegare in Inglese, che allora “strimpellavo” appena, la storia della miniera e i nomi dei minerali in essa presente.

Sono sicuro che i ragazzi si divertirono molto allora, ma non so quanto abbiano capito di ciò che volevo dire…e non so nemmeno se gli stavo dicendo delle cose vere visto che le mie traduzioni erano semi-improvvisate…

Comunque, i tempi si sono evoluti, gli anni sono passati e le visite guidate in grotta e in miniera le facciamo ancora.

E infatti arriviamo alla PUBBLICITA’!

Per i mesi di Luglio e Agosto il G.S.M. organizza 4 giornate di visite guidate alla grotta Büs del Quai in località Covelo a Iseo, Brescia.

Qui sotto la locandina dell’evento.

Che altro posso aggiungere, le informazioni le potete ottenere al momento delle prenotazioni che vengono accolte dall’IAT di Iseo, vi diranno loro tutto ciò che c’è da sapere.

Non vi parlerò qui del Büs del Quai, se volete sapere com’è venite a vederlo!

E il resto ve lo racconteremo noi quando sarà il momento di varcare la soglia e mettere il naso dentro la grotta.

Già…

Dun Laoghaire, Irlanda

Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe finita così?

Immagino la vostra delusione, perlomeno quella di chi mi ha seguito fin dall’inizio…beh…voi provate ad immaginare la mia delusione…anche se oramai me ne sono fatto una ragione.

E comunque da qua riparte un tipo diverso di cammino…

Io ci ho creduto in questa avventura, forse ci ho creduto troppo, ma se non ci si prova non si può sapere come andrà a finire.

Nelle 3-4 settimane successive allo stop forzato del mio cammino, dovuto alla mancanza di fondi e all’assoluto niente di nuovo sul fronte sponsor o soldi dovuti dalla mia precedente vita Irlandese, ho continuato a crederci.

Mi dicevo…vedrai che qualcosa si muove…vedrai che almeno una delle centinaia di email che hai mandato impietosirà qualcuno e troverai chi ti sponsorizza ulteriormente, vedrai che i tuoi crediti dall’Irlanda arriveranno, nonostante la crisi…macché…nada…

All’inizio della quarta settimana di pausa, il sogno di portare a termine comunque e ad ogni costo la mia impresa ha cominciato a svanire lentamente fino a che si e spento del tutto…

Forse avrei potuto fare di più, che ne so, sbattermi ed organizzare un evento per raccogliere fondi, oppure cercare contributi in direzioni diverse da quelle percorse finora, non c’è dubbio, ma se non ho fatto di più vuol dire che va bene così…

E’ stata dura!

Per chi si ricorda di quella volta che me ne andai in Australia per rimanerci e siccome c’erano troppi cavilli burocratici me ne dovetti tornare in Italia dopo 2 mesi con la coda tra le gambe, ecco…questo è stato qualcosa di molto simile, solo che stavolta non sono dovuto tornare perché qua già ci stavo.

E stata dura, fermarsi dopo tanto camminare, risvegliarsi nello stesso letto tutti i giorni dopo aver bivaccato e dormito ovunque, non avere l’orizzonte la davanti ad attendermi, non avere un posto dove arrivare prima di sera…incontrare la stessa gente tutti i giorni invece di perfetti sconosciuti…guardare fuori dalla finestra e vedere lo stesso paesaggio.

Anche se sono stato on the road solo per un mese, credo di aver capito abbastanza bene cosa significhi viaggiare a piedi.

E’ tutta un altra cosa, è tutto un altro viaggiare, è come leggere un bel libro pagina per pagina, con la curiosità di sapere come va a finire, e dopo un po e difficile farne a meno.

E’ come guardare fuori dal finestrino di un treno che va al rallentatore, le immagini che passano lente e si ha il tempo di coglierne le sfumature, di vedere quello che di solito, viaggiando a velocità di crociera, ci sfugge come quando passando accanto ad un bel panorama ci si sporge finché un albero o una collina ci nascondono quello che stavamo ammirando e quello che ci è sfuggito non ci resta che immaginarcelo…a piedi basta fermarsi e non serve immaginare nulla, è tutto li davanti a te!

Viaggiare a piedi ti consente di apprezzare la bellezza della natura in ogni minimo dettaglio, di chiacchierare con degli sconosciuti, di sentire i propri passi che ti portano da qualche parte, cosa alla quale non facciamo quasi più caso da che siamo divenuti motorizzati…chi li ascolta più i propri passi?

Gli odori, il profumo dei fiori, i rumori degli insetti che ronzano nei prati, i cani che abbaiano…ma anche il frastuono dei TIR che ti sfrecciano accanto sulla Cassia e il martellare degli scavatori quando oltrepassi una cava, lo smog delle statali e il fango che ti schizzano le auto dopo un acquazzone…

Sensazioni indescrivibili, bisogna provarle.

Dicevo che è stata dura, come quella volta che ho rinunciato all’Australia, ma forse pensandoci bene, non così dura…

Lasciando un cammino ne ho iniziati altri che mi hanno aiutato a superare il momento di sconforto.

Strettoia strettissima

Ho continuato a camminare per monti e campagne per non perdere le sensazioni appena trovate durante il viaggio, accompagnato di volta in volta da fratello, nipote, cane e amici vari.

Ho ripreso a praticare regolarmente la speleologia che avevo abbandonato da quando mi ero trasferito in Irlanda, partecipando a tutte le uscite del corso speleo di quest’ultimo mese.

Con gli amici speleologi, vecchi e nuovi, mi sono immerso nuovamente in una delle attività che mi ha sempre dato tante soddisfazioni, e sempre con alcuni di loro ho iniziato ad avvicinarmi e ad esplorare nuovi mondi come la botanica e la ricerca di fossili in cava.

Prossimamente si andrà a cercare l’oro col setaccio!

Abbiamo iniziato ad organizzare visite guidate in grotta ed in miniera per la prossima estate, ma non solo…ad ogni incontro spunta una nuova idea…e ne abbiamo molte in cantiere.

Ho dato il mio piccolo contributo, con immenso piacere, ai più vari e disparati progetti tra i quali le riprese per il videoclip “My favourite waltz” di Lalla, con l’ormai consolidato gruppo di tecnici, nonché grandi amici, della Frame Lab e ho partecipato per la prima volta sabato scorso, all’interessantissimo “Progetto Fontane” dell’amico Stefano e compagnia bella, e dico bella perché raramente si incontrano persone così…

Mi sono trasformato in Alberto-mani di forbice aiutando l’amico Patrick nel suo lavoro di giardiniere, riscoprendo il gusto del lavoro manuale e all’aria aperta, che un po avevo perso a Dublino, tranne nelle rare occasioni che mi hanno visto “giardiniere per caso” nel ambito del mio lavoro come assistente per anziani.

Dopo il live show degli amici Antipop

Non sono mancate serate e uscite a tema.

Ovviamente chi mi conosce sa che i miei temi preferiti sono buona musica, buona birra, buon vino e buon cibo rigorosamente in buona compagnia…non sono certo mancate le occasioni.

Insomma…che mi manca?

Beh…siccome l’uomo è per natura difficile da accontentare, direi che per qualcosa di trovato o ritrovato, mi sono perso qualcos’altro.

Ci tenevo veramente ad arrivare in Portogallo per fine Luglio, e ci tenevo a farlo sopratutto per me stesso, anche se ovviamente mi sarebbe poi piaciuto raccontarlo ad altri.

Parte essenziale del viaggio è anche condividerne le esperienze, i retroscena, le sensazioni con chi vuole ascoltare, e un po mi dispiace che non lo potrò più fare.

Non mancheranno certo le occasioni per riprovarci e non mancheranno altri viaggi, chissà per dove e chissà in che modo…mi mancherà non aver centrato un obbiettivo come questo con tutti i significati che gli avevo attribuito.

Comunque visto che con i se non si va da nessuna parte, meglio far tesoro dell’esperienza di un mese passato “per strada” e iniziare a pensare ad altri obbiettivi.

Non è detto che se avessi avuto i mezzi per portare a termine questo cammino, ce l’avrei fatta ad arivare…tante cose potevano succedere, come ad esempio la storta che ho preso al ginocchio domenica scorsa durante l’ultima uscita del corso speleo.

