View Larger Map
Inizia il cammino vero e proprio.
La mamma di Paolo mi ha riempito lo zaino di scorte e viveri per un esercito, così come Paolo e i suoi amici hanno fatto ieri riempiendomi la pancia per bene…”Mangia, mangia! Ne avrai bisogno!”
E’ una mattina uggiosa e il sole ancora non si vede.
Ringrazio Paolo e mi incammino.
Stavolta sarò solo per un bel po.
La strada per Antrodoco non è bellissima, è abbastanza trafficata e tranne qualche taglio per i campi, è quasi tutta statale e asfalto.
In compenso il paesaggio è stupendo e fino alle porte di Antrodoco mi accompagna il sole che nel frattempo e riuscito ad avere la meglio sul grigio dei giorni scorsi.
Mi stupisco di essere arrivato così in fretta, ma non dovrei. In fondo è solo il primo giorno e pensandoci col senno di poi mi renderò conto che tanti giorni di cammino fanno la diferenza, ci si stanca prima e le gambe ne risentono, specialmente quando si va su asfalto.
Comunque ci pensano fulmini e grandinate a farmi rallentare.
Quando riesco ad arrivare ad Antrodoco faccio un giro per il centro e scopro che non c’è nemmeno un ostello.
Ricomincia la pioggia e a questo punto sacrifico la seconda tappa e la percorro in autobus.
Arrivo a Rieti che è già buio e sono contento di non esserci venuto a piedi. La statale era molto più trafficata di prima e la banchina per i pedoni quasi inesistente.
Ed è qui che inizio a comporre i miei primi versi…forse le vibrazioni prodotte dalla suola degli scarponi che battono l’asfalto hanno sortito il risultato di mescolarmi i neuroni.
Così comme il sommo poeta, Bondi, anch’io mi avvalgo della libertà d’espressione, ovvero della facoltà di scrivere immani cazzate.
Questo è quanto trovo scritto sui “Diari della pedecicletta” quando raggiungo Roma dopo tanta Salaria, Cassia e Cassia bis (non ne bastava una?).



























[...] sopportazione, finirò di comporre il “Manifesto del Partito Camminista” che trovate qui (in fondo al post dove vi porta il [...]