Oggi ho dovuto andare in cantina a recuperare le stampelle che mi ero portato dall’Irlanda qualche anno fa quando mi ruppi un alluce…

Ho un ginocchio gonfio come un melone…chissà…se avessi continuato il mio viaggio domenica mi sarei potuto trovare sui Pirenei e il mio ginocchio avrebbe ceduto all’improvviso, e allora si che sarebbe stata dura…ritirarsi a poco più di un mese dal traguardo. Una vera disfatta! Beh, adesso e facile dirlo, ma forse è stato meglio così…o forse no?

E adesso?

Io continuerò a raccontarvi di altri cammini, miei e di altri, piccoli e grandi, fisici e mentali.

L’importante come dice il saggio, e me lo disse anche Roberto di Sinalunga che saggio lo è davvero, è avere sempre un obbiettivo da raggiungere, piccolo o grande che sia.

Vi chiedo scusa per avervi e per essermi illuso che ce l’avrei fatta ad arrivare fin dove mi ero prefisso.

Chiedo scusa anche a Cristo e a Kurt Cobain per il titolo che non c’entra nulla…però suonava bene…

Il prossimo passo sarà più corto della gamba, ammesso che il ginocchio me lo conceda!

Oggi non mi va di pensare a quanto mi deprime la mia situazione  statica…

E’ vero che questo blog è nato principalmente per raccontare, a chi è interessato ad ascoltare, le peripezie di un pedone viaggiatore e le sue, a volte un po scombinate, riflessioni…

Ma è anche vero che il sottotitolo del blog è “viaggi celebrali e pensieri bipedi”, quindi bisognerebbe essere in grado di far viaggiare le idee, qualora si sia impossibilitati a portare a spasso il proprio cervello.

Quindi da oggi farò così…vi proporrò un po di idee.

Farò pubblicità gratuita, anche se la pubblicità non è mai veramente gratuita…innanzitutto  fa bene a chi ne trae vantaggio in prima persona, al di la del riscontro economico (che è quello che mi piace meno, dato il mio pessimo rapporto col denaro e con tutto ciò che gravita attorno al denaro…quindi praticamente tutto…)…(???)….

Va beh…

Continuiamo…mi sono incartato, come si dice…

La pubblicità in questo caso fa bene anche a chi la propone, perché se a me piace un idea e la pubblicizzo, forse altri verranno a conoscenza di questa idea, e saremo in tanti a condividerla.

Non è sempre un bene…a volte le cose sono belle anche perché sono note a poche persone…l’esempio classico potrebbe essere un laghetto di montagna.

Finché lo conosciamo in quattro gatti, siamo sicuri che ogni volta che ci torneremo lo ritroveremo così come l’avevamo lasciato…

Quando poi si sparge la voce che c’è questo bel laghetto e la gente comincia ad arrivare in massa, stai pur sicuro che il laghetto si riempirà di rifiuti nell’arco di poche settimane, ci costruiranno un parcheggio sopra (per permettere al  cavedano motorizzato di portare la moglie a fare spese) e un centro commerciale (assolutamente vitale per la carpa massaia e per la tinca che ha poco tempo per cucinare) e per finire una seggiovia per i salmoni di una certa età che non ce la fanno più a risalire con le proprie gambe…pardon…pinne…

E alla fine del laghetto rimarrà solo un vago ricordo!

…Oggi devo avere dei problemi con i neuroni che elaborano le parabole, gli esempi e i concetti astratti…

Torniamo alla pubblicità!

Allora, la prima che vorrei lanciare è: tadaaaaa!

“The Miss Kiss”

I bollari: nessuna banca ve li cambierà!

The Miss Kiss” è, o meglio sarà, visto che la presentazione in anteprima è programmata per Giovedì sera, il videoclip del omonimo singolo in uscita di Boris Savoldelli. E che sarà incluso nel nuovo album Biocosmopolitan.

Per quei pochi che ancora non conoscessero Boris, potete visitare il suo sito http://www.borisinger.eu/ e scoprire vita, bio, miracoli, retroscena, e quantaltro…oppure chiedere a me…

Dal canto mio vi posso dire che Boris è un grandissimo amico (abbiamo 80 amici in comune in Facebook!)…(lol)…che poi…che cazzo vuol dire lol?…

Scherzi a parte, seguo Boris da quando ancora manco sapevo come si chiamasse, probabilmente ci saremo visti quando lui suonava con gli Ultimatum al Public House, storico locale dove Camuni e non si trovavano tutti i martedì sera per una sana dose di musica live e birra a fiumi…

Ci siamo conosciuti grosso modo a cavallo tra un millennio e l’altro, dopo una sua esibizione sempre al Public House (non sto facendo pubblicità al locale, che per come lo intendevamo noi, non esiste più, è finito!) con i No Way Out. Io mi avvicinai e gli chiesi il numero o l’email e gli dissi di farmi sapere quando avrebbero suonato ancore nei dintorni, e così ho coinvolto qualche amico amante della buona musica, ed  abbiamo iniziato a seguirli ovunque. Proprio come delle groupies…

Boris non lo sa, perché non credo di averglielo mai detto, ma noi più che dalla sua voce, all’inizio eravamo stati colpiti dai virtuosismi del buon vecchio Max Gabanizza al basso e dal martellare del mitico Maurino Ferretti che trattava la batteria come dei barattoli vuoti di borlotti da schiacciare e rendere pronti per il riciclaggio.

All’epoca il gruppo era molto attivo e proponeva covers dei Police, Jimi Hendrix, Red Hot Chilli Peppers e Spin Doctors, ora i molteplici impegni dei vari membri della formazione hanno ridotto le date dei No Way Out, ma se vi capita non perdete occasione di vederli!

Sono un gruppo di vecchi amici che nonostante l’età (hi, hi, hi…cazzo rido? Io e Boris abbiamo la stessa età…) ha mantenuto lo spirito e la verve dei bei tempi…

Tornando al nostro eroe…dai tempi dei No Way Out ad ora ne è passata di acqua sotto i ponti, Boris ha continuato a cantare per locali e a divertirsi, ha collaborato con numerosi artisti di fama nazionale e anche internazionale dando vita a progetti interessantissimi quali i Brother K e i Kamakiriad, solo per citarne un paio, ha cercato una sua strada rimanendo aperto mentalmente e musicalmente ad ogni genere (tranne la macarena), spaziando dal funky al rock, dal blues al jazz, ma portando avanti seriamente il suo progetto che è quello che prevede l’annullamento progressivo di tutti gli strumenti musicali conosciuti nell’universo, per sostituirli mano a mano con la sua voce looppata.

Si perché Boris, secondo me, sta facendo un po in musica quello che il nostro malvoluto presidente del consiglio ha fatto in politica…cioè, vuole fare tutto lui!

Sostituirsi a chi copre altri ruoli, rimpiazzare tutte le posizioni esistenti con se stesso, fino a trasformare il concetto di musica suonata da una band in un monopolio della voce!

Basti pensare che nel video di “The Miss Kiss” Boris Savoldelli interpreta 13 personaggi o giù di li…ne potete vedere qualcuno a questo link.

Io, che ho avuto l’onore di collaborare alle riprese del video, in qualità di fact-totum, mi sono ritrovato ad un certo punto, nelle vesti di controfigura, a dovermi spostare su indicazioni del regista Ale “Cana” Romele, ma sotto suggerimento del dictator, sempre più a sinistra…ancora un po….un altro po….ecco, ora guarda in basso…piega la testa leggermente a sinistra…ecco….cosi….bene!

Così va bene, non ti si vede più!

Cioè…per farvi capire con chi abbiamo a che fare!

Quando, in un non lontano futuro, i musicisti si ritroveranno al bar, disoccupati a parlare dei bei tempi quando ancora il suono della chitarra lo faceva una chitarra, allora potremo dire…colpa di Boris!

Lui e il suo fottuto looper!

Ad ogni modo, se tra di voi c’è qualche musicista…se pensate di poter sopportare la cosa, se non temete di dover confrontare le vostre maracas col css-css-csss-cssss di Boris o la vostra Ibanez con il suo wha-wha-whaioeioieoie-wha vi consiglio di accorrere numerosi Giovedi 22 Aprile alle 20:15 alla sala 1 del cinema Garden di Darfo Boario Terme dove avverrà la presentazione del video.

Forse possiamo ancora fermarlo…forse c’è ancora speranza per gli strumentisti…

Fine.

Qui sopra due dittatori a confronto: Boris Savoldelli e Demetrio Stratos.

Da notare le somiglianze: solitamente chi complotta per prendere possesso del palco, eliminando uno ad uno tutti gli oppositori della voce, si circonda di microfoni e scartoffie piene di codici segreti cifrati.

http://www.themisskiss.eu/

Prima di entrare in Grotta "Orecia del Parlo"

No, non sono io e non sono nemmeno i miei scarponi, anche se ci penso ogni giorno.

Penso al lento scorrere della strada sotto ai miei piedi e al paesaggio che cambia impercettibilmente ma inesorabilmente.

Credo sia una cosa normale dopo aver vissuto per strada un mese intero, con un nuovo orizzonte da raggiungere ogni giorno e da lasciarsi alle spalle il giorno successivo.

Quando dico che qualcosa si sta muovendo si tratta piuttosto di qualcosa che si agita dentro di me e che paradossalmente mi sta portando sempre più lontano da qui con la testa, pur rimanendo fermo con i piedi ben saldi a terra…quelli ancora poco e mettono radici…mi ero così abituato al cammino, sopratutto fisicamente.

No…non sono nemmeno dolori intestinali ma sempre di dolore stiamo parlando.

Si tratta di un attacco di insofferenza senza precedenti!

Mi ero abituato troppo bene lontano dal “bel paese”.

Cinque anni vissuti in Irlanda, poi qui da Ottobre a Febbraio impegnato a preparare il mio viaggio, quindi un po fuori dalla realtà e con la testa altrove, anche se fisicamente in Italia, e per finire tutto Marzo trascorso camminando da L’Aquila ad Avenza e perciò in un contesto diverso da quello attuale, piuttosto statico.

Cinque anni e mezzo lontano da tutto questo, dall’Italia, da casa, da dove sono cresciuto, da dove ho vissuto più di 30 anni della mia vita, e da dove me ne andrò nuovamente prima o poi.

E dove, continuando le cose ad evolversi (anzi forse meglio dire a regredire) in questo modo, difficilmente tornerò a vivere in futuro…

Si perché non ne posso più di questo paese!

Mi è bastato rimanerci fermo per poco meno di un mese per arrivare ad una totale insofferenza nei suoi confronti, e nei confronti della sua gente che è poi anche la mia gente.

Non ho certo abbandonato il progetto del cammino.

Ripeto per chi se lo fosse perso: si tratta solo di un disguido, i fondi che mi aspettavo non sono ancora arrivati e finché non ci sono quelli non posso ripartire, e si tratta comunque solamente di una questione di tempo.

Non ho fretta, per quanto riguarda il mio viaggio, non ho fatto scommesse con nessuno, non ho scadenze o calendari particolari da rispettare.

Certo quando riuscirò a ripartire, dovrò attraversare il mio paese ancora per qualche settimana prima di sconfinare in Svizzera, ma il camminare lento, ricominciando da dove l’ho interrotto, mi terrà la mente impegnata abbastanza per non pensarci troppo.

Non vedo l’ora di ripartire al più presto, e questo è normale che avvenga ad uno che ha sospeso momentaneamente un viaggio per cause indesiderate, ma lo è ancora di più per il fatto che dentro di me sta succedendo qualcosa.

Io sono allibito!

Ogni giorno rimango sempre più incredulo per ciò che sta accadendo a questo paese e alla gente che ci vive!

Dovrei averci fatto l’abitudine, ma non posso e non riesco a credere a quello che succede attorno a me.

Oramai non passa un giorno senza che non ci arrivi una notizia di intolleranza, di razzismo, di maltrattamenti verso chi non è conforme, chi non è uguale all’ ENORME massa di pecoroni mediocri, tele-anestetizzati e ipocriti per non dire imbecilli, che vorrebbero fossero tutti come loro.

Vale a dire: bianchi, cattolici, eterosessuali, Italiani (o meglio ancora Padani), che sognano per i loro figli un futuro da velina, da calciatore o da manager oppure in TV a fare qualche idiotissimo reality show, preparato appositamente per un pubblico di idioti, o per tenere a quel livello chi ancora un cervello ce l’ha e potrebbe rischiare di usarlo per altre cose.

Pagina Facebook in supporto ad Emergency

Guai a tutti gli altri! Attenti ai comunisti, ai gay, agli extracomunitari (ma valgono anche gli americani?), ai musulmani, agli abortisti, agli ecologisti, a quelli di Emergency, ai terroristi (quali sono tra le due fazioni? perché io ancora non l’ho capito!), ai magistrati, alle toghe rosse, ai popoli viola, ai Grillini, ai Dipietristi, a Travaglio ad Annozzero, ai PM.

Attenti a chi non la pensa come loro, perché potrebbero influenzare negativamente lo standard-pensiero che ormai non è più opera di un singolo cervello, che ragiona e trae conclusioni in completa autonomia, come ai bei tempi che furono, ma che scaturisce da un insieme di menti capaci solo di belare pensieri foto-copia, nessuno fuori dal coro se no viene cacciato dal gregge!

Direte voi: un cervello un idea, cento cervelli cento idee!

Beh, dipende…

Se i cento cervelli sono “abituati” a pensare in sintonia produrranno una singola idea “allargata”, e perlopiù non sarà neanche caratterizzata da tutte quelle componenti che renderebbero l’idea unica ed originale, quali una forte personalità, l’intuito, il genio, le differenze culturali, l’esperienza di chi l’ha avuta.

Sarà piuttosto un guazzabuglio di pensieri confluiti in un unica idea impersonale ma che metterà d’accordo tutti. Tranne gli anticonformisti e chi pensando ancora con un cervello proprio, non sarà d’accordo.

Beh?

Oggi si preferisce fare parte del gregge e guai se anziché un belato ti scappa un muggito o un nitrito!

Sarai etichettato come diverso e per te sarà finita…

Al bar si discute e ci si appassiona solo per il calcio.

Una volta lo si faceva anche per la figa e per la politica…

Passi la figa, anche se il machoman padano sembra averla un po abbandonata a discapito del trans… non sa parlare d’altro ghignando come un cretino ogni volta che sente o dice la parola “”trans, perché secondo me, nella sua più totale ignoranza, non ha ancora capito bene di cosa si tratta.

Ma il confronto politico? Non esiste più…

Adesso se vai nel baretto del paese, ci sono solo quattro leghisti rozzi ed ignoranti che sbraitano cazzate e tutti gli altri, me compreso, se ne staranno zitti.

Chi perché è d’accordo con le affermazioni dell’imbecille di turno, chi non gliene può fregare di meno, chi magari è leghista ma non rozzo e ignorante e chi invece, come me, sta zitto e stringe i pugni facendo finta di niente perché se parlasse, ci sarebbe una rissa ogni volta e probabilmente passerebbe la vita in galera per aver strozzato qualcuno in un bar…

Lettera del benefattore su "Il Fatto"

Nelle famiglie e fuori dalle scuole si discute delle vicende, che penso quasi tutti conoscerete, riguardo alla mensa di Adro ed al fatto che un benefattore abbia fatto una donazione per coprire il buco lasciato scoperto da alcuni dei genitori che non avevano pagato la retta.

Ma anziché trarre spunto da un gesto estremo come questo, per imparare qualcosa ed in futuro agire diversamente prima di ritrovarsi nuovamente nella stessa situazione, cosa fanno alcuni dei genitori degli altri alunni?

Si arrabbiano perché loro la retta l’hanno pagata e non è giusto che chi non l’ha pagata se la sia cavata così…e allora, non paghiamo più nemmeno noi…fa niente se magari quelli che non hanno pagato non ce la facevano proprio. Ah è vero, la maggioranza di loro erano extracomunitari…eh, allora…

Quei genitori che si sono lamentati secondo me sono dei poveri imbecilli!

Si perché essere gelosi di chi non ha pagato perché magari non se lo poteva permettere, solo perché è stato aiutato da un benefattore è proprio da imbecille, e il loro gesto di protesta di non voler pagare la mensa in futuro, perché anche gli altri non l’hanno fatto, rappresenta quello che è il pensiero dominante oggi in Italia.

Non ha pagato lui, non voglio pagare nemmeno io!

Ha fatto così lui? Farò così anch’io! Come i bambini capricciosi dell’asilo…

Ricordatevi che così facendo giustificate l’azione di chiunque ruba, o non paga, o evade il fisco, o non si comporta onestamente…state facendo la stessa cosa e vi sentite autorizzati a comportarvi così perché l’ha fatto qualcun altro…roba da matti!

E poi se la prendono con il sud perché son tutti mafiosi e vogliono fare il federalismo per combattere lo spreco…ma se voi siete mafiosi quanto loro!

L’arte dell’arrangiarsi, ahimè, non è solo dei terroni…ci siete dentro tutti: favoritismi, evasioni, delinquenza…assumete operai in nero, pensate che il non pagare la mensa per protesta sia una cosa dignitosa per una persona che va a prendere i figli a scuola col Suv? Se avete i soldi per fare andare il Suv allora non rompete i coglioni e lasciate fare ai benefattori quello che devono fare, cioè del bene, se no non si chiamerebbero così!

E non attaccatevi al fatto che qualcuno non ha pagato per non pagare nemmeno voi.

Lo ripeterò fino ad esserne stanco…queste persone sono degli imbecilli! Auguro a loro un giorno di trovarsi nella stessa situazione e di dover subire le stesse umiliazioni.

Imbecilli!

In Italia siamo al medioevo per quanto riguarda i diritti dei gay.

Per forza…abbiamo degli eminenti cretini come il cardinal Bertone che trovano, laddove nessuno c’era mai riuscito prima, dei nessi tra omosessualità e pedofilia!

Ma da che pulpito viene la predica? (E’ proprio il caso di dirlo!)

Ma dico? Tutti queste brave persone, questi cristiani, questi paladini del crocifisso e dei valori della famiglia, tutta la carità e la fratellanza sbandierate a destra e a sinistra e cantate in chiesa…dove cazzo sono?

O forse mi sono perso qualche passo del vangelo e la carità vale solo per i bianchi, i ricchi, gli etero, i cittadini comunitari, meglio se Italiani e meglio ancora se Padani?

E i politici?

Lasciamo perdere che è meglio…

E poi se dici che c’è qualcosa che non va bene tirano fuori la solita storia del comunista…e basta!!!

Ma dove sono tutti questi comunisti? Io vorrei vederne uno per toccarlo, sentire se è vero e vedere come è fatto.

Ma possibile che ci siano ancora tanti dementi che ci credono? Perché qui non si tratta di essere di destra o di sinistra, qui si tratta di buon senso, di usare il cervello senza che ti suggeriscano ogni volta qual’è la risposta giusta. La sinistra di oggi non ha un cazzo a che fare con i comunisti.

Chi l'ha vista?

La sinistra di oggi è una brutta copia della destra, ne condivide ideali e intenti, ma a differenza della destra è incapace perfino di mettersi d’accordo sul nulla.

Se ci fossero tutti questi comunisti in Italia, sarebbe tutto molto diverso.

Potremmo essere l’ultima roccaforte del comunismo mondiale come lo sono stati Cuba o la Cina o il Vietnam oppure potremmo avere una sinistra che fa l’opposizione al governo, ma in Italia non v’è pericolo ne dell’uno ne dell’altro caso.

Di Pietro non è comunista. Di Pietro è giustizialista. Avete mai conosciuto un carabiniere di sinistra? Io no!

E’ vero che non bisogna generalizzare, ma generalmente un militare o un agente delle forze dell’ordine è più di destra che di sinistra. E allora mi spiegate dove cazzo sono tutte queste toghe rosse e tutti questi PM bolscevichi?

Di Pietro sta a sinistra solo perché dice cose che dovrebbero essere dette dal PD.

Grillo non è comunista.

Grillo è un comico che ha costruito delle liste con tanti giovani, e ha fatto del linguaggio semplice e spiccio la sua arma: meno politichese e più fatti.

Se avete mai ascoltato uno dei suoi show o dei suoi comizi, o video o quant’altro, non fa certo complimenti nell’attaccare a destra a sinistra e anche al centro.

Il popolo viola non è di sinistra, basta andare sulla loro pagina, c’è scritto chiaro e tondo!

Poi se voi preferite credere a quello che vi dice il Giornale di Feltri, che continua a venire sospeso ad intermittenza, ovviamente perché non è un giornalista ma un bufalaro, e a tutti i suoi simili, fate pure.

Però una persona intelligente s’accorge quando gli si racconta una cazzata. Mi viene un atroce dubbio: altro che metà Italiani coglioni…mi sa che son di più!

Io non sto difendendo nessuna di questi personaggi, sto solo dicendo che questi non sono comunisti.

Chi non è d’accordo con uno di destra non è per forza di cose comunista, infatti può essere del PD, DiPietrista, Radicale, Grillino, del Popolo Viola, Socialista di quel cazzo che volete o anche comunista, ma andate a leggervi le percentuali nelle votazioni e poi imparate a chiamare i vari anti-berlusconiani o chi non sta a destra col loro nome

E lo sto dicendo a chi vota a destra perché penso che chi è di sinistra sappia ancora distinguere tra un movimento comunista ed un flacone di sonnifero come il nostro PD.

Tanto è tutto inutile…con chi sto parlando?

Mai come in queste settimane, anzi direi come in questi giorni, avevo visto tanta incoerenza, cattiveria, testardaggine da parte di chi vota a destra nel negare tutto ed il contrario di tutto pur di non ammettere che qualcosa di sbagliato c’è anche nel tanto esaltato modello consumista e capitalista…

E chi vota a sinistra non fare assolutamente nulla per cambiare le cose.

E vedete, finché uno ci vive in un paese così, deve fare i conti con la realtà, deve rapportarsi con queste cose ogni giorno, deve combattere contro ciò che non va e deve cercare di infondere degli ideali giusti (se crede che lo siano) nei propri figli, nipoti, amici, parenti…

Io ho sempre cercato di farlo nel mio piccolo, sono stato pieno di energie e combattivo da giovanissimo, poi un po meno crescendo, ho avuto dei periodi nei quali mi appassionavo alla politica alternati a periodi più tranquilli, a seconda di come mi girava, però mai, e ripeto mai avevo trovato questa situazione. L’impossibilità di esprimere la propria opinione senza venire subito etichettato come comunista (anche se non lo sei).

Venire aggredito solo se provi a dire qualcosa che stona con il coro dei pecoroni.

Essere considerato diverso ed emarginato solo perché hai la pelle diversa, il credo diverso, la lingua diversa, le abitudini diverse…

Se sei ateo in Italia, vivi in uno stato laico ma devi sottostare a delle leggi medioevali decise da una massa di pecore condizionate dal vaticano (aborto, pillola, matrimoni gay etc) e nel contempo subirti gli abusi dei preti pedofili, le intromissioni della chiesa nella politica, e addirittura l’arroganza di sostituirsi al loro Dio quando si tratta di decidere della vita di qualcuno. Ognuno deve essere libero di decidere da se per la propria vita, la chiesa deve starne fuori, Dio compreso, e deve pensare ai fatti della chiesa. La chiesa non equivale alla società. Son due cose diverse. Nella società ci sono anche non credenti.

Prospettive del diverso

Se sei nero o Arabo, e vivi in Italia, vivi in una nazione che in passato ha sfruttato in un modo o nell’altro il tuo paese, produce le armi per le guerre che hanno distrutto il tuo paese, manda delle missioni di pace (?) nel tuo paese e collabora con gli U.S.A. quando c’è da fare la guerra al tuo paese.

Quando tu vieni qui per cercare fortuna o per fuggire dalla guerra, verrai sfruttato un altra volta: l’Italia ti farà lavorare in nero, ti farà vivere in una bettola chiedendoti l’affitto in nero, rimarrai clandestino, quindi illegale perché la burocrazia è lenta e in realtà non ti si vorrebbe neanche dare il permesso di soggiorno,  ti faranno fare i lavori che i figli di papà non vogliono fare, facendoti pulire il culo ai “loro” nonni, lavorando in fabbrica, nei cantieri, nei campi, sempre in nero. Sarai vittima di discriminazioni sempre e ovunque e questo ti renderà la vita impossibile…ma, io mi chiedo: che cazzo ci sei venuto a fare qui?

Io me ne andrei da un altra parte se fossi in te, il razzismo c’è ovunque, ma qua siamo anche ignoranti rispetto ad altre culture e gelosi del nostro provincialismo.

Lo vuoi il mio consiglio? Vattene finché sei a tempo e lascia che il culo ai vecchi Italiani lo puliscano i loro figli tanto perché gli si abbassi un po la cresta e per fargli fare un bagno di merda ed umiltà…

Io me ne andrò da questo paese, perché è innata in me la voglia di andare, di viaggiare, di scoprire.

Ma anche perché in questo paese ci sto male.

E non mi si venga a dire che potrei stare peggio da qualche altra parte!

E’ verissimo, ma se fossi da qualche altra parte e le cose non andassero bene, non mi dovrei vergognare dei miei connazionali!

E non mi si venga a dire che è inutile scappare quando le cose non vanno bene.

E’ verissimo, sarebbe meglio rimanere e combattere per i propri valori.

Ma per chi? Per chi non ti vuole nemmeno stare ad ascoltare?

Che restino nella loro merda! Io non voglio certo passare la vita a cercare di piantarci sopra dei fiori per trasformare una fogna in un giardino.

Io sto bene anche altrove, sono loro che staranno male…

Scusate lo sfogo.

Ma il linguaggio no…e chi si è offeso se l’è meritato.

IL SANO VAGABONDAGGIO

Il donzelletto vien dalla campagna,
in sul calar del sole,
con su fascia e berretta; e reca in mano
un mazzo di mappe che vuole,
onde, siccome suole,
sbagliare egli si appresta
la strada, pur usando le cartine.

Siede a sparar cazzate
su la porta del bar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando fuori di testa anch’ella andava,
ed ancor sana e snella
solea cuccar la sera e darla a quei
ch’ebbe compagni dell’età più bella.

Già tutta l’aria imbruna,
torna incupito il cielo, e torna l’gelo
giù da’ colli e da’ tetti,
al biancheggiar della neve caduta.
Or la sveglia mi desta
congelata è la tenda;
ed a quel suon diresti:
“Che palle…un altra volta!”

Bimbominkia gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là messaggiando,
fan l’odiato rumore;
e intanto siede alla sua porca mensa,
mangiando, il viaggiatore,
e seco pensa al prossimo percorso.

Poi quando intorno è spenta ogni altra luce,
e tutto l’altro tace,
forbici pneumatiche, e la motosega
del potator che taglia
chi l’ulivo, chi l’erbe,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir l’opra anzi il partir del derby.

Son tutti e sette più o men lo stesso giorno,
pieni di umidità e sempre affamato
ma non tristezza e noia
recheran l’ore, ed al tragitto andato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età è finita
fu come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorreva alla festa di tua vita.
Ora, caro il mio zio; sta bene attento,
stagionata è l’età.
Altro dirti non vo’; che la tempesta
manco tardi a venir, non ti dia grane.

Libera rielaborazione sul testo originale di
GIACOMO LEOPARDI

Centeno, ultimo paese prima della Toscana

Lasciato Acquapendente, e attraversato Centeno, piccolo borgo sulla vecchia Cassia, inizia a nevicare copiosamente.

Annunciata come una delle tappe più dure di tutta la Via Francigena, quella di Radicofani me la pappo in 6 ore.

Escluse pause colazione e pranzo.

Il fatto che nevichi rende tutto più facile.

L’asfalto è più morbido se coperto da 5 centimetri di neve fresca e la Cassia, quando innevata, attira pochi automobilisti.

Che scompaiono quasi del tutto quando atacco il salitone per Radicofani al km 17.

Dopo 8 chilometri di salita con 500 metri di dislivello sotto una bufera degna del miglior Amundsen,  arrivo in cima e mi lascio cadere sulla sedia di un bar.

Ho l’aspetto di un pupazzo di neve venuto male, con la barba mezza bianca e mezza nera…

Quello che non si vede a Radicofani

E quello che non si vede della Val D'Orcia

Mentre cerco di riprendere le mie capacità motorie e ripristinare quelle intellettuali, la signora del bar impietosita dal mio stato e dai racconti delle mie disavventure, tra le quali lo smarrimento della mia unica carta prepagata, ovvero i miei pochi soldi, mi trova un posto allo spedale per pellegrini gestito dalla confraternita locale.

Fausto, gentilissimo mi aspetta e mi accompagna davanti all’ostello, mentre fuori Radicofani assume sempre più le sembianze di Rovaniemi.

Mi sistemo ed inizio ad asciugare le mie cose e sarà così per tutto l’indomani, io che appoggio alternandoli, i vestiti davanti al calorifero nella speranza che s’asciughi tutto.

Fermo un altro giro per neve…altro che primavera alle porte!

Quando riesco ad andarmene da Radicofani ho l’umore sotto gli scarponi.

Ho perso una giornata ad asciugare tutto, nevica ancora forte e della val D’Orcia non si vede nulla, se non lo spazzaneve che incontro 15 volte e che all’inizio scambio per Babbo Natale con slitta e renne, finchè capisco che si tratta di altro mezzo con unico scopo quello di togliermi i 5 centimetri di neve che tanto mi piaciono da sotto le scarpe, e rendermi il cammino più difficoltoso.

La discesa finisce, ma non la neve e come se non bastasse inizia anche un po di traffico, sempre grazie allo spazzaneve che fa il suo lavoro.

L’unica nota positiva di tutta la giornata la telefonata di Francesca che mi conferma la sua presenza nelle ormai prossime tappe tra Lucca ed Avenza.

Uno dei pochi tratti praticabili di Via Francigena, anche se poi la strada bianca finirà in un fiume in piena da guadare stile Indiana Jones

Mi faccio quasi tutto su Cassia, anche perchè con tutta questa neve la Via Francigena è una montagna di fango, e arrivo a San Quirico D’Orcia che sono stanco e nuovamente fradicio, e infreddolito.

Quando riesco a trovare l’ostello per pellegrini mi ci butto e appena tornato dalla doccia crollo addormentato per 13 ore consecutive!

Il giorno dopo l’umore va un po meglio.

Faccio un  giretto per il paese, fotografo le mura e il centro storico e parto per la prossima meta.

Che nel frattempo è cambiata.

Infatti anzichè seguire la Francigena, fino a Ponte D’Arbia come previsto, a Torrenieri girerò a destra per arrivare a Rigaiolo, vicino a Sinalunga, dove mi aspettano Roberto ed Elisa, due C.S. che ho contattato giorni fa e che finalmente dopo tutti i disguidi e ritardi riuscirò ad incontrare.

La scarsa conoscenza del luogo mi porta a perdermi ed e così che trovo quello che, con decisione unanime mia, di me stesso e del mio alterego, verrà giudicato il più bel paesino del mondo, almeno finchè troverò il prossimo degno di questo titolo.

Lucignano d’Asso è praticamente deserto, non trovo nessuno nemmeno nel negozietto degli alimentari.

In compenso ci sono i pavoni nel giardino di una casa e l’atmosfera è magica!

Estraggo la macchina fotografica e mi appresto ad iniziare il reportage fotografico più lungo e dettagliato di tutti i tempi, quando premendo il pulsante on, lo zoom mi rimane li a metà e non fa più niente…non esce e non rientra…

Le provo tutte. Niente da fare…allora mi riempio gli occhi di Lucignano d’Asso finchè non ce ne sta più e poi scendo, con la coda tra le gambe, e lo zoom a metà corsa…

Ormai in balìa di uno stato confusionale, allucinogeno, schizofrenico, mi perdo nuovamente.

Arrivo nei pressi di un laghetto e Luca, che gestisce l’agriturismo li vicino mi fornisce di cartine e da le dritte per farmi tornare sulla retta via.

Mi riprometto di tornare a fargli visita e riparto verso nuove e mirabolanti avventure.

Nelle 3 ore successive passo attraverso un pantano, 13 maremmani incazzati, altre due valli, un posto incantato con dei laghetti congelati e un paesino dove una signora alle prese col suo orto, vedendomi da dietro quando sono già passato e mi sto avventurando su per l’ennesimo passo mi grida “Ma guarda st’ Americana cretina! Ma ‘ndo vai  cretina? Poi si perdono…ste Americane cretine…”

Ed quando arrivo a Petroio, sono stanco morto, un po cretina si, ma sopratutto stanco…sento Roberto che gentilissimo si offre di passare a prendermi e mi porta a casa sua.

Neanche il tempo di salutarci che siamo già amici, complici le barbe lunghe che rendono superflui i convenevoli.

Passerò con Roberto e con Elisa che tornerà più tardi dal lavoro, una bellissima serata, e nonostante le disavventure degli ultimi giorni, la sosta con loro mi farà bene e ripartirò da Sinalunga con rinnovate energie e voglia di rifarmi.

Teletubbilico d'Orcia

Il giorno dopo, percorro circa 25 km da Sinalunga a dopo Asciano fino a che, stremato dall’asfalto ininterrotto, faccio l’autostop per Siena dove voglio arrivare prima di sera per farmi spedire i soldi dal mio angelo custode.

Dopo essere stato ignorato da 15 jaguars tutte uguali, tranne che per il colore, si fermano a raccogliermi Maurizio e Giovanna, una coppia di simpatici Milanesi che mi portano fino a Siena, mi offrono cappuccino e brioches e poi lui mi da 20 euro per sostenere la mia causa, salvandomi la vita poichè senza quei 20 euro non sarei riuscito a contattare il mio angelo custode, dato che il mio credito telefonico stava per esaurirsi.

A Siena dopo aver ritirato i miei soldi, finalmente mi levo un peso dallo stomaco.

Faccio un giro ma sono troppo stanco dopo tutti i km percorsi in questi giorni, e c’è una folla incredibile in centro, allora cerco un internet point e mi siedo per un paio d’ore, poi quando ho trovato un bed and breakfast ci vado a piedi, facendo l’ultimo sforzo della giornata.

Riposo come si deve, e il giorno dopo sono pronto a ripartire, fresco come nuovo, nonostante la mancanza di una macchina fotografica mi condizioni pesantemente.

Lascio Siena e faccio una bel percorso fino a Monteriggioni, accompagnato dai corridori di una gara di mountain bike che fanno lo stesso tragitto.

Poi da li proseguo fino ad arrivare nei pressi di Strove, per bruciare un po le tappe e arrivare per tempo a Lucca dove ci sarà Francesca ad accompagnarmi per 3 giorni.

Ed è così che proseguo, a testa bassa, bruciando Colle Val D’Elsa, San Gimignano (troppi turisti per i miei gusti e per il mio umore), Gambassi Terme, San Miniato, Altopascio fino ad arrivare ad accamparmi poco fuori Lucca la sera prima dell’arrivo di Francesca.

Uniche eventi degni di nota in questo lungo tratto, l’incontro con i primi veri pellegrini che vanno verso Roma.

Prima incontro Marco e Veronique nei pressi di Coiano, e facciamo una bella chiacchierata, scambiandoci impressioni e consigli per il prosieguo.

Il giorno dopo, appena fuori San Miniato, incontro due simpatiche signore provenienti dalla Francia e anche loro dirette a Roma, e ci chiacchiero volentieri,  rispolverando un po del mio pessimo Francese che mi sarà utile il mese prossimo.

E a Lucca si conlude il primo travagliato capitolo di questa parte di viaggio attraverso la Toscana, che mi aspettavo diverso, e che ovviamente dovrò ripercorrere un giorno quando sarò di un altro umore e durante un altro viaggio e con una macchina fotografica funzionante, perchè così non valeva…

Ci ho pensato molto e come sempre mi sono fatto un idea, un po’ folle ma che credo sia quella giusta.

Al di la di quello che uno è quando nasce, geneticamente parlando, quello che può diventare in seguito dipende da infiniti fattori che ne influenzano il pensiero e il modo di agire: l’ambiente in cui si vive, lo stile di vita con il quale si cresce, l’ambito familiare e lo status economico, i rapporti personali e sociali…etc, etc, etc…

Ma una cosa in particolare, mi sento di poter dire, mi ha influenzato fin da piccolo e mi ha reso il camminatore che sono oggi.

Giufà

Anzi più che di una cosa, si tratta di un insieme di figure: gli eroi della mia infanzia, i protagonisti dei cartoni animati, dei telefilms e delle avventure di esploratori e viaggiatori studiate sui libri di scuola.

Tra i primi camminatori che ricordo, di quando proprio ero piccolo piccolo ed iniziavo a leggere, c’erano alcuni dei protagonisti delle Fiabe Italiane di Italo Calvino, che non erano certo il massimo dell’ appeal per un bambino di 6 anni, dato che la raccolta di fiabe consisteva in due grossi volumi con copertina nera rigida, senza nemmeno un illustrazione e con tantissime frasi dialettali allora incomprensibili, oggi ancora meno perchè non si trova più nessuno che parli dialetto e non so a chi chiedere che cacchio significa “Grattula, Beddattula (Dattero, Bel Dattero)”.

Per fortuna c’è wikipedia anche in Siciliano.

Poi ricordo che arrivarono dall’oriente i primi cartoni animati sulla RAI e sulle neonate emittenti private che per vederli dovevi toccare l’antenna con una mano, con il piede tenere su un manico di scopa con in cima lo scolapasta per fare arrivare meglio le onde e ogni tanto spostarsi per sintonizzare meglio la frequenza, e tutto rigorosamente visto a righe che facevano dall’alto al basso per tutta la durata della puntata, una o due righe se andava bene, se no dovevi socchiudere gli occhi per vedere meglio tra le righe…se poi c’erano i puntini, dopo due puntate eri da mandare dall’oculista.

Pepero

Chi non ricorda Dolce Remi, Haidi, Pepero, Riù il ragazzo delle caverne, Tyltyl e Mytyl, Belle e Sebastien?

Era tutta gente che camminava!

Chi sulle Alpi a cercare le erbette speciali per le capre, chi sui Pirenei a far giocare il cane, chi sulle Ande alla ricerca del condor dorato, chi invece si accontentava di andar per boschi alla ricerca di un uccellino azzurro (forse quello del premier?).

Chi era sempre in lotta per la soppravvivenza, a caccia per procurarsi la cena, combattendo tirannosauri e tigri dai denti a sciabola, e chi ballando con la scimmietta e il cane per portare a casa un pezzo di pane.

Oltre ai cartoni Giapponesi, c’erano anche le prime serie tv, come Tarzan e Orzowei, anche loro sempre in giro a piedi (nudi per giunta) per savane e jungle; mai che si prendessero un taxi o un treno e mai un callo o una vescica. Benedetta fiction…

Crazy Kong

Tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80 un bambino o un ragazzino tra i 9 e i 14 anni, quando non stava ore davanti alla tv a divorare cartoni Giapponesi, passava le giornate col Commodore 64 oppure in sala giochi, che allora erano le due cose più spaziali che uno potesse sognare.

E ricordo che anche tra i protagonisti dei primi videogames, quasi tutti a scorrimento laterale (e a più livelli o schermi o schemi come si diceva in gergo) c’era sempre qualcuno che doveva camminare una cifra, se non correre, per salvare la principessa o sconfiggere il mosro di turno. Con 200 lire si facevano viaggi fantastici: si camminava tra regni incantati o grattacieli pieni di 007, tra lapidi e cimiteri pullulanti di fantasmi e zombie o nei quartieri malfamati del Bronx.

Zagor

E c’era Mario che correva ovunque, evitando funghi velenosi e lumache tossiche, tutto per salvare sta stronza ingrata della principessa…

Quando si andava dal barbiere del paese, una volta ogni 2/3 mesi per farsi fare lo scalpo, c’era il rito della lettura di Zagor e Tex Willer nell’attesa del proprio turno.

Io speravo sempre che ci fosse il pienone dal barbiere, così potevo leggerne di più e, quando toccava a me, mandavo avanti mio fratello Silvano per cercare di prendere tempo e finire di leggere il fumetto che avevo in mano.

Zagor camminava molto di più, Tex andava spesso a cavallo, ma anche lui ogni tanto rimaneva a piedi in qualche deserto o in qualche jungla e allora vai: chilometri si e meccanici no!

Il Millino di Marco di Polo…

A 14 anni quando terminai la 3° media ero l’unico allievo ad aver letto tutti i libri della biblioteca della scuola, e tra questi ricordo un libro che parlava dei viaggi estremi di Roald Amundsen sui ghiacci polari, i romanzi fantastici di improbabili viaggi in giro per il mondo o al centro della terra di Jules Verne, i Viaggi di Gulliver, l’Iliade e l’Odissea, Il Milione…certo non tutti questi signori giravano a piedi con lo zaino, ma lo spirito avventuriero non gli mancava di certo!

Ken Shiro

Dopo la scuola non smisi di leggere, anzi…diventai talmente vorace di libri che a volte, tornando per la pausa pranzo dal mio primo lavoro come metalmeccanico, mi dimenticavo di mangiare preso com’ero dalle avventure di Marco Polo nel “Viaggiatore” di Gary Jannings e di tutti i protagonisti dei suoi romanzi successivi.

In TV Ken Shiro prese il posto di Pepero, ma la storia anche se con modalità diverse, si ripeteva…camminare, camminare, camminare!

E anche Kwai Chang Caine, il monaco Shaolin interpretato da David Carradine nella serie Kung Fu, tra una dimostrazione di arti marziali e un marchio a fuoco sugli avambracci (procuratosi sollevando un pentolone pieno di polenta che stava cucinando per gli altri monaci) non faceva altro che camminare da un villaggio all’altro alla ricerca di un fratello mai conosciuto.

David Carradine in Kung Fu

Perfino durante la pubblicità, che allora era ancora poca ma di qualità superiore c’era sempre chi camminava. C’erano i pupazzetti Mexicani della Lavazza, c’era Calimero che se ne andava in giro col sacco da vagabondo, poi vennero le chiappe delle Morositas, che non avevano eguali in quanto a camminata.

Ma il camminatore per eccellenza della pubblicità che non dimenticherò mai e che mi ha ispirato più di tutti, Willie Coyote a parte che era più corridore che camminatore, è stato il protagonista della “Linea” di Osvaldo Cavandoli!

Quello si che camminava!

Prima di ripartire da Sutri, decido di dare nuovamente un occhiata alla necropoli Etrusca che ieri ero solo riuscito a sbirciare attraverso gli occhi coperti di fango e alghe, al mio arrivo dal diluvio universale nel canneto (vedi puntata precedente!)

Dopodiché per recuperare il giorno di stop forzato passato ad asciugarmi, parto per una lunga tappa: la Via Cimina!

A suggerirmela è la stessa ragazza della proloco che ieri si è spaventata nel vedermi entrare a mo di lumacone…

Invece oggi che sono ripulito e asciutto, è simpaticissima e mi da perfino una guida con le indicazioni per la Via Cimina.

Bella la Via Cimina, lago di Vico, flora e fauna spettacolari, immersi nella natura dall’inizio alla fine…

Caprarola

Io però ho visto ben poco di tutto ciò…la prima parte la perdo grazie ai soliti automobilisti che nonostante gli si dica che sto andando a piedi, mi mandano sulle statali anzichè lasciarmi fare il mio sentiero in santa pace…

Dopo 8 chilometri capisco che sono fuori rotta quando vedo indicazioni per il famigerato Ponte Minchione, allora faccio l’autostop e mi faccio riportare a Caprarola sulla retta via.

A Caprarola faccio qualche foto al bel centro storico e quando riparto per la Via Cimina inizia a piovere.

Inoltre fa un freddo polare e quando raggiungo il lago di Vico inizia a nevicare e a grandinare e poi di nuovo a piovere e così via…

Lago di Vico

Non smetterà un minuto in tutta la giornata.

Il lago è comunque bellissimo, anche se scarso di indicazioni e segnaletica.

Quello che più mi fa incazzare sono i cartelloni sui percorsi naturali della Via Cimina, con la legenda che dice: voi siete qui=bollino rosso.

Sulla mappa non ci sono bollini rossi…Mai…

Se non quelli nella legenda…

Dopo aver oltrepassato il lago, sono congelato e sta facendo buio…prendo la strada per San Martino ma dopo due tornanti decido di fare l’autostop, non c’è banchina per i pedoni e la luce è già scarsa anche perchè nel frattempo continua a nevischiare…meglio non correre rischi!

Viterbo, Palazzo dei papi

Ottenuto un altro passaggio per Viterbo da due signori simpaticissimi (sarà il record di passaggi in una giornata) Celeste, la mia amica estremista dell’insalata, mi recupera in un bar dove sono entrato per scongelarmi econ una cioccolata calda e mi porta a Montefiascone, dove sta quando studia a Viterbo.

Fuori fa ancora più freddo, ce ne stiamo rintanati in casa e dopo la cena e due chiacchiere ce ne andiamo a dormire quasi subito.

Il mattino seguente Celeste mi riporta a Viterbo e li ci salutiamo di nuovo, stavolta non ci vedremo per un po.

A Viterbo faccio il solito giro turistico per il centro storico, poi prendo il sentiero, la prima vera strada bianca e abbastanza lunga segnalata come Via Francigena: praticamente non sbaglio mai strada, è la prima volta da che sono partito.

Si vedono in lontananza gli appennini innevati e la temperatura è ancora bassa, ma il sole brilla per tutta la giornata.

Finalmente!

Mi fermo per pranzo fuori dalle terme di Bagnaccio; mi era stato detto che non erano conosciutissime, ma a giudicare dal numero di persone che c’è, sembra di stare ad Ostia Lido.

Montefiascone

Nei pressi di Montefiascone incontro due ragazzi che vanno in direzione opposta.

Si stanno allenando camminando con gli zaini pieni di bottiglie d’acqua per fare il Camino de Santiago ad Aprile.

Dopo una chiacchierata ci salutiamo e riprendo costeggiando i binari, percorro anche un bel pezzo di basolato antico, e finalmente si iniziano a vedere più indicazioni della Via Francigena, anche se alcune ambigue e contradditorie.

L’ultimo tratto è un salitone ripidissimo ed entro trionfalmente a Montefiascone.

Solito giro turistico, fotografo tutto cio che mi capita davanti all’obbiettivo, come un Giapponese che sa di dover morire entro 10 minuti, e poi inizio a scendere dall’ altro versante verso il lago di Bolsena.

Quando trovo uno spiazzo nel bosco, pianto la tenda in zona vista lago e col vento contro, come da manuale.

Il tramonto è uno spettacolo: il lago si incendia fino a che  il sonno prende il sopravvento e chiudo gli occhi davanti a un cielo straripante di stelle.

Lago di Bolsena

E mi risveglio con le stalattiti sugli occhi, il sacco a pelo congelato e la temperatura esterna a -15.

Il prezzo della poesia…vuoi il tramonto colorato e le stelle riflesse nel lago? E allora beccati sta gelata!

Parto vestito da ghiacciolo e mi sciolgo quasi subito quando vado in ebollizione per attraversare un mare di rovi che mi farà comporre altri versi della Di Vino Commedia (già sul vostro blog preferito, in basso a sinistra nella sezione “In basso a Destra: pensieri messi all angolo…chiaro no? vabbè…ecco il link)

Poi mi farò altri lunghi tratti di stramaledetta Cassia e anche qui portato all’estremo della sopportazione, finirò di comporre il “Manifesto del Partito Camminista” che trovate qui (in fondo al post dove vi porta il link…).

E così trascorre anche il secondo giorno con il lago di Bolsena in vista, e arrivato al paese che gli da il nome e scattate le foto e fatto il giro turistico di rito del centro storico, via per la prossima meta.

Appena fuori Bolsena, in direzione Acquapendente, arrivo nei pressi di un casolare abbandonato che mi fa venire in mente uno di quei casolari delle merende di Pacciani…

Metto giù il materassino e il sacco a pelo e, senza dovermi preoccupare di fare la tenda, crollo quasi subito.

Quando mi risveglio sono riposato come si deve, finalmente, e inizio quella che sarà la tappa migliore dal punto di vista delle indicazioni.

Acquapendente

Arrivo ad Acquapendente prestissimo senza perdermi nemmeno una volta, quindi ne aprofitto per andare in biblioteca ed aggiornare un po il blog, cosa che non mi riusciva da giorni!

Dopo un paio d’ore, sto per andarmene e il bibliotecario, notando il mio zaino e il mio aspetto da vagabondo, mi chiede se sono un pellegrino e mi invita a dare un occhiata alla mostra indetta nella saletta adiacente sulla Via Francigena e sui viaggiatori che l’hanno percorsa durante gli ultimi 500 anni.

Prima di uscire, mi regala anche un libro sull’argomento, normalmente destinato agli Acquesani.

Lascio Acquapendente e mi avvio verso la valle del Paglia, trovo un altro casolare, un po peggio del precedente, ma sempre meglio che doversi fare la tenda.

All’inizio non riesco a prendere sonno perchè qualche sorta di belva feroce sta raschiando alla porta e fa un casino assurdo…gli urlo di non rompere e di andare a disturbare qualcun’altro…poi improvvisamente smette, e al suo posto inizia un topo che farà avanti e indietro tutta la notte sulla trave…

Quando mi risveglio saluto il ratto, forse lontano parente di quelli Sabini, e lascio il Lazio per iniziare la parte Toscana della Via Francigena.

Se solo avessi saputo ciò che mi aspettava…

25 km a piedi

Quando fingo di svegliarmi da una notte insonne, fa un freddo cane…infatti anche Sutri che per l’appunto è un cane, è pienamente d’accordo.

Smonto la tenda con le mani congelate e tagliando per campi e scavalcando filo spinato e rovi recupero la posizione avvicinandomi a Campagnano.

Appena uscita dalla parrucchiera

E’ durante uno di questi sconfinamenti che semino Sutri.

Devo per forza passare al di la di un cancello enorme e quando ci riesco, Sutri rimane dall’altra parte e mi guarda.

Mi vien da piangere ma evito di girarmi a guardarlo una seconda volta e tiro dritto.

Meglio così: sarebbe stato impossibile proseguire con un cane randagio e comunque senza documenti.

I carabinieri mi fermano già da se sono da solo, figuriamoci se dovessi avere un cane senza guinzaglio e che per giunta non si sa a chi appartiene…

La tappa di oggi, Campagnano-Sutri doveva inanzitutto essere facile e piacevole e poi doveva chiamarsi così, Campagnano-Sutri e non Cesano-Nepi come poi avverrà…

Ma si, un po di flessibilità che sarà mai…

Prima parte  di tappa tutto ok. Dopo una breve visita a Campagnano, molto carino il centro storico, anche il sentiero che inizia appena fuori il paese è bellissimo, immerso nella natura del parco di Veio, tra pecore e cavalli, anche se si sentono i rombi di motore che provengono dal vicino autodromo di Vallelunga, che sembra mi debba sbucare un Honda da dietro i cespugli da un momento all’altro.

Cascate di Montegelato

Poi la prima sorpresa: quando arrivo alle cascate di Montegelato, dove c’è un sentiero che vorrei percorrere e che è segnalato da almeno 10 chilometri, scopro che il sentiero è dentro ad una proprietà privata.

Io che ho un amico detto “Passpartout” scavalco tutto comunque, quindi riesco a ritrovare la traccia del sentiero dietro alla villa-ristorante-proprietà privata-sticazzi, e tiro avanti.

Con un occhio alle bellissime cascate e l’altro al filo spinato tirato ovunque, ai rovi e agli alberi abbattuti un po lungo tutto il percorso, per impedire alla gente di passarci, proseguo incazzato ma felice.

Passata l’avventura, rischiando anche di graffiare i miei pantaloni hi-tech con il filo spinato, con tutto quello che c’è sotto ai pantaloni, che di hi-tech c’ha ben poco, dopo un breve spuntino accanto al fiume, ritrovo la strada principale e mi dirigo verso il laghetto di Monterosi.

Quando arrivo li c’è una giovane coppia che sta raccogliendo legna; chiedo informazioni per la cassia vecchia e riprendo a camminare, un po in ritardo sulla tabella di marcia.

Laghetto di Monterosi

La cassia vecchia dura poco e ahimè mi ritrovo su quella nuova che oramai odio solo a sentirla nominare.

Infatti come dice il proverbio “Chi lascia la Cassia Vecchia per la Nuova, non sa quello che trova!”

Come se non bastasse inizia a piovere e quando capisco che non riuscirò a raggiungere Sutri prima che faccia buio, (causa anche quegli stronzi che non sanno contare e che hanno messo cartelli con chilometraggio crescente, mano a mano che ci si avvicina a Sutri…imbecilli! L’8 chilometri va prima del 6 se vai verso Sutri!!!) dicevo…rischiando di essere investito ogni volta che passa un tir, decido di buttarmi in un canneto e mettere in pratica gli insegnamenti del vecchio Gryll Bear (quello di Discovery Channel che mangia i lombrichi e si fa la brandina sui cacti) (Plurale di cactus).

Solo che qualcosa dev’essermi sfuggito, perchè il mio giaciglio a prova di Vajont, fa acqua da tutte le parti, e ci passano perfino sopra le nutrie.

Quando fingo di svegliarmi (sempre per la fiction) sono fradicio, mi sarei bagnato di meno dormendo direttamente nel ruscello.

Raggiungo Sutri strisciando e quando entro in piazza la gente si sposta come se stesse passando un lebbroso, e quando entro alla proloco e mi vedo riflesso nel vetro dell’ufficio, capisco la reazione della gente: sembro un mix tra il mostro della laguna e un cane randagio con i miei vestiti!

Basolato sulla vecchia Via Cassia

Dopo aver ottenuto l’indirizzo di un bed and breakfast, ci vado in 2 secondi, fortunatamente alla porta accanto.

Entro e la signora mi sistema in soffitta per la modica somma di 40 euro, ridotti tempestivamente a 30 dopo che recito la mia orazione giornaliera a voce alta tutta dun fiato e cambiando qualche aggettivo qua e la…

Mi fornisce di phon per asciugarmi capelli e i vestiti e mi prepara una colazione talmente abbondante che costituirà anche il mio pranzo e cena per i prossimi 3 giorni.

A Sutri dormo tutto il giorno e asciugo le cose.

Il giorno dopo sono rinato e pronto a ripartire: destinazione Viterbo…doveva essere Vetralla, ma oramai, dopo poche tappe, ho già capito che non si arriva mai dove si vuole, vicino si…ma non dove si vuole…

Manifestazione 1° Marzo

La Via Francigena la prendo per la prima volta a La Storta, 20 km a nord di Roma.
Dopo aver passato la giornata di ieri tra litigi con il mac di Celeste per cercare di pubblicare due foto sul blog, manifestazione degli immigrati, purtroppo un quasi fiasco data la scarsa partecipazione e una camminata sul Lungo Tevere fino allo stadio Flaminio, giusto per fare gli stessi chilometri che ci sarebbero stati da Roma a La Storta (tappa poco piacevole, in quanto sarebbe stata quasi tutta in mezzo al traffico) e dopo aver passato la serata a cena da Nathalie (da provare il suo “Tacchino all’Arancia”!) la mattina facciamo tutto di corsa, causa la mia imbranataggine da appena svegliato, ma non del tutto, e arriviamo alla stazione da dove parte il treno per La Storta per un soffio.
Saluto Nathalie e quando arrivo a destinazione sono finalmente sveglio del tutto.
La Storta-Campagnano sarà la prima vera tappa della Via Francigena…o così dovrebbe essere!
Infatti nonostante le due guide, qualche mappa e la bussola di cui sono munito, sbaglio quasi subito strada.
Sarà la prima di una lunga serie di errori. Si sbaglia strada tutti i giorni, anche più di una volta al giorno.
Fino ad Isola Farnese ci arrivo.
Poi guado il torrente Valchetta come previsto.
Quando lo devo guadare per la terza volta capisco che c’è qualcosa che non va.
La cosa positiva di uno che è sottoposto a stress psicologico e fisico allo stesso tempo, è che diventa capace di produrre le cose migliori.
Non parlo di intestino…anche se il risultato è più o meno simile…
Guadando il torrente Valchetta inizio a comporre la prima parte della “Di Vino Commedia”, prossimamente sul vostro blog di fiducia.

Foto di alberi come da guida

Disperso nel parco di Veio chiedo lumi ad un pastore che mi indica per di la dove c’è “Lo Sfalto”.
Io gli dico che “Lo Sfalto” non lo voglio, ma lui insiste che “De quà nun ce sta niente!”.
Così, pur riconoscendo un albero che appare in una foto della mia guida, mi perdo ancora di più e arrivo al fatidico bivio.
Tre lucciole che fanno il primo turno di notte mi offrono “una cavalcata a gratis” e io dico che “No grazie, preferisco andare a piedi” e tiro dritto.
Anzi, dritto mica tanto, perchè il sentiero e tutto a curve e saliscendi.
Arrivo nei pressi di un mulino e anche li inizio a comporre versi di chisciottiana memoria.

Mulino

Componi, componi, quasi calpesto Sutri.
Sutri è un grosso pastore Abruzzese (così m’hanno detto) color sentiero sul quale stavo componendo, pardon…camminando.
Gli stavo passando sopra senza nemmeno vederlo, se non si fosse alzato di colpo non me ne sarei nemmeno accorto.
Ormai è quasi buio.
Cerco un posto dove poter piazzare la tenda e Sutri mi osserva.
Poi si mette a pancia all’aria per farsi dare una grattatina.
Non si chiamerà Sutri fino al giorno dopo, quando pensavo che mi sarebbe venuto dietro almeno fino a Sutri.
All’ inizio volevo chiamarlo Nerone…
Dormo malissimo perchè fa molto freddo ma anche perchè Sutri per vegliare su di me e proteggermi da chissà quale belva feroce, corre avanti e indietro per il bosco abbaiando tutta notte